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    XXV Convegno nazionale dell'AIMMF

    Un tribunale "ad hoc" per i minori e giudici specializzati in materia, questa la proposta dell'AIMMF

    La proposta, ancora sotto forma di testo provvisorio, è stata esposta nell'ambito del convegno. Fra i partecipanti anche il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il Sottosegretario alla Giustizia Daniela Melchiorre.
    30 ottobre 2006 - Daniele Marescotti

    “Minori, famiglia, persona: quale giudice?” questo il nome del 25° convegno annuale nazionale dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia (AIMMF).
    Il convegno, tenutosi a Taranto nei giorni 26, 27 e 28, si è svolto su due livelli: l’uno di carattere sociale, l’altro tecnico-giuridico. I due livelli non sono rimasti slegati fra di loro poiché l’intento dei relatori è stato quello di “coniugare norme giuridiche ed affetti” come ha dichiarato Maria Rita Verardo, presidente di AIMMF e del Tribunale per i Minorenni di Lecce.
    “Taranto è un tribunale ‘giovane’ – ha spiegato la stessa Verardo – da qui deriva la scelta della città per il convegno annuale”.
    Ad apertura è stato letto un messaggio di augurio e di buon lavoro inviato ai relatori del convegno dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    Nell’ambito del convegno è stata presentato dal Presidente del Tribunale per i Minorenni di Potenza, Pasquale Andria, il testo provvisorio della proposta che l’AIMMF intende presentare alla Camera. Il Presidente Andria ha evidenziato come “la mediazione tra complessità socio-culturale ed effettività della tutela costituisce un’attitudine fondamentale che il nuovo giudice della persona e della famiglia deve possedere”. Lo stesso Presidente del Tribunale per i Minorenni di Potenza ha poi specificato che “la identità del nuovo soggetto giurisdizionale esige, a partire dalla enunciata attitudine di fondo, per così dire tre cifre fondamentali”.
    La prima cifra corrisponde ad un ascolto da parte del giudice “non come mero adempimento istruttorio ma come modalità qualificante dell’esercizio della giurisdizione”.
    In secondo luogo è necessario un “regime di garanzie forti nel processo in coerenza con alcuni principi fondamentali e ineludibili, a cominciare da quelli sanciti dall’art.111 della Costituzione” (ndr. principi del giusto processo).
    “La terza cifra è quella di una giustizia sensibile – continua a spiegare Andria – che agisce su interessi sensibili e che quindi richiede, proprio come antidoto ad un’intollerabile aggressività, un elevato livello di specializzazione”.

    Al convegno è intervenuta Daniela Melchiorre, Sottosegretario alla Giustizia, la quale ha espresso il suo disappunto rispetto agli effetti che sarebbero derivati dalla riforma Castelli. Tale riforma avrebbe provocato la soppressione dei tribunali per i minorenni. “Giudici che si occupano di diverse altre materie si sarebbero occupati anche dei minori”, ha spiegato la Melchiorre. Lo stesso Sottosegretario ha invece evidenziato l’importanza di un “giudice della persona specializzato sulla famiglia”.

    Nell’ambito del convegno è intervenuto anche il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che ha sostenuto come troppo spesso al “minore di età corrisponde una minorità nei diritti”. Il governatore regionale ha comunque espresso solidarietà e ha appoggiato il lavoro dei magistrati, a maggior ragione di quelli che lavorano in un ambito delicato come quello del disagio minorile.

    Stralci del film “Il miracolo”, del regista Edoardo Winspeare, sono stati proiettati nella fase iniziale del convegno contribuendo a creare il clima adatto per una conciliazione fra il giuridico e il sociale.

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