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E' un tipo strano. E' un prete, ma sui generis. Normalmente immaginiamo i sacerdoti cattolici come vestiti con l'abito lungo, scuro, pronti a proclamare dogmi e imporre morali dall'alto dei loro pulpiti. Invece lui no. Don Luigi Ciotti, perché di lui stiamo parlando, non si erge mai a moralista e non impone dogmi. Anzi, invita a riflettere e a pensare con la propria materia grigia, a non lasciarsi influenzare da ideologie e mode dominanti. Ha sempre amato e lavorato con i giovani. Per questo fondò tantissimi anni fa il Gruppo Abele. E su loro, sui giovani, ha scommesso con la nascita di Libera. Il suo non è il classico amore generico e generalizzato, spesso anche buonista. In questi anni ha conosciuto volti, storie, persone, spesso con un passato ed un presente difficile. Ha lottato, sperato, condiviso con loro le sofferenze, le difficoltà ma anche le gioie e le rinascite. E loro ama. Ama i suoi giovani, quelli che ha visto uscire dal tunnel della droga, dell'alcol, quelli nei cui occhi ha visto tornare a brillare la vita. Scrivevamo che è un prete particolare, diverso da molti suoi colleghi. Don Luigi non è un prete da pulpito e da altare. La sua chiesa è la strada, il suo pulpito le coscienze dei giovani. Coscienze che incita alla riflessione, al pensiero critico, alla non omologazione. Alcuni mesi fa, parlando in una scuola, invitò i ragazzi che lo ascoltavano ad essere analfabeti, a comportarsi da analfabeti. Perché gli analfabeti non si sentono appagati della loro condizione e lottano per migliorarla. Pongono domande, interrogativi anche scomodi, e cercano di percorrere i sentieri della conoscenza. Analfabeti che siano coscienza critica della società, che abbiano il coraggio e l'ardire di interrogare le istituzioni, di non arrendersi mai. Don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, popolare quartiere di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1993, diceva parole molto simili. Lui affermava che il cristiano, e quindi per estensione chiunque voglia essere cittadino attivo e impegnato, deve essere un rompiscatole, un tremendo rompiscatole. Chi lotta contro le mafie non deve mai fermarsi alle verità di comodo, ai silenzi e alle pigrizie della società. Deve andare avanti, continuare ad insistere fin quando la verità tutta intera non sarà stata svelata, fin quando non sarà stato possibile inchiodare i responsabili ai loro atti. Pier Paolo Pasolini scriveva che "batti e ribatti sullo stesso mattone prima o poi la casa crolla". E quindi bisogna insistere e battere finché la casa del compromesso, della corruzione e della violenza mafiosa non crollerà.
Questo è lo spirito che in questi anni ha animato le giornate della Memoria e dell'Impegno contro le mafie del 21 marzo, data simbolo dell'entrata della primavera, quest'anno organizzata a Polistena, in provincia di Reggio Calabria(tutti i dettagli su http://www.libera.it). Ricordare le persone ammazzate dal crimine mafioso, ripercorrere le loro storie non è un mero esercizio retorico. Molte di loro attendono ancora giustizia, una giustizia che non è mai arrivata. L'impegno è quello che questa giustizia un giorno possa arrivare, che il loro sacrificio non sarà stato vano e sarà possibile per i nostri nipoti dire "Ricordi quando il bisnonno ci parlava di una cosa brutta che c'era ai suoi tempi e chiamavano mafia".
Un impegno che anno dopo anno raccoglie sempre più adesioni, convinte e numerose. Quest'anno, per la prima volta, la giornata sarà ospitata anche in Abruzzo, regione negli ultimi anni sempre più al centro delle cronache giudiziarie. La Rete Nonviolenta Abruzzo, coordinamento di circa 40 associazioni locali(http://retenonviolenta.altervista.org), sta portando avanti un importante lavoro sui temi della legalità. Pescara ha già ospitato negli ultimi due anni la Carovana antimafia, che ogni anno Libera organizza insieme ad altre associazioni. Libera Abruzzo si sta rilevando poi ottimo osservatore della realtà locale, portavoce di quella voce critica della società civile che svegli le istituzioni politiche dal loro torpore, che spesso diventa anche complicità. Davanti alle vicende giudiziarie degli ultimi mesi ha già organizzato, mesi fa, un incontro pubblico di approfondimento e riflessione. In occasione della 12a giornata della Memoria e dell'Impegno ha deciso di puntare l'attenzione sul rapporto tra legalità e sport. Dopo i tragici fatti di Catania, con l'assassinio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, l'onda emotiva portò ad un moto di sdegno. Dopo i proclami retorici e l'indignazione del momento tutto è già cessato. Nulla è stato fatto di veramente concreto e nessuno ricorda più quei giorni. Libera Abruzzo giovedì prossimo ha invitato ad un incontro pubblico(tutti i dettagli su http://retenonviolenta.altervista.org/libera) la vedova Raciti e l'allenatore di calcio Giovanni Galeone ( che tutti a Pescara ricordano con affetto per i suoi passati trascorsi brillanti con la Pescara Calcio ) oltre a esponenti locali e nazionali della società civile. L'incontro sarà l'occasione per interrogarsi su quanto accaduto e su come si può e ci si deve impegnare, da cittadini protagonisti e non spettatori delle vicende della nostra società(nostra, non di altri!). Da cittadini e ... da rompiscatole ...

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