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Alessandro, Gabriele e Daniele prima della foto di Addiopizzo per il calendario Tra i numerosi significati di “pizzo” c’è anche quello di rappresentare una somma estorta dalla mafia con cadenza periodica a commercianti e imprenditori... una “concessione” data da un gruppo di bestie sanguinarie per lavorare, vivere, respirare... una prevaricazione e una umiliazione continua per le persone oneste.

Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.

Era la mattina del 29 giugno 2004, quando nella città di Palermo apparvero centinaia di adesivi listati a lutto con questa frase d’effetto.

Il clamore mediatico che suscitò l’iniziativa fu enorme: il Prefetto cittadino convocò una riunione con Procura della Repubblica e forze di polizia, mentre le associazioni di categoria si mobilitarono pubblicamente e per alcuni giorni sui quotidiani locali fu un rincorrersi continuo di numerose e prolisse dichiarazioni di intenti.

Questa iniziativa aveva un enorme merito, l’aver squarciato il silenzio che era calato sulle attività mafiose, un silenzio che le risultanze investigative di magistratura e polizia, dicono essere ricercato dalla stessa mafia per farsi dimenticare ed operare e prosperare nell’oblio.

Le ipotesi sull’autore degli adesivi, che non erano firmati, si sprecarono, ma il clamoroso gesto che aveva portato nuovamente alla ribalta l’odiosa pratica del pizzo e la diffusione capillare delle estorsioni nella città era opera di 7 cittadini meno che trentenni.

Così con gli adesivi oltre a riaffermare la “verità” delle estorsioni, era nato il comitato Addiopizzo.

Il comitato si è sviluppato con l’aggiunta di altri volontari e oggi presenta la sua missione in un portale del comitato dove sono esposti i programmi e le iniziative, ma sopratutto la voglia di continuare a diffondere, anche nei numerosi incontri con le scolaresche, l’idea di legalità, come idea di libertà.

Non esiste democrazia senza legalità, ecco perché questa nazione non sarà mai libera finché ampie zone del suo territorio saranno oppresse dalla ferocia della criminalità organizzata.

Questo è un problema italiano, perché d’Italia si parla, quando l’enorme forza economica delle consorterie mafiose condiziona pesantemente la politica locale e nazionale... basta ricordare i numerosi processi di mafia che vedono coinvolti anche deputati o senatori nazionali per comprendere la pericolosità infiltrante della mafia.

Per combattere il silenzio mafioso, basta poco... non rinunciare a diffondere le idee, confrontarsi con gli amici parlando di mafia, interessarsi e sostenere pubblicamente anche nel proprio ambiente di lavoro le iniziative antimafia, scrivere in blog o forum lo sdegno di cittadino verso la cultura della violenza mafiosa.

Peppino Impastato diceva “la mafia uccide, il silenzio pure”.

È da un piccolo blog che è partita una piccola campagna di diffusione nella rete internet a sostegno di Addiopizzo, perché “io non starò in silenzio!”.

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