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16 giugno 2003

in memoria di Rachel Corrie

Tra Caino e Abele
L’International Solidarity Movement
dopo il 16 marzo 2003

Indice

Contributo al Forum "Verso i corpi civili di pace. Per una politica europea non armata"
Bologna, 6 — 8 giugno 2003
a cura di KIWI


  1. Premessa

In allegato 1 il fact sheet del palestine monitor www.palestinemonitor.org con i dati, per mese, al 13 maggio 2003, dei 2.458 palestinesi uccisi nella seconda Intifada.
In allegato 2 la tabella degli israeliani uccisi nella seconda Intifada, dal sito dell’esercito israeliano, www.idf.il, pari a 781.
Più recentemente, a partire dal 16 marzo l’esercito israeliano ha cominciato ad attaccare gli internazionali dell’ISM

  • 16 marzo 2003, assassinio a Rafah di Rachel Corrie (23 anni), americana
  • 5 aprile 2003, ferimento gravissimo a Jenin di Brian Avery (25 anni), inglese
  • 11 aprile 2003, ferimento gravissimo, a Rafah, di Thomas Hundall (22 anni), inglese, ora rientrato in coma in Inghilterra (vedi www.tomhurndall.co.uk )

Lo scorso anno, il 22 novembre a Jenin, era stata ferita ad una gamba Caoimhe Butterly , (23 anni), irlandese, una delle più note attiviste dell’ISM.
Lo stesso giorno, sempre a Jenin, era stato ucciso un funzionario inglese dell’ONU, Ian Hook (50 anni).
Il governo israeliano all’inizio di maggio ha dato disposizioni per impedire l’ingresso in Israele (e quindi in Palestina) degli attivisti internazionali (all. 3).
Inoltre per entrare nella striscia di Gaza è necessario sottoscrivere una dichiarazione che deresponsabilizza l’esercito israeliano per eventuali incidenti mortali o non (una vera e propria licenza di uccidere) e di non appartenenza all’ISM (all. 4 e 5).
Quanto è accaduto ha determinato una riflessione profonda, se non una crisi, all’interno dell’International Solidarity Movement, come indicano gli scritti riportati nei successivi paragrafi.

Una riflessione che interessa noi tutti e alla quale dobbiamo prendere parte.

KIWI? Una aggregazione in fieri (all. 6).

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  1. Che cosa è l’ISM (dal sito www.palsolidarity.org, "about us")

L’International Solidarity Movement è un movimento palestinese formato da attivisti palestinesi e internazionali che lavorano per far crescere la consapevolezza della lotta per una Palestina libera e per la fine della occupazione israeliana. Noi utilizziamo i metodi di resistenza non violenti e di azione diretta per affrontare e sfidare le politiche e le forze dell’occupazione illegale israeliana.
Come deriva dalle leggi internazionali e dalle risoluzioni dell’ONU, noi riconosciamo il diritto dei palestinesi di resistere alla violenza e all’occupazione israeliana attraverso la lotta armata.
Tuttavia, noi crediamo che la non-violenza può essere un’arma potente per lottare contro l’oppressione e noi abbiamo fatto nostri i principi della resistenza non-violenta.
Noi sosteniamo il diritto dei palestinesi a resistere all’occupazione, come previsto dalla legge internazionale.
Noi chiediamo la fine immediata dell’occupazione e l’immediato riconoscimento e applicazione di tutte le risoluzioni dell’ONU.
Noi chiediamo un intervento internazionale immediato per proteggere il popolo palestinese e per assicurare che Israele si conformi alla legge internazionale.
A causa della mancanza di rispetto dei diritti umani e della vita dei palestinesi da parte del governo israeliano e delle forze di occupazione, una presenza internazionale è necessaria per sostenere la resistenza non-violenta palestinese. Gli attivisti palestinesi che tentano di lavorare o di protestare da soli subiscono dure punizioni dalle forze israeliane, bastonature, arresti prolungati, ferite gravi e anche la morte. Gli attivisti internazionali sono quindi una risorsa per i palestinesi, sia per la loro presenza, sia come testimoni dell’umiliazione e dell’ingiustizia quotidiane dell’occupazione israeliana.

La missione e la struttura dell’ISM
Oltre alle nostre continue azioni sul terreno nei territori palestinesi occupati, l’ISM organizza campagne di azione-diretta non-violenta alle quali i civili internazionali sono invitati a partecipare per un periodo di tempo stabilito.
La prima campagna ha avuto luogo nel mese di agosto del 2001. Dall’8 al 19 agosto del 2001, 50 civili stranieri, provenienti principalmente dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, hanno risposto all’invito e hanno preso parte in una azione di protesta e di testimonianza contro la brutalità dell’occupazione e le ingiustizie commesse dalle forze di occupazione israeliane contro i civili palestinesi. Questi attivisti sono tornati nei loro paesi di origine e hanno riferito sulle loro attività e su quanto hanno potuto vedere in prima persona.
Una seconda campagna ha avuto luogo dal 16 al 31 dicembre 2001. Questa volta più di 70 attivisti internazionali hanno partecipato alla Campagna Contro l’Occupazione. Questa campagna si è concentrata nei villaggi e nelle città chiave della Palestina occupata, nelle quali la resistenza non-violenta è attiva, anche con visite di solidarietà nei villaggi che sono stati recentemente colpiti duramente dalle forze israeliane che hanno utilizzato tanks, elicotteri e F-16s.
La terza campagna dell’ISM doveva iniziare il 29 marzo 2002. Ma quel giorno le forze israeliane hanno preso d’assalto Ramallah e rioccupato completamente la città. Dopo quella settimana, le forze israeliane hanno replicato questa azione in ogni città palestinese della West Bank (con l’eccezione di Gerico) e hanno proseguito con settimane di coprifuoco e di completa occupazione militare. Gli attivisti internazionali sono continuati ad arrivare. Dalla fine di aprile centinaia di civili stranieri sono arrivati nei territori occupati per aiutare a distribuire cibo, accompagnare le ambulanze e il personale medico e per agire come scudi umani nelle città, nei paesi e nei campi profughi. Gli attivisti dell’ISM hanno violato il coprifuoco e gli ordini israeliani nelle "closed military zones" (cioè, in aree civili) per aiutare negli sforzi umanitari, arrivando prima delle organizzazioni ufficiali e mantenendo una presenza durante i raids e gli assalti israeliani. Inoltre, gli attivisti dell’ISM sono stati i primi a iniziare a documentare gli abusi dei diritti umani commessi contro i palestinesi con interviste e documentazione delle distruzioni.
I primi giorni delle campagne sono dedicate al training di orientamento e della non-violenza. Agli attivisti sono fornite informazioni pratiche, logistiche e legali. Sono anche costituite strutture di lavoro e formati gruppi di affinità, sono assegnate le responsabilità e sono discusse le strategie e la metodologia. Data la natura variabile e molto delicata della situazione nei territori palestinesi occupati, è indispensabile che gli attivisti abbiano la conoscenza e la preparazione mentale per essere efficaci nel raggiungere risultati predeterminati e essere di aiuto nella missione complessiva di portare ad una fine l’occupazione israeliana della Palestina attraverso l’uso di metodi e strategie non-violente.

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  1. Rachel

by Ghassan Andoni, email del 25 marzo 2003

Solo ora riesco a sedermi davanti al computer per scrivere sul tragico assassinio di Rachel.
Da quando tutto ciò è avvenuto molti di noi dell’ISM stiamo passando dei momenti molto duri. Ad aumentare la mia tristezza e la mia angoscia c’è anche il fatto di essere la persona che ha ricevuto e esaminato quasi tutto quello che è stato scritto sulla tragedia di Rachel.

Io ricordo che dopo la dimostrazione del 1 aprile 2001, a Beit Jala, promossa dall’ISM, abbiamo avuto molte discussioni sulla possibilità di perdere vite umane nel lavoro degli attivisti dell’ISM in Palestina. Durante quella dimostrazione pacifica un tank israeliano, senza una ragione e senza un avvertimento, ci ha sparato addosso a casaccio, ferendo otto di noi, fortunatamente senza uccidere nessuno.

Con la morte di Rachel la situazione è completamente cambiata. Mentre la maggior parte dei commentatori si sono interessati all’incidente e alle sue modalità, noi, i palestinesi e gli amici internazionali di Rachel, abbiamo dovuto affrontare un doloroso processo di valutazione.
"Che cosa vale la pena di fare?" Proteggere una vita umana vale perderne un’altra?
Noi avvertiamo ancora un senso molto pesante di responsabilità.
Questo potrebbe sembrare strano durante una crisi che sta distruggendo giornalmente la vita di tante persone, ma non ci nascondiamo che l’assassinio di Rachel ha un significato molto diverso.

Con l’assassinio di Rachel è stato uccisa la nostra fiducia fondamentale nell’umanità e negli esseri umani. La fede che ciascuno di noi, indipendentemente da ciò in cui ciascuno crede o a quale parte appartenga, ha dentro di sé un minimo di umanità alla quale è possibile fare appello, con la quale è possibile stabilire un minimo di legame e alla quale possiamo rivolgerci. Noi credevamo che anche i nostri avversari, i soldati israeliani e i coloni, malgrado le paure, le ideologie e l’educazione dottrinale, avessero ancora dentro un qualche elemento di umanità. Noi avevamo fiducia che le nostre azioni, la nostra presenza, i nostri skills e il nostro training fossero sufficienti a stabilire un collegamento.

Noi pensavamo di non rappresentare una minaccia per i nostri avversari e trattandoli con rispetto e amore anche quando dovevamo fronteggiare la loro ostilità e la loro rabbia, fosse impossibile per un essere umano uccidere. Mentre indagavamo su questo tragico assassinio non abbiamo avuto dubbi che Rachel e i suoi amici hanno lavorato duramente per amare, rispettare e comunicare con i soldati e con il conducente del bulldozer.

Gli attivisti per la pace non mancano di determinazione. Rachel ne era un grandissimo esempio. Combattono con amore con tutti quelli che sono intorno a loro, compresi gli avversari, con molta calma. Avendo una fede illimitata negli esseri umani e nell’umanità, essi sostengono la sfida e distribuiscono amore a tutti.

Quando gli attivisti dell’ISM si trovano di fronte a dei soldati armati fino ai denti, se non avessero fiducia negli esseri umani, farebbero la cosa più stupida. Ciò che ferma un soldato dallo sparare ad un attivista che gli impedisce di "obbedire agli ordini " è l’amore nascosto dietro l’aspetto di durezza, l’umanità che è dentro di lui che definisce i limiti della brutalità e del potere che può esprimere. Se non ci fosse questo allora è preferibile non vivere in questa giungla nella quale chi ha gli artigli più acuti uccide e mangia gli altri.

Se questa fiducia è perduta, la pace perde ogni suo significato. Noi crediamo che tutti gli esseri umani sono per natura buoni anche se fanno cose turpi. Il momento in cui dovessimo perdere questa fiducia, restano solo la guerra e il potere.

Io dovrei ammettere che questo conducente del bulldozer e pochi soldati israeliani e coloni hanno fatto di tutto per convincerci del contrario. Mi piacerebbe di sollecitare Israele a controllare attentamente come l’educazione e l’ideologia può portare un essere umano a schiacciare a morte brutalmente una persona dolce come Rachel. Molti ci hanno già detto che certe persone capiscono solo il linguaggio del potere e della forza. Evidentemente hanno perso ogni fiducia nell’umanità e nella natura buona della specie umana.

Noi non l’abbiamo persa.

Nel profondo, sia i palestinesi che gli israeliani, sono pieni di timori, rabbia e odio gli uni verso gli altri. Si sentono isolati e lasciati soli. Rachel ha tentato di aprire una speranza di pace, di diffondere amore per tutti, di costruire ponti, di stabilire collegamenti. Ha preso posizione in favore di coloro che non hanno potere, ma non contro i potenti. Ha tentato di aiutare il conducente del bulldozer ad accorgersi dei suoi limiti umani. Il suo potere di distruzione, la sua macchina pesante, lo hanno accecato e hanno schiacciato la sua umanità prima che lui schiacciasse il corpo piccolo e bello con la sua pesante lama.

Senza persone come Rachel io forse non vorrei continuare a vivere nel mondo che ci circonda. Quelli che hanno osato mandare lettere piene di odio, accusando l’ISM e Rachel con parole offensive, sono accecati dalle stesse cose che hanno spinto il conducente del bulldozer ad abbassare la sua lama per schiacciare la pace, l’amore e Rachel.

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  1. Wake Up Israelis (Svegliatevi Israeliani)

Ghassan Andoni, Gaza, 12 Apr 03

Il 16 marzo Rachel è stata schiacciata dalla lama di un bulldozer dell’esercito israeliano a Rafah. Era colpevole di tentare di proteggere la casa di una famiglia palestinese. E’ stato provato oltre ogni dubbio che è stata vista e riconosciuta come un’attivista internazionale per la pace, eppure il conducente ha obbedito ciecamente agli ordini.

Il 5 aprile, Brian è stato colpito alla testa da un tank dell’esercito israeliano da 50 metri di distanza. Anche lui era stato visto e chiaramente identificato come un’attivista internazionale per la pace. Egli era colpevole di tentare di proteggere dei bambini palestinesi. Il soldato ha obbedito ciecamente agli ordini e ha sparato una raffica di proiettili alla sua testa.

L’ 11 aprile, Tom è stato colpito alla testa da una torretta di soldati israeliani a Yebna (Rafah) da 100 metri di distanza. Egli era colpevole di tentare di allontanare due piccole ragazze dalla linea del fuoco dell’esercito. Il soldato ha obbedito ciecamente agli ordini e Brian è clinicamente morto.

Questo è il modo come sono trattati attivisti internazionali chiaramente riconosciuti da parte delle vostre "Defense Forces". Vi siete mai chiesti come sono trattati i civili palestinesi? Vi siete mai chiesti perché giornalmente vi è un tributo così alto di palestinesi uccisi o feriti gravemente?

In quale dei casi precedentemente elencati, uno degli attivisti internazionali ha rappresentato una minaccia per la sicurezza dei vostri soldati? Perché dovrebbero i vostri soldati, riparati in una torretta ben protetta, prendere a bersaglio ragazzi palestinesi a 100 metri di distanza?

Ognuno di voi sente ancora nel profondo di sé il dolore dovuto al silenzio del mondo quando siete stati perseguitati, quando vi siete sentiti senza ogni difesa. Gli attivisti dell’ISM hanno deciso che è un crimine rimanere in silenzio nel momento in cui civili innocenti sono uccisi o perseguitati. Perché voi siete così tremendamente silenziosi? E’ solo questione da quale parte del proiettile voi state? Dalla parte di chi spara o dalla parte di chi è ucciso o ferito!!!!

E’ triste dover dire che anche la comunità internazionale è colpevole. Quando i civili palestinesi sono uccisi o perseguitati non si preoccupano affatto. Quando Rachel è stata schiacciata, sono rimasti tremendamente silenziosi, quando Brian è stato colpito, sono ancora rimasti in silenzio. Ora è la volta di Tom e noi ci domandiamo chi sarà il prossimo. Ora le persone "who care" hanno bisogno di protezione. Solo voi e la comunità internazionale può assicurare questa protezione. Se rimanete in silenzio, io credo che siete colpevoli come quelli che ubbidiscono agli ordini.

I conflitti sono alimentati dalla tendenza dei potenti a sfruttare il loro potere e dalla rabbia e dalla frustrazione, che si trasforma in violenza, di coloro che non hanno potere. Gli attivisti dell’ISM stanno tentando di far fronte alla prepotenza del potere e di portare speranza ai deboli. Nulla può contribuire meglio alla causa della pace del loro lavoro.

Per amor di Dio, Israeliani, alzate la vostra voce e mettete fine a questo massacro delle nostre speranze!

Per un futuro di pace!

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  1. We can not be deafeted
    email di Ghassan Andoni dell’11 05 2003

Carissimi,
dopo tutto, noi siamo ancora qui e continueremo il nostro lavoro. Questo attacco contro gli attivisti dell’ISM fallirà. Già tutto il lavoro dell’esercito, tutti i raids nelle nostre sedi, tutti gli arresti, (could not stand a court), non reggeranno l’esame di una corte. Flo sarà rilasciata. E speriamo che le altre persone dell’ISM arrestate saranno presto rilasciate. L’esercito non ha prove per le sue accuse. Noi possiamo sconfiggere quelli che vogliono continuare la guerra. Noi dobbiamo avere una voce più alta, un lavoro più coordinato. Aumentiamo la pressione su di loro. Noi non perderemo mai perché noi lottiamo per la pace, per la giustizia e per la vita.

Per difendere gli attivisti detenuti, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto. Io con questa lettera faccio appello per un fondo di emergenza per le spese legali. Se potete aiutarci, questo è il momento in cui è più necessario.

ISM ha osato sfidare il sistema, che è stato attentamente costruito per continuare l’occupazione. Attivisti molto impegnati da tutte le parti del mondo, hanno iniziato i primi passi sulla via della pace in Medio Oriente. aiutateci a non lasciarli soli (down). Poiché stavano facendo un grande lavoro, stanno per essere processati.

Insieme possiamo costringere Israele a fare marcia indietro.

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  1. CALL OUT FOR MATURE ISMERS AND JEWISH ISMERS
    email 22 maggio 2003 di Ghassan Andoni

A causa dell’assalto recente all’ISM in Palestina da parte del governo israeliano, siamo rimasti in pochi e stiamo lottando per mantenere una presenza efficace nei posti dove operiamo. Perciò chiediamo a ogni potenziale ISMers di organizzarsi per venire qui al più presto . Noi abbiamo in programma una campagna per l’estate che inizierà in luglio, ma noi speriamo che possiamo aumentare la nostra presenza prima di allora. Noi stiamo prendendo misure per ridurre la probabilità di arresti e quindi vi preghiamo di non ritenere che il venire qui nella situazione attuale sia una perdita di tempo. Vi sono moltissime attività alle quali possiamo partecipare senza rischiare di essere arrestati. Naturalmente dovreste essere sicuri di avere una ragione comprensibile e robusta per visitare la regione, perché i funzionari dell’immigrazione stanno all’erta per individuare gli ISMers.
Come sempre, noi invitiamo tutti a unirsi a noi — con l’impegno alla non-violenza.
L’ISM invita in particolare persone anziane a venire per unirsi al nostro lavoro, perché le persone anziane hanno una possibilità maggiore di ottenere rispetto dall’esercito israeliano, e in generale da parte della gente, e come tali sono per noi risorse estremamente utili.
Inoltre, noi invitiamo in modo particolare persone ebree a unirsi al movimento. Già ora circa il 25% dei nostri attivisti provengono da ambienti ebrei. E’ molto più facile per un ebreo entrare in Israele e più imbarazzante per il governo israeliano deportare ebrei, cosa che fa del nostro contingente ebreo una risorsa preziosa per il movimento.

Noi speriamo di vedervi in Palestina.

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  1. Una discussione sulla strategia futura dell’ISM
    by Ghassan Andoni, email 23 05 2003

Cari amici,
Nell’ultimo incontro del core group dell’ISM mi è stato affidato il compito di iniziare una discussione sulla strategia futura dell’ISM. Spero che con questo mio lungo scritto, noi possiamo iniziare una discussione positiva che possa aiutarci a migliorare il nostro lavoro.

Non è certamente completo, ma è solo un tentativo di mettere in evidenza i problemi e di presentare alcune raccomandazioni su come gestirli. Mi scuso per il mio inglese che ne renderà più difficile la lettura. Se un volontario vuole fare un editing del testo è cordialmente benvenuto.

Ghassan Andoni

Bisogna considerare tre fattori in ogni revisione o riformulazione di strategie:

  1. La nuova politica israeliana verso ISM
  2. I cambiamenti attesi nella società palestinese
  3. Una revisione dell’esperienza dell’ISM maturata fino a questo momento

1- La nuova politica israeliana verso ISM
E’ evidente che siamo di fronte a una politica diversa verso l’ISM e le sue attività. Questa politica comprende un cambio degli ordini all’esercito, a polizia e magistratura e agli stessi politici.
Indicatori:

  1. L’esercito considera gli attivisti dell’ISM come obiettivi nemici.
  2. La nuova politica relativa all’ingresso nel paese degli internazionali
  3. I raids negli uffici dell’ISM
  4. Una politica ufficiale di deportazione immediata degli attivisti arrestati
  5. Uno sforzo per de-legittimare e de-umanizzare l’ISM

Come tutto questo può influenzare l’ISM?

Apertura e trasparenza:
evidentemente c’è un prezzo da pagare per essere aperti e trasparenti. Se avete uffici, computers, attivisti conosciuti e una politica ufficiale di esporre tutte le vostre attività e i vostri attivisti ai media, è molto più facile per i vostri avversari prendere misure contro di voi, a partire dalle informazioni che voi fornite volontariamente. Ma l’apertura e la trasparenza sono le principali fonti di potere e di protezione dell’ISM. Ogni tendenza a diventare più cauti o a agire come un gruppo segreto va a favore dei nostri avversari.

Il prezzo che pagheremo è: aumentare la capacità dei nostri avversari di impedire l’ingresso nel paese degli attivisti dell’ISM con maggiore e più lunga esperienza (the backbone). Nel breve periodo ciò avrà pesanti conseguenze sul lavoro dell’ISM. Per essere capaci di trasformare questa situazione in positivo suggeriamo le cose seguenti :

  1. fare maggiori sforzi per costruire un struttura portante palestinese dell’ ISM.
    L’obiettivo è: reclutare un maggior numero di attivisti ISM palestinesi n ogni regione e costruire una propria comunità di base, come ad esempio Tulkarem dove un comitato che rappresenta la maggior parte delle organizzazioni palestinesi di base è stato costituito per integrare le attività dell’ISM nella resistenza della comunità all’occupazione. Anche se una struttura di questo tipo richiede tempo e sforzi per essere sviluppata, è tuttavia una necessità.
    Può assicurare continuità, anche se gli internazionali ISM più esperti non dovessero riuscire ad entrare nel paese. Intanto può trasferire l’esperienza ai nuovi arrivati e gradualmente fare in modo che l’ISM lavori con le comunità e non per la comunità. In altre parole, può spingere l’ ISM a diventare " un movimento guidato dai palestinesi ".
  2. Avendo attivisti esperti dell’ISM in differenti paesi può aumentare la capacità dell’ISM nel reclutare, formare e preparare nuovi ISMers per venire in Palestina. Tutto ciò può aumentare la capacità dell’ISM in molti campi compresi I media, il lobbying, e l’appoggio. In un qualche modo, le misure prese per ridurre la capacità e l’efficienza dell’ISM può diventare una fonte principale di forza. Può mettere in maggiore evidenza che l’ISM è un movimento globale con un potenziale enorme.
  3. Il fatto che almeno l’80% degli attivisti che hanno aderito alle campagne dell’ISM in ogni momento sono nuovi attivisti, ci assicura sulla possibilità dei nostri avversari di privarci degli attivisti internazionali. Quindi, ISMers con maggiore esperienza che dedichino più tempo a reclutare e preparare a venire nuovi attivisti, possono aiutare l’ISM ad aumentare il loro numero e le attività in Palestina.
  4. la sola misura che ISM dovrebbe prendere in considerazione, per quello che riguarda l’apertura è la seguente: indicare ai nuovi attivisti a non rivelare o comunicare qualsiasi informazione che può impedire di entrare nel paese.
  5. per lottare contro la politica di deportare gli attivisti ISM, noi dobbiamo essere pronti ad essere deportati e a resistere alla deportazione. Nascondere o limitare le nostre attività, o ridurre il nostro profilo per evitare le deportazioni aiuterà solamente a convincere i nostri avversari che questa politica funziona. Noi non dovremmo escludere l’idea di combattere la politica di respingere le persone alla frontiera organizzando gruppi per eventi ad "High risk" che arrivino alle frontiere con l’intenzione di resistere al fatto di essere respinti. Ma c’è bisogno che ISM allochi per questo le risorse necessarie. Noi possiamo resistere alle deportazioni solo facendone un problema.
  6. ISM ha bisogno di fare uno sforzo maggiore di lobbying e di patrocinio all’interno di Israele. Costruire relazioni migliori con I gruppi pacifisti israeliani, stabilendo un livello migliore di comunicazione con i partiti Meretz e Shinue, con la sinistra del Labor Party, a con i partiti arabi è molto importante. L’incontro con il parlamentare dello Shinue che ha portato il partito a sostenere la mozione in favore dell’ISM è un buon esempio. Vi sono persone anche all’interno dell’establishment politico israeliano che sono o simpatizzanti o impegnati sull’immagine di Israele che può essere utile nel limitare l’ostilità del governo e delle forze armate contro ISM. E’ importante creare un dibattito politico intorno all’ISM piuttosto che il solito dibattito sulla sicurezza.

Reactive Versus Proactive:
moltissimo è stato detto sull’essere reactive o proactive. per essere capaci di valutare realisticamente il nostro lavoro e di formulare una strategia per il futuro, abbiamo bisogno di riesaminare la nostra definizione di noi stessi, la formulazione della missione, gli obiettivi e la metodologia.
Che cosa è l’ISM: "un movimento internazionale guidato da Palestinesi." Io credo che questa definizione è corretta, perché comprende tutti i fattori necessari per definire che cosa ISM è.

  1. "ISM è un movimento internazionale" in modo da evitare di essere recepito come una fazione palestinese. Questa definizione è stata saggia e lo rimane. Ci ha assicurato lo spazio necessario per funzionare, costringendoci ad evitare di essere parte di qualsiasi differenza interna palestinese, assicurandoci un certo livello di immunità, e permettendoci di ottenere un alto livello di credibilità.
  2. ISM è "Palestinian led" in modo che noi non siamo al servizio di nessuna agenda internazionale in Palestina e per non dimenticare che noi abbiamo bisogno di integrarci con i le organizzazioni della società civile palestinese contro l’occupazione. Per sottolineare che noi agiamo all’interno delle regole e delle tradizioni della società palestinese.

Siamo ora nel giusto se utilizziamo questa definizione?

Nelle nostre relazioni con la comunità palestinese abbiamo attraversato due stadi e stiamo ora nel terzo. Il primo stadio è stato caratterizzato dalla curiosità e dal sospetto. Il secondo dal riconoscimento e dall’apprezzamento. Il terzo è di sostegno e di disponibilità a partecipare.
Il problema principale che io vedo a questo proposito è: noi non siamo ancora una struttura pronta per questo terzo stadio. Noi siamo ancora in larga misura strutturati intorno agli attivisti internazionali esperti. Il numero degli attivisti palestinesi è ancora basso e le relazioni con la comunità sono ancora frettolose. Da una parte dobbiamo ammettere che la classe media palestinese, quelli che costituiscono la leadership delle "organizzazioni della società civile" sono molto neutrali quando si arriva alla resistenza. Tutte le forme di resistenza, militante o solo civile, hanno origine dalle più povere, meno istruite, e più tradizionali città, vi8llaggi e campi profughi palestinesi. A differenza della prima Intifada, la più istruita classe media palestinese non partecipa alla resistenza attiva civile. Questa situazione fa mancare all’ISM il settore sociale principale che dovrebbe prendere la guida nella resistenza civile.
D’altra parte, noi dobbiamo riflettere sui nostri limiti strutturali. I nostri attivisti palestinesi a pieno tempo, che hanno portato avanti la maggior parte del lavoro sulle loro spalle, sono stati completamente assorbiti nel lavoro con gli internazionali, e non possono anche adempiere il compito di una migliore partecipazione della comunità. In tutto ciò che abbiamo fatto, ISM ha pianificato e agito solo con un piccolo contributo da parte della comunità.
Il lavoro per costruire una nostra base nella comunità è cruciale.

Nel costruire la nostra comunità di base noi dobbiamo anche fare attenzione a due fattori principali. IL primo non violare il nostro ruolo di essere aperti a lavorare con tutti. Il secondo, non essere percepiti come un movimento competitivo.
La situazione reale è di lavorare all’interno di una coalizione nella quale siano rappresentati i poteri della società civile in ogni regione. Noi dovremmo con attenzione evitare di essere identificati o alleati con ogni organizzazione o con ogni establishment che è parte di conflitti o dispute interne.

Un altro importante problema a questo riguardo è: la relazione tra ISM - Palestina e i gruppi ISM fuori della Palestina. Fino ad ora anche come parte della nostra stessa definizione, ISM Palestina è il forum che decide sulla maggior parte dei principali problemi. Molto lavoro è ancora necessario per utilizzare meglio i gruppi ISM fuori della Palestina.
Se noi concordiamo di massima che il ruolo dei gruppi di supporto ISM è di: outreach; reclutare; fare il training, selezionare e preparare; mandare attivisti e sostenerli; utilizzarli to outreach quando tornano a casa; e raccogliere per l’ISM, le nostre strutture sono ancora molto lontane dall’adempiere a questo ruolo.

Il fatto che più del 70% degli attivisti che arrivano per unirsi all’ISM, non abbiano avuto nessuna precedente rapporto con un gruppo di sostegno all’ ISM, mette in evidenza non solo che l’ISM è molto più larga della sua attuale struttura, ma anche la nostra scarsa capacità di lavorare in rete. Per migliorare si raccomanda di:

  1. dedicare più tempo ed energie a costituire gruppi di sostegno all’ISM e a metterli in rete tra loro e con l’ISM Palestine. Noi abbiamo bisogno di mettere in rapporto ogni attivista che si registra con l’ISM ad un gruppo di supporto dell’ ISM nella sua regione. Questo è cruciale per la preparazione e il controllo. Il fatto che abbiamo solo pochi gruppi locali elencati nel sito web dell’ ISM indica come siamo lontani dal raggiungimento di questi obiettivi. Chiedo quindi agli ISMers in ogni città o in ogni paese di formare gruppi, se già non costituiti, mettere su un sito web, assicurarsi di essere collegati in modo appropriato ai media, alla registrazione, al finanziamento e al training dell’ISM.
  2. noi siamo ancora lontani da una raccolta fondi che possa coprire la necessità crescente per pagare i legali, i costi delle attività, i costi del management e del sostegno, e le spese degli attivisti che viaggiano. Uno sforzo per registrare dal punto di vista legale i gruppi ISM e per fornire alle persone che vogliono iscriversi o donare denaro con entità legali e conti correnti propri è cruciale per il lavoro futuro dell’ISM.
  3. per superare il problema della mancanza di attivisti con una lunga esperienza, i gruppi ISM devono lavorare per assicurare ISM Palestine con attivisti esperti che sono già preparati e possono funzionare da coordinatori.
    Attivisti con skills speciali in particolare nei rapporti con i media e nel training dovrebbero essere incoraggiati a venire in Palestina.

Metodologia:
mentre ISM è partita come un movimento orientate agli obiettivi, si è rapidamente trasformata in un movimento orientato alle necessità. entrambi sono importanti e un giusto equilibrio tra i due deve essere stabilito. Il lavoro orientato alle necessità non è necessariamente reactive. Per esempio, la raccolta delle olive è stata altamente proactive e allo stesso tempo orientata alle necessità. E’ importante da sottolineare per non scivolare in una discussione troppo teorica sull’argomento reactive e proactive.

per caratterizzare il lavoro fatto dall’ISM fino ad ora possiamo in sintesi dire:

  1. proteggere i civili innocenti contro le punizioni collettive e gli abusi dei diritti umani
  2. accompagnamento
  3. sfidare i sistemi di controllo dell’occupazione (check points, coprifuoco)
  4. monitorare e informare sulle violazioni dei diritti umani
  5. promovuore in palestina la resistenza non-violenta ispirandosi e fornendo il modello

Ognuna di queste categorie può essere reactive o proactive secondo il modo in cui viene preparata e eseguita. Se il modo di fare è rispondere alle emergenze o una pianificazione accurata. Essere proactive può significare sia prendere l’iniziativa sia impedire all’avversario di compiere la sua missione. Secondo me ciò che è necessario valutare non è ciò che facciamo ma come lo facciamo. Il nostro problema non è stato mai la mancanza di ruoli o di codici di comportamento ma di non averli implementati. Il mio suggerimento all’ISM è di definire i meccanismi necessari per rafforzare le sue regole.

Se tutto quello che facciamo può essere visto come "obstructing the occupation", farlo nelle aree più "pericolose" e dove è più necessario è ciò che permette all’ISM di diventare più efficiente e allo stesso tempo più preso di mira.
Secondo me non è vantaggioso per l’ISM di spostarsi verso un lavoro umanitario o di sviluppo. Se questo dovesse capitare sarebbe il segnale del fallimento dell’ISM.
Il problema più immediato da prendere in considerazione è: per l’ISM diventare molto rigida nell’applicare le sue regole di azione e compiere i necessari passi contro qualsiasi persona che li violi.

Promuovere la resistenza non-violenta richiede una ulteriore discussione. Noi possiamo farlo solo fornendo l’esempio, l’ispirazione e la partecipazione. ISM deve evitare di essere coinvolta in qualsiasi operazione che può essere interpretata come una competizione interna. Ciò che vogliamo è di influenzare le intenzioni dei gruppi di resistenza attivi della comunità e non di sostituirli. Il nostro filo rosso è di essere completamente fuori dai problemi delle dispute interne palestinesi. La possibilità di successo in questo campo è significativa. Noi possiamo guardare a quante organizzazioni di base e gruppi attivi mostrano interesse nel lavorare con l’ISM. Ciò che è necessario è di essere capaci di passare dal desiderio alla partecipazione pratica. Noi dobbiamo cambiare l’immagine dell’ISM come fornitore di servizi dall’esterno.

IL nostro concetto di promovuere la non-violenza è stato sin dall’inizio attraverso la partecipazione. L’idea era alla base collegata al concetto di protezione. Gli internazionali si sono uniti ai palestinesi in azioni dirette non-violente per ridurre il livello delle ostilità dell’esercito. I sono convinto che il concetto di protezione dovrebbe essere rivisitato, anche se credo che sia ancora valido. Il fatto che l’esercito israeliano attacca gli internazionali ha creato una attenzione dei media su larga scala e un livello alto di critiche internazionali indica che questo è il problema. Noi dobbiamo considerare che vi è un maggior livello di rischio, sia per i palestinesi che per gli internazionali, contenuto in ogni azione diretta non-violenta che facciamo. Tutte le regole necessarie per aumentare la sicurezza dei partecipanti ci sono, di nuovo, dobbiamo applicarle. Perché noi delle volte commettiamo errori nell’applicare le nostre regole?

  1. il turnover rapido di attivisti, in ingresso e in uscita, rendono in molti casi i gruppi di affinità non-funzionali.
  2. la mancanza di coordinatori di lunga esperienza in certi posti.
  3. l’eccessivo carico di lavoro su attivisti con un programma giornaliero così intenso da non lasciare tempo per meetings e valutazione.
  4. segni di legami emozionali profondi a persone e posti che alcune volte condizionano le nostre decisioni.
  5. lo stress emotivo.
  6. scarso livello di management dovuto allo stile dei nostri attivisti.
  7. tendenze a comportarsi in modo freelance.

Tutto quello che abbiamo elencato prima continuerà a influenzare il nostro lavoro. e’ insito nella definizione base di ciò che noi siamo "un movimento e non una organizzazione". Per migliorare dobbiamo mettere in atto procedure disciplinari contro quelli che violano seriamente quanto si è concordato attraverso le regole del consenso. Non desidero sottolineare ancora di più l’importanza di questo problema.

Cambiamenti attesi nella società palestinese:

la formazione di un nuovo governo palestinese indica la volontà da parte dell’Autorità Palestinese di iniziare una via diplomatica. Come si può vedere attraverso le politiche ufficiali di Israele e degli Stati Uniti, la ripresa di una partnership per la sicurezza è considerata costituire una pre-condizione. Questo cambiamento aumenta la possibilità di un conflitto interno palestinese. I sintomi di questa svolta sono già nell’aria.

Mentre non è ancora noto se i vari gruppi palestinesi saranno capaci di superare o no le loro differenze, sta crescendo la pressione sul nuovo governo per uno scontro con i gruppi militanti. Poiché l’ISM è presente nelle aree più complicate, ci possiamo trovare nel mezzo di dinamiche interne palestinesi. Fin dall’inizio e come principio, ISM ha definito tutte le regole necessarie che proteggono ISM da ogni conflitto o disputa interna palestinese. Allora nel caso in cui sia ripresa la cooperazione per la sicurezza dobbiamo essere pronti per le seguenti situazioni:

  1. un ruolo più attivo delle forze di sicurezza palestinesi nelle comunità dove ci troviamo.
  2. maggiori tentativi da parte delle forze di sicurezza palestinesi di interferire nel nostro lavoro.
  3. noi potremo essere testimony di misure oppressive contro certi gruppi dap arte delle forze di sicurezza della PA.
  4. Se la diplomazia parte, vi saranno maggiori dispute all’interno.
  5. In alcuni casi noi potremmo essere testimony di scontri interni.

La nostra capacità di stare chiaramente a distanza dale dispute interne diventerà più cruciale che mai. Il focus del nostro lavoro deve essere rigidamente diretto verso la fine dell’occupazione. Prendere posizione a favore o contro qualcuno non può essere vantaggioso per nessuno e può essere pericoloso per l’ISM. Noi dobbiamo essere pronti di allontanarci da ogni area dove questi conflitti interni diventassero prevalenti.

Se i palestinesi riusciranno ad attivare ad un accordo in un tempo limitato (truce), questo assicurerà all’ISM una opportunità d’oro di migliorare il suo lavoro in un ambiente più sano. Nel caso in cui una occupazione violenta è affrontata con reazioni non-violente può eliminare gli ostacoli maggiori dalla strada di promuovere una resistenza civile in Palestina. esistono le due possibilità. E dobbiamo essere pronti per entrambe. Lavorare per migliorare la nostra presenza nella comunità è il modo migliore per prepararsi a questa opportunità.

Valutazione dell’esperienza dell’ISM:
Ho già esaminato molti dei punti relativi. Per continuare è necessario affermare che la performance dell’ISM performance nel passato è stata straordinariamente di successo. Un movimento messo su meno di due anni fa è diventato veramente globale e molto significativo a livello,locale. Tutta la discussione sui problemi di capacità e management psono molto legati al fatto che l’ISM si è ingrandita in brevissimo tempo.

Structure wise:
L’ISM rapidamente si è trasformata da un movimento guidato dai fondatori in un movimento basato sul consenso. Da orientato alle campagne il movimento si è trasformato in una presenza permanente in molte località con uffici, attrezzature e relazioni più importanti e più strette con le comunità locali. Il livello del risultato è notevole, ma dobbiamo prendere in considerazione alcuni punti:

noi abbiamo ancora seri limiti nello stabilire un giusto equilibrio tra consenso e management. A questo riguardo sono importanti i seguenti punti:

  1. Core group: si riunisce ogni mese. Due giorni di discussione e di decision making. Generalmente ci vuole una settimana per scrivere i verbali. Una settimana aggiuntiva per la discussione sulla lista e i commenti.
    Di massima un’altra settimana per definire chi deve andare a fare le cose. Alla fine di questo ciclo noi stiamo per entrare nel successivo incontro del core group. Importante per il consenso ma scarso followup e scarsa gestione. Soluzioni suggerite sono per l’ISM, (task wise), di diventare più orientati intorno a comitati funzionali. Media, questioni legali, Intrem etc. più potere dovrebbe esere delegate a diversi comitati con un proprio reporting al core group. Con questo livello di gestione povero, il followup diventa più centrato intorno a iniziative personali che non sono salutari per il consenso. La mancanza di gestione in una struttura basata sul consenso generalmente favorisce l’autorità personale. Esattamente la cosa che una struttura basata sul consenso dovrebbe evitare. La delega del potere e la accountability possono rafforzare le strutture basate sul consenso.
  2. consenso versus esperienza: ISM desidera un contributo elevato di attiivisti of in and out. E’ probabile che la composizione del prossimo incontro del core group meeting avrà aspetti completamente differenti. Mentre gli attivisti più esperti sono importanti per portare nuovo sangue nel movimento, non è improbabile che alcune delle decisioni prese non siano basate su una comprensione concreata e una effettiva esperienza. Per assicurare il passaggio dell’esperienza da un core group ad un altro noi abbiamo bisogno di aumentare il numero di attivisti impegnati per periodi più lunghi. Aumentando il numero degli attivisti palestinesi dell’ISM nel core group può essere molto utile. E’ importante ridurre il tempo consumato nei meeting del core group a spiegare ogni cosa dall’inizio ai nuovi venuti. Questo irrita le persone e di distrae dai problemi che dobbiamo affrontare.
    I coordinatori nelle diverse località dovrebbero svolgere il ruolo di formare le persone sulle regole, sulla struttura, la storia e l’esoerienza. Inoltre si raccomanda di aumentare il periodo richiesto di presenza nell’ISM per gli attivisti che si uniscono al core group.
  3. Nell’ultimo meeting del core group è stata approvata una definizione più pratica del processo di consenso. Io raccomando molto che la mettiamo in atto rigorosamente.

Gruppi di affinità:

ci sono poche eccezioni nelle quail I gruppi di affinità nelle diverse località dismantle or seize dal funzionare. Per riempire il vuoto, i coordinatori stanno prendendo un ruolo maggiore di guida nella presa di decisioni. In alcuni casi i coordinatori di trasformano in leaders. Per spingere la discussione a fondo, i coordinatori lead e si incontrano ogni mese nel core group per decidere sulla leadership. E’ evidente che quando nelle varie località i gruppi di affinità non funzionano l’intera struttura dell’ISM ne subisce le conseguenze. Anche se abbiamo solo un piccolo gruppo in una certa località, i gruppi di affinità sono un must.

  1. Qualche considerazione

Quanto sta avvenendo in Palestina contro l’ISM e contro i Palestinesi conferma che la road map sarà una strada sanguinosa verso una pax americana, come ha scritto Tanya Reinhart (all. 7) e altri.
Quanto sta accadendo in Palestina, l’avvio della cosidetta roadmap (all. 8), le decisioni prese dal governo israeliano contro l’ingresso di internazionali, ci impongono di partecipare alla discussione in corso all’interno dell’ISM e di tentare di definire alcune proposte e in particolare:

  • campagna di monitoraggio e controinformazione internazionale sulla applicazione della road map
  • campagna contro le decisioni del governo israeliano sull’ISM e sull’ingresso degli internazionali. questa campagna dovrebbe essere condotta a livello europeo da associazioni e movimenti, insieme, ove possibile con le istituzioni
  • campagna di supporto economico all’ISM per poter affrontare le spese legali in questo particolare momento
  • campagna per la vendita dell’olio palestinese in Italia

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  1. Allegati

Palestine Fact Sheets (all. 1)

Whether a student, community activist, politician or an average citizen, these fact sheets will provide you with concise information on the different issues related to the current Intifada and Palestine. Feel free to print and distribute them as long as they are accredited to the Palestine Monitor. 2,458

Palestinians killed (Shuhada) by Israeli forces 28 September, 2000 and 13 May, 2003

Month

Dates

Number killed

2000

1

Sep 28th - Oct 27th

141

2

Oct 28th - Nov 27th

126

3

Nov 28th - Dec 27th

65

2001

4

Dec 28th - Jan 27th

27

5

Jan 28th - Feb 27th

29

6

Feb 28th - Mar 27th

25

7

Mar 28th - Apr 27th

46

8

Apr 28th - May 27th

62

9

May 28th - Jun 27th

30

10

Jun 28th - Jul 27th

38

11

Jul 28th - Aug 27th

59

12

Aug 28th - Sep 27th

66

13

Sep 28th - Oct 27th

99

14

Oct 28th - Nov 27th

54

15

Nov 28th - Dec 27th

76

2002

16

Dec 28th - Jan 27th

39

17

Jan 28th - Feb 27th

91

18

Feb 28th - March 26th

253

19

March 28th - April 27th

250

20

April 28th - May 27th

89

21

May 28th - June 27th

77

22

June 28th - July 27th

54

23

July 28th - August 27th

52

24

August 28th - September 27th

66

25

September 28th - October 27th

67

26

October 28th - November 27th

64

27

Novembre 28th - December 27th

72

2003

28

December 28th - January 27th

73

29

January 28th - February 27th

81

30

February 28th - March 27th

92

31

March 28th - April 17th

47

32

April17th - May 13th

53

Total

2,458

The following statistics are not based on the total number of Palestinians killed. Due to the long invasion in April 2002 and the current prolonged curfews we are lacking information and data on about 75 persons who were killed in this period. The following statistics are therefore only provisional and we will hopefully be able to give the fully updated statistics soon.

Below statistics not yet updated

Age Distribution

#

%

15 yrs old or younger

307

12.8

16 - 18 yrs

243

10.1

19 - 29 yrs

1,142

47.5

30 - 39 yrs

313

13

40 - 49 yrs

133

5.5

50+ years

146

6.1

Sex

#

%

Male

2,245

93.3

Female

160

6.7

Immediate Cause of De

#

%

Live ammunition*

1,459

60.7

Shelling**

496

20.6

Rubber-coated metal bullets

3

0.1

Prevention of medical treatment

78

3.3

Tear gas

14

0.6

Other***

262

10.9

* Includes 5.56mm (223 caliber) bullets, 7.02mm bullets, 9mm bullets, 50 caliber bullets, 500mmbullets, 800mm bullets.
* *
Includes tank fire, bombs, missiles from helicopter, and F-16.
* * *
Includes explosions, being hit by car or stabbed, or having a heart attack after being attacked.

Site of Body Injury*

#

%

Head and neck (Including 10 from behind)

528

22.0

Chest (Including 24 from behind)

358

14.9

Abdomen

109

4.5

All over body

1,073

44.6

Lower limb

23

1

Unknown/unspecified

283

11.7

* Includes deaths from shelling, live ammunition, and rubber-coated bullets.

Perpetrators

#

%

Israeli soldiers

2,116

88

Israeli settlers

53

2.2

Israeli police / citizens

32

1.4

Other

161

6.7

NOTE: all statistics are based on information available at the time of calculation

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dal sito dell’IDF all. 2

israeli casualties during "ebb and flow" since 29.09.00 to 04.06.03

casualties

civilians

security forces

total

injured

3850

1629

5479

killed

545

236

781

details of security forces and israeli civilians killed

type of attack

civilians

security forces

total

rocks

2

0

2

stabbing

5

0

5

running over

1

7

8

lynching

15

2

17

shooting

85

87

172

drive-by shooting

27

9

36

shooting at vehicle from an ambush

56

10

66

shootings at towns and villages

15

3

18

shootings at military installations

0

26

26

bombings

23

34

57

suicide bombing

300

30

330

car-bomb

15

23

38

mortar bombs

0

1

1

other

1

4

5

total

545

236

781

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www.haaretzdaily.com all. 3
Last update - 09:36 02/05/2003

Israel to bar pro-Palestinian activists from entering country
By Amos Harel and Aluf Benn

Israel will from now on bar pro-Palestinian activists from entering the country and will try to expel at least some of the dozens of activists who are already here, according a new plan drafted by the Israel Defense Forces and the foreign and defense ministries.

Most of the activists, who come from Europe, Canada and the United States, belong to the International Solidarity Movement (ISM).

Their goal is to act as "human shields" for Palestinian individuals and houses during IDF incursions into Palestinian towns, and they have often been involved in confrontations with IDF soldiers. They also try to help Palestinians pass through IDF roadblocks.

Some two months ago, an American ISM activist, Rachel Corrie, was run over and killed by an IDF bulldozer in Gaza. Her colleagues accused the bulldozer driver of having run her over deliberately. The IDF denies the accusation and decided not to indict the driver. In two other recent cases, international activists have been seriously injured by IDF gunfire during confrontations in the territories.

Israel Radio on Friday quoted British news agencies as saying that the two men involved in the suicide bombing at Mike's Place in Tel Aviv late Tuesday night had entered Israel earlier in the day in a cab that passed through the Erez Crossing. The two had taken part in actions carried out by peace activists in the Gaza Strip.

The IDF charges that many of the self-proclaimed peace activists are "provocateurs" and "riot inciters" who deliberately interfere with the IDF's work, with the goal of blackening Israel's image. Army sources noted that in one case, they discovered a wanted terrorist being hidden by ISM activists in Jenin. The sources said the activists received training overseas in how to deceive border control officials at Ben-Gurion International Airport in order to be allowed into the country.

Furthermore, both the army and the Foreign Ministry fear that additional foreign citizens might be killed or wounded by the IDF if the ISM's activities are allowed to continue.

Wednesday's bombing in Tel Aviv, which was committed by two men who entered Israel on British passports, added a new reason to the authorities' desire to clamp down on the foreign activists - fear that other terrorists from overseas might enter the country under the guise of peace activists.

IDF and Foreign Ministry officials held another meeting on the subject this week and decided to instruct border control officials at Ben-Gurion and the land crossings with Egypt and Jordan to bar foreign activists from entering the country. In addition, IDF officers who encounter such activists in closed military areas will be ordered to arrest them, after which they will be deported.

On Thursday, the IDF arrested a foreign activist during its search for arms smuggling tunnels in the Gazan town of Rafah. Army sources said the woman was inside a house that was slated for demolition. The woman was later released and allowed to remain in the country, though she was barred from returning to Gaza.

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ISRAELI DEFENCE FORCES all. 4

Form to be filled out and submitted to IDF authorities prior to entry to the Gaza Strip

First name:
Family name:
Nationality:
Passport number:
Home address:
Address in Gaza:
Purpose of visit in detail:
Duration of visit:
Organisation arranging visit:

Conditions of Entry into the Gaza Strip

Foreign nationals entering the Gaza Strip, please note that the IDF is committed to ensuring the safety of civilians not engaged in hostilities. However, in the current circumstances, the IDF cannot guarantee the personal safety of foreign nationals visiting the area. Although the IDF cannot accept responsibility for death, injury or damage/loss of property incurred as a result of military activity, foreign nationals visiting the area are subject to the following conditions whose purpose is to minimize the risks involved:

  1. The Military Installation Area along the border with Egypt is IDF administered territory and is strictly out of bounds to foreign nationals. Please note that this area has been the site of intense hostilities and is extremely dangerous.
  2. Interference or obstruction of Israeli security personnel in the performance of their duties is a criminal offence.
  3. The areas adjacent to the Perimeter Fence, Israeli Settlements, Lateral Roads serving Israeli civilians and IDF positions are Closed Military Zones and are strictly out of bounds to all persons.
  4. Foreign nationals are strongly advised to stay well clear of military activity.

Declaration

I declare that the details provided above are true and correct and that I have read the above conditions and agree to abide by the fully. I am aware that my failure to do so may lead to my arrest and/ or expulsion from the Gaza Strip and/or from the territory of the State of Israel. I am aware of the risks involved and accept that the Government of the State of Israel and its organs cannot be held responsible for death, injury and/or damage/loss of property which may be incurred as a result of military activity. I also undertake not to disrupt IDF operations in any way and declare that I have no association with the organization known as ISM (International Solidarity Movement) nor any other organization whose aim is to disrupt IDF operations.

Signed:
Date:

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Copia della declaratoria all. 5

Forze di Difesa Israeliane

Modulo da riempire e da sottomettere alle autorità delle Forze di Difesa
prima di entrare nella Striscia di GAZA

Nome
Cognome
Cittadinanza
Numero Passaporto
Indirizzo di residenza
Indirizzo a Gaza
Motivo della visita (spiegazione dettagliata)
Durata del soggiorno
Organizzazione che organizza la visita
Condizioni di entrata nella Striscia di Gaza

Per gli appartenenti a nazioni straniere che stanno entrando nella striscia di Gaza, vi preghiamo di notare che le Forze di Difesa Israeliane (Esercito) hanno l'ordine di assicurare la sicurezza dei civili non partecipanti a combattimenti.
Comunque, nelle attuali circostanze, l'IDF non può garantire la sicurezza personale degli stranieri in visita all'area. Sebbene l'IDF non può accettare la responsabilità per la morte, il ferimento o il danneggiamento/la perdita di oggetti causate da attività militari, i visitatori stranieri sono soggetti alle seguenti condizioni il cui motivo è minimizzare i rischi in cui si può capitare:

  1. L'Area delle installazioni militari lungo la frontiera egiziana è un territorio amministrato dalle orze di Difesa ed tassativamente vietato agli stranieri. Notate che quest'area è stata luogo di intensi combattimenti ed è estremamente pericolosa.
  2. L'interferenza o l'ostruzione nei confronti del personale di sicurezza israeliano nell'atto di compiere il loro dovere è un atto criminale.
  3. Le aree adiacenti al -Perimeter Fence-, alle colonie israeliane, le strade laterali utilizzate da civili israeliani e le postazioni dell'IDF sono Zone Militari Chiuse e sono tassativamente vietate a qualunque altra persona.
  4. Gli Stranieri sono fortemente avvisati di stare ben lontano dalle attività militari.

Dichiarazione
Io dichiaro che tutte le condizioni sopramenzionate sono vere e corrette, di aver letto tali condizioni e le accetto pienamente. Io sono avvertito che l'inosservanza di tali condizioni potrebbe portarmi ad essere arrestato e/o espulso dalla Striscia di Gaza e/o dal territorio dello stato israeliano. Io sono avvertito dei rischi e accetto che il governo e lo stato di Israele e i suoi organi non possano essere ritenuti responsabili della morte, del ferimento e della distruzione di oggetti che potrebbe accadere nel corso di un'azione militare. Inoltre sottostò a non "disturbare" le operazioni dell'IDF in ogni modo e dichiaro che non sono associato con l'organizzazione conosciuta come ISM e con nessun'altra organizzazione il cui scopo sia "disturbare" le operazioni dell'IDF.

Firmato
Data

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all. 6

kiwi
knights of international weakness of interposition
cavalieri di una debolezza internazionale di interposizione

il kiwi è un uccello da non confondere con il frutto, che dovrebbe essere chiamato kiwifruit, originario della cina e che dovrebbe essere chiamato uva cinese.
il vero kiwi è un uccello neozelandese che non vola e che ha due particolari caratteristiche:

  • le narici all’estremità del becco
  • le uova prodotte dalle signore kiwi sono le più grandi al mondo rispetto al corpo, forse con l’unica eccezione delle signore colibrì

il mondo ha bisogno di cambiare rotta, ha bisogno di uccelli che non volano, di lupi vegetariani, di minuscole e non di maiuscole, di falchi educati a eaton, di leoni miti, di dubbi e non di certezze, di utopie concrete, di donne e di uomini capaci di controllare l’istinto di sopraffazione di cui è impastata la natura umana.
il mondo non ha bisogno di voci del deserto, le voci delle menzogne, le voci delle armi, le voci della demagogia, le voci dell’ignoranza, le voci dell’arroganza, le voci del razzismo.
il mondo ha bisogno di silenzi, il silenzio della creatività artistica, il silenzio della cultura, il silenzio della religiosità, il silenzio della convivenza.

in molte parti del mondo, a cominciare dalla palestina, c’è bisogno del silenzio della pace.

in palestina c’è molto bisogno di kiwi, di uccelli che non abbiano la capacità di volare ma che siano capaci di percorrerne i sentieri, di attraversare e rendere inutili i check-point, di fermarsi sotto gli alberi di ulivo dove depositare le loro grandi uova.
qualcuno laggiù non vuole più l’arrivo di kiwi e vuole addirittura espellere i pochi kiwi presenti.
è nostro compito spiegare, con tutta la mitezza necessaria, l’importanza della presenza sempre più numerosa di kiwi in tutta la palestina storica.
è noto che cosa sono stati capaci di fare in palestina i kiwi che, sotto altre spoglie, sono riusciti ad entrare e a costruire un loro nido negli ultimi decenni.
i kiwi, detti anche internazionali, si sono impegnati in viaggi di conoscenza e di solidarietà, in progetti di diversa dimensione e durata, in attività di interposizione e di protezione del popolo palestinese, in iniziative culturali.
molti kiwi, dopo un primo viaggio di conoscenza e di presa di coscienza, avrebbero voluto dare una continuità al loro impegno, ma non hanno trovato negli organizzatori dei viaggi una adeguata corrispondenza.
hanno quindi deciso di darsi una qualche forma organizzativa, in collaborazione con altre associazioni già esistenti, che abbiano modelli non burocratici e non centralizzati di organizzazione.
il nome dell’associazione, kiwi, deriva dalla simpatia per gli uccelli che non volano, o meglio che volano toccando sempre terra, dalla convinzione della necessità di una "forza" di interposizione non armata, quindi di una "debolezza".
il "k" rievoca in modo ironico la figura dei cavalieri di cervantes e di calvino, di cavalieri incapaci di salire a cavallo.
i palestinesi hanno chiesto da sempre tre cose principali:

  • la rottura del loro isolamento
  • la protezione del loro popolo
  • che il mondo sappia la verità su quanto è accaduto e sta accadendo in medio oriente

gli obiettivi principali di "kiwi" sono quindi, in collaborazione con altre associazioni:

  • promuovere e rilanciare gli interventi in medio oriente
  • formare attivisti per missioni nei territori occupati
  • promuovere interventi culturali (sulla scia dei risultati ottenuti con la tournée di "guerra" della compagnia pippo delbono, con l’attività di un clown di nome grampied, etc)
  • avviare una campagna di controinformazione sulla situazione del conflitto israelo-palestinese, capace di rimettere in discussione la vittoria della guerra israeliana dell’informazione

obiettivi, modalità organizzative, progetti, iniziative, saranno definiti con tutti i kiwi presenti sul territorio italiano.

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all. 7
IL FALLIMENTO GARANTITO DELLA ROAD MAP
Tanya Reinhart
Yediot Aharonot, May 14, 2003

Con una certa frequenza un "piano di pace" esce fuori dai cassetti della casa Bianca e coinvolge i discorsi pubblici per qualche settimana. Sebbene questo rituale ha un percorso prestabilito e una fine predeterminata, è curioso come in Israele molti sono ancora portati a credere che questa volta la cosa è differente dal passato.

La Road Map annuncia che questa volta "l’obiettivo è un regolamento finale e completo del conflitto Israelo-Palestinese entro il 2005". Per verificare se c’è qualche cosa di concreto in questa direzione, è necessario chiarire innanzitutto di che conflitto si tratta. Dal punto di vista israeliano uno potrebbe avere l’impressione che riguarda il diritto al ritorno: i Palestinesi stanno tentando di minare alle fondamenta la stessa esistenza dello stato di Israele con la richiesta di permettere ai loro rifugiati di tornare, e cercano di raggiungere tutto questo con il terrore. Sembra che sia stato dimenticato che in pratica si tratta di un semplice e classico conflitto sulla terra e sulle risorse (l’acqua). Il documento della Road Map si caratterizza per la completa assenza di ogni dimensione territoriale.

Le richieste ai Palestinesi sono chiare: mettere in piedi un governo che sia definito dagli USA democratico, di organizzare tre forze di sicurezza che siano definite affidabili da Israele e di schiacciare il terrorismo. Una volta che queste richieste siano state adempiute, inizierà la terza fase, nella quale l’occupazione miracolosamente finirà. Ma il documento non pone alcuna condizione a Israele su questa terza fase. Molti Israeliani capiscono che non c’è alcuna strada per finire il conflitto senza il ritiro dell’esercito israeliano dai territori e senza lo smantellamento degli insediamenti. Ma questi concetti base non sono nemmeno accennati nel documento, che parla solo di congelamento degli insediamenti e dello smantellamento dei nuovi avamposti, già nella prima fase.

La prima fase è più concreta perchè riprende il piano Tenet. In questa fase si prevede anche che Israele "si ritiri dalle aree palestinesi occupate dal 28 settembre 2000... [e restituisca] lo statu quo che esisteva allora". Non ci sono dubbi che l’adempimento di questa richiesta può contribuire notevolmente a stabilire una certa calma, anche se temporanea. Se credessi che i rappresentanti europei nel quartetto avessero la capacità di realizzare questo piano, lo avrei accolto con favore. Ma non c’è alcun fondamento per questa speranza. Il piano Tenet è caduto sotto i riflettori più volte nel passato. L’ultimo round fu quello che sembrò essere una iniziativa americana di cessate il fuoco nel marzo 2002, per il quale Zinni and Cheney furono mandati nella regione. Già allora Sharon disse con chiarezza che egli non era d’accordo con questa richiesta, mentre era solo disponibile ad alleviare le condizioni della popolazione nelle aree nelle quali la calma fosse assicurata (Ha'aretz, Aluf Ben, 19.3.02). Questo non ha impedito agli USA di indicare nei palestinesi la parte che ha rifiutato il cessate il fuoco. Con la fine di questa iniziativa, Israele ha scatenato l’operazione di distruzione "Defensive Shield", con la benedizione degli USA.

Israele ha anche risposto alla Road Map con le stesse vecchie obiezioni. Ha inoltre sottolineato che non è sufficiente un alt negoziato al terrorismo e che ciò che è richiesto è un scontro chiaro tra le nuove forze di sicurezza e le organizzazioni delle opposizioni (cioè, una guerra civile ). Israele chiede anche che una dichiarazione palestinese di fine del conflitto e di rinuncia del diritto al ritorno deve essere fatta come precondizione all’inizio di ogni processo, e non alla fine. Di nuovo, nulla di tutto questo mina la convinzione degli USA che Israele è la parte che sta cercando la pace, la parte "la cui sicurezza è la chiave per la sicurezza del mondo", come sostiene Condoleezza Rice.

Gli Stati Uniti sono governati oggi da falchi la cui visione è una guerra infinita. Israele, i cui leaders sono sempre ansiosi di iniziare un’altra guerra, è un punto di forza in questa visione. Non vi è quindi nessuna base per credere che gli USA permetteranno a nessuno di forzare Israele a fare la minima concessione.

Il 13 marzo 2002, alla vigilia della visita di Zinni nel round precedente, l’esercito israeliano lo accolse con un attacco nel campo profughi di Jabalya, nel quale 24 Palestinesi furono uccisi in una notte. Ora Powell è stato accolto con una ondata di arresti e di deportazioni di attivisti internazionali. Nella Pax Americana, non vi è spazio per i pacifisti. La pace sarà portata dai tanks.

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Road Map: traduzione da RaiNews24 all. 8

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by gap Tuesday May 27, 2003 at 03:15 PM

Traduzione tratta dallo speciale "Medio Oriente" di RaiNews24 - http://www.rainews24.it/ran24/speciali/medio_oriente_2003/focus/focus.htm

La bozza del Quartetto

Il piano dell'amministrazione Bush concordato con Russia, Ue, ONU prevede un processo a tappe ed obiettivi con date, parametri, indici di riferimento verificabili dal Quartetto. Il traguardo è posto nel 2005, come anticipò il presidente americano già nel discorso del 24 giugno 2002 e come confermato dalle controparti russe, europee e delle Nazioni Unite nelle dichiarazioni del 15 giugno e del 17 settembre 2002.

La soluzione dei due Stati al conflitto israeliano-palestinese sarà realizzata soltanto attraverso una conclusione delle violenze e del terrorismo (quando il popolo palestinese avrà una leadership che agisce con decisione contro il terrore ed in grado di sviluppare una democrazia basata su tolleranza e la libertà) e attraverso la prontezza di Israele nel fare ciò che è necessario per uno Stato palestinese democratico; con l'accettazione libera e inequivocabile da entrambe le parti i dell'obiettivo di negoziato come descritto nelle righe seguenti. Il Quartetto sosterrà l'implementazione del a cominciare dalla fase 1, comprese le discussioni dirette fra le parti. Il programma ha stabilito una timeline realistica per l'esecuzione. Tuttavia, poiché si tratta di un programma orientato al risultato, richiederà e dipenderà dagli sforzi in buona fede delle parti e dal loro rispetto degli obblighi descritti. Se le parti assolveranno velocemente i loro obblighi, il progresso verso le fasi successive può avvenire più rapidamente di quanto indicato nel programma. La mancanza di conformità agli obblighi impedirà il progresso nel Piano. Uno accordo negoziato fra le parti provocherà l'istituzione di uno Stato palestinese indipendente, democratico che viva parallelamente nella pace e nella sicurezza con Israele e gli altri Stati vicini. L'accordo risolverà il conflitto israeliano-palestinese e concluderà l'occupazione cominciata nel 1967, basandosi sulle conclusioni della Conferenza di Madrid, sul principio terra per la pace, sulle risoluzioni ONU 242, 338 e 1397, gli accordi precedentemente raggiunti dalle parti e l'iniziativa del principe saudita Abdullah, sottoscritto dalla Lega araba a Beirut, che accetta Israele come vicino in pace e sicurezza. Questa iniziativa è un elemento vitale degli sforzi internazionali per promuovere una pace completa sotto ogni profilo, compreso il versante siriano-israeliano e libanese-israeliano. Il Quartetto si incontrerà con regolarità ad alto livello per valutare i progressi delle parti nell'implementazione del Piano. In ogni fase, le parti sono tenute al rispetto dei loro obblighi in parallelo, salvo indicazione contraria.

Fase 1
Fine del terrore e della violenza, normalizzazione della vita palestinese, ristrutturazione delle istituzioni palestinesi a maggio 2003

I palestinesi immediatamente arrivano ad una cessazione incondizionata della violenza secondo i punti qui descritti: tale azione sarà supportata da adeguate misure di appoggio israeliane. I palestinesi e gli israeliani riprendono la cooperazione sulla sicurezza basata sul Piano Tenet per porre fine alla violenza, al terrorismo ed incitamento alla violenza con i servizi di sicurezza palestinesi ristrutturati ed efficaci. I palestinesi intraprendono una riforma politica completa in preparazione di uno Stato, compresa la redazione di una costituzione palestinese e libere elezioni. Israele prende tutte le misure necessarie per contribuire a normalizzare la vita palestinese. Israele si ritira dalle zone palestinesi occupate dal 28 settembre 2000 (data della passeggiata di Sharon sulla spianata delle sinagoghe) e le due parti ristabiliscono lo status quo ante. Israele, inoltre, congela tutta l'attività di stabilimento di nuove colonie, coerentemente al rapporto Mitchell. All'inizio della fase 1 i vertici palestinesi rinnovano in dichiarazioni ufficiali il diritto di Israele di esistere in pace e sicurezza e ribadisce il cessate il fuoco immediato ed incondizionato per mettere fine ad ogni attività militare e a tutti gli atti di violenza contro israeliani ovunque. Tutte le istituzioni palestinesi ufficiali smettono di incitare alla violenza contro Israele. La leadership israeliana rende pubblica una dichiarazione inequivocabile che afferma l'impegno alla visione dei due Stati, con uno Stato palestinese indipendente, effettivo, sovrano che vive nella pace e nella sicurezza accanto ad Israele, come espresso dal presidente Bush e afferma la fine immediata delle violenze contro i Palestinesi dappertutto. Tutte le istituzioni israeliane ufficiali mettono fine a incitamenti alla violenza contro i palestinesi.

Sicurezza
I palestinesi dichiarano l'inequivoca fine della violenza e del terrorismo e intraprendono visibili sforzi sul terreno per arrester, distruggere e ostacolare individui e gruppi che attuano e pianificano attacchi violenti contro Israele ovunque.
I ristrutturati servizi di sicurezza dell' Autorità Palestinese inziano operazioni coerenti con questi obiettivi di smantellamento della capacità offensiva terroristica.
Il governo israeliano non intraprende nessuna azione che possa minare la fiducia, inclusa la deportazione, gli attacchi ai civili, la confisca o la demolizione di case palestinesi come misura punitiva o per facilitare insediamenti israeliani, la distruzione di istituzioni o infrastrutture palestinesi e adotta le misure previste nel Piano Tenet.
Rappresentanti del Quartetto cominciano il monitoraggio informale e consultazioni con le parti sullo stabilimento di meccanismi formali di monitoraggio e sulla sua implementazione. Il Quartetto supporta ogni sforzo per giungere al cessate il fuoco totale. Tutti i servizi di sicurezza palestinesi sono concentrati in tre servizi che relazionano ad un premier dai poteri accresciuti. Il nuovo esercito palestinese e l'esercito israeliano riavviano progressivamente la cooperazione per la sicurezza e per l'attuazione del Paino Tenet, compresi incontri al vertice con la partecipazione di ufficiali dei servizi americani. Gli Stati arabi eliminano finanziamenti pubblici e privati e qualunque altro tipo di supporto a gruppi terroristici. Man mano che si accresce la sicurezza, l'esercito israeliano si ritira progressivamente dalle aree occupate dal 28 settembre 2000. In queste aree si ridispiegano le forze palestinesi.

Ricostruzione delle istituzioni palestinesi
Immediata azione per arrivare alla redazione di una Costituzione dello Stato palestinese. Appena possibile, una commissione costituzionale darà vita ad una Costituzione palestinese, basata su una forte democrazia parlamentare, un governo e un primo ministro dai poteri accresciuti, e la sottopone a pubblico dibattito. La commissione costituzionale propone un documento da approvare dopo le elezioni da parte delle istituzioni palestinesi. Nomina di un premier ad interim o di un governo con accresciuti poteri.
Il governo israeliano facilita gli spostamenti dei rappresentanti palestinesi per le sessioni del Parlamento e del governo, riunioni internazionali sulla sicurezza, attività elettorali e di riforma, ed ogni altra attività correlata agli sforzi di riforma.
Regolari riunioni dei ministri palestinesi con poteri aumentati si terranno per riforme strutturali. Completamento delle tappe per arrivare ad una effettiva separazione dei poteri, inclusa ogni riforma necessaria per questo obiettivo. Stabilimento di una Commissione elettorale palestinese indipendente. Riforma della legge elettorale. Riforme in materia di giustizia e amministrative, con indici economici, sono stabiliti da una Task Force internazionale sulle riforme palestinesi.
Appena possibile, basandosi sulle misure sopra descritte e in un contesto di libero confronto e candidature trasparenti, in una campagna elettorale libera e multipartitica, i palestinesi tengono libere elezioni. Il governo israeliano facilita l'assistenza alle elezioni della Task Force, la registrazione degli elettori, i movimenti dei candidati e il voto. Il governo riapre la Camera di Commercio palestinese e altre istituzioni palestinesi chiuse in Gerusalemme est, sulla base di un'intesa che preveda che queste istituzioni operino in stretto accordo con i patti stipulati dalle parti.

La questione umanitaria
Israele adotta misure per migliorare la situazione umanitaria. Israele e i palestinesi implementano in toto le raccomandazioni del rapproto Bertini per migliorare le condizioni umanitarie, rimuovendo limitazioni alla libertà di movimento di cose e persone e consentendo l'accesso sicuro ed incondizionato del personale internazionale di assistenza umanitaria.

Insediamenti
Israele smentella immediatamente gli insediamenti installati dal marzo 2001. Coerentemente con il rapporto Mitchell, Israele congela ogni altro insediamento, inclusa la crescita naturale degli insediamenti.

Fase 2: transizione
Giugno 2003 -Dicembre 2003
In questa fase gli sforzi sono concentrati sulla creazione di uno Stato indipendente palestinese con confini provvisori e attribuzione di sovranità basata sulla nuova Costituzione, come tappe verso uno status definitivo. Questo traguardo è raggiungibilequando la dirigenza palestinese agirà decisamente contro il terrore, implementerà un sistema democratico basato su tolleranza e libertà. Con questa dirigenza, riformate istituzioni civili e strutture di sicurezza, i palestinesi avrannop il supporto del Quartetto e della comunità internazionale nella creazione di uno Stato indipendente.

I progressi nella Fase 2 saranno basati sul consenso del Quartetto sulle condizioni di avanzamento implementate da ambo le parti. Con l'obiettivo di ulteriori sforzi di normalizzazione della vita palestinese e delle istituzioni palestinesi, la Fase 2 comincerà dopo elezioni palestinesi e finirà con la creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori nel 2003. Suoi obiettivi principali saranno la sicurezza e la cooperazione sulla sicurezza, la normalizzazione della vita in Palestina e delle istituzioni palestinesi, il raggiungimento degli obiettivi della Fase 1, la ratifica della costituzione democratica palestinese, lo stabilimento dell'ufficio del primo ministro, il consolidamento delle riforme politiche, la creazione di uno Stato palestinese con confini provvisori.

Conferenza internazionale
Convocata dal Quartetto, in consultazione con le parti, subito dopo le elezioni palestinesi, per sostenere la ripresa economica palestinese e lanciare il processo che porti allo stabilimento di uno Stato indipendente palestinese con confini provvisori. Questo vertice avrà come obiettivo una pace complessiva nel Medio Oriente fra Israele e Siria, Israele e Libano, basata sui principi descritti nel preambolo di questo documento.

Gli Stati arabi ripristinano i collegamenti con Israele precedenti all'Intifada (uffici per il commercio, etc..)
Rinnovo dell'impegno multilaterale su temi quali le risorse idriche, l'ambiente, lo sviluppo economico, i profughi, il controllo delle armi.Nuova Costituzione per uno Stato democratico e indipendente palestinese approvata dalle istituzioni palestinesi. Ulteriori elezioni, se richieste, avranno luogo dopo la approvazione della Costituzione.
Governo con poteri accresciuti e ufficio del primo ministro formalmente stabilito.
Sicurezza e cooperazione sulla sicurezza sulla base dei punti della Fase 1. Creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori attraverso un processo che impegni Israele e i palestinesi, lanciato dalla Conferenza internazionale. Parte di questo processo è l'implementazione di accordi precedenti per raggiungere la massima continuità territoriale e atti coerenti allo stabilimento dello Stato palestinese con confini provvisori.
Ruolo internazionale nel monitoraggio della transizione con il supporto attivo, sostanziale e operativo del Quartetto.
I membri del Quartetto promuovono la ricognizione internazionale dello Stato palestinese, inclusa una possibile partecipazione delle Nazioni Unite.

Fase 3. Accordo definitivo e fine del conflitto israelo-palestinese: 2004-2005
Ingresso nella Fase 3, basato sul giudizio positivo del Quartetto: obiettivi sono il consolidamento delle riforme e la stabilità delle istituzioni palestinesi, il sostegno alla sicurezza palestinese, il negoziato fra le parti che porti ad un accordo definitivo nel 2005.

Seconda conferenza internazionale
Convocata dal Quartetto, in consultazione con le parti, all'inizio del 2004 per l'applicazione dell'accordo raggiunto sullo stabilimento di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori e rilancio di un processo con il ruolo attivo e operativo del Quartetto, che porti ad una soluzione definitiva nel 2005, inclusi i confini, Gerusalemme, i rifugiati, le colonie e per supportare il progressivo accordo sul Medio Oriente fra Israele e Libano e Israele e Siria , da raggiungere prima possibile. Continui, complessivi e effettivi progressi sull'agenda di riforme della Task Force in preparazione dell'accordo sullo status finale. Continui, complessivi e effettivi progressi in tema di sicurezza sulla base dei principi della Fase 1. Sforzi internazionali per facilitare le riforme e stabilizzare le istituzioni palestinesi e l'economia palestinese in preparazione dell'accordo sullo status finale.

Le parti raggiungono un accordo definitivo e complessivo sullo status finale che pone fine al conflitto israelo-palestinese nel 2005, attraverso un testo negoziato e basato sulle risoluzioni ONU 242, 338, e 1397, che pongono fine all'occupazione iniziata nel 1967 e includono un accordo equo e realistico sul tema dei profughi, negoziano una soluzione sullo status di Gerusalemme che tenga conto delle implicazioni politiche e religiose di ambo le parti e protegga gli interessi di religiosi di Ebrei, Cristiani, Mussulmani e integri la visione dei due Stati, Israele e la sovrana, indipendente e democratica Palestina, che vivano in pace e in sicurezza l'uno accanto all'altro. Gli Stati arabi accettano complete, normali relazioni con Israele e si stabilisce sicurezza per tutti gli Stati della Regione in un contesto di pace complessiva arabo-isrealiana.

Allegati

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