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    Quando un prete mi rappresenta

    “A me…me piace"

    25 agosto 2007 - Nadia Redoglia

    L’Italia è fondamentalmente cattolica. Fino al 1984, anno della revisione concordataria, il cattolicesimo fu Religione di Stato. L’ultimo vessillo, in qualche modo vincolante al diritto di laicità, venne ammainato sulla carta ma, a tutt’oggi, fa ancora molta fatica ad esserlo nella psiche di molti connazionali e dei loro rappresentanti governativi. Un certo spiritello etico rimane comunque latente nel più laico dei civili laici, specie se agnostici non sono e, a maggior ragione, se professano il loro cattolicesimo o comunque cristianesimo. Ed è proprio questo spiritello che qualche volta istintivamente induce a pensare.

    L’informazione ad ampio raggio, più esponenziale che mai, si sta occupando da mesi di reati tra i più squallidamente disumani, evidenziati peraltro nelle Sacre Scritture come i peggiori: la pedofilia. E’ confermato che nell’ambito ecclesiastico non è prerogativa di alcuni sacerdoti (deviati), pecore nere dell’umanità e del clero, ma vero e proprio fenomeno, il cui drappo protettivo, più che copertina di Linus, si è rivelato pesante e polverosa coltre secolare. Finalmente si è squarciata facendo intravedere tutto ciò che ora sappiamo. Non possiamo, perché ignoriamo, ma neppure dobbiamo (lo spiritello ce lo impone) entrare nel merito dei delitti e delle pene del processo religioso. Essere donne e uomini interviene esclusivamente sulla natura dell’ esser tali e, come natura da sempre creò, esaudire il bisogno sessuale. Si faccia avanti chi non si è mai chiesto “Ma tutti i preti e tutte le suore come fanno?” E’ proprio su quel “tutti” che ci sentiamo di entrare nel merito. Di tutti non sappiamo, ma di una (non indifferente) parte purtroppo si e l’abbiamo imparato nel modo peggiore…

    E’ di qualche giorno la notizia di un prete probabilmente diventato papà. Don Sante Sguotti, non ancora 41enne, parroco della chiesetta San Bartolomeo nella frazione Monterosso di Abano Terme. Il figlioletto pare abbia poco più di nove mesi e in tutto questo tempo a supporlo sono state le quasi 800 anime del paese. Una di queste, ritenuta amica dal prete, ha pensato bene di sentirsi obbligata, in quanto monaca e dunque obbediente alla Chiesa più che all’amicizia, di confessare la confidenza al vescovo Monsignor Mattiazzo. Di qui l’ormai noto iter procedurale. No scandalo, il tutto deve essere messo a tacere, per essere dimenticato, allontanando la pecorella smarrita dalla comunità. Tutto fuorché lo scandalo: termine, laicamente parlando, ormai desueto, buono da utilizzare sarcasticamente o ironicamente. Pare invece che per il clero sia la condizione primaria per deliberare “il tutto può e il tutto deve” dal che va bandito in ogni modo. Per i non clericali vale il più grossolano “occhio non vede, cuore non duole”. Sono tanti i preti e le suore che hanno gettato la tonaca alle ortiche, come usa dire, per costruirsi una famiglia. Sono anche tanti i preti che sono tornati all’ovile lasciando sul groppone della madre il figlio con lei concepito, più o meno pubblicamente. Don Sante, almeno per il momento, non appartiene a nessuno di questi. L’ha spiegato nella liturgia della parola, (astenendosi dall’Eucarestia per sottomissione ai voleri del vescovo) ai suoi parrocchiani, giovani e vecchi (incazzati neri perché un prete così non lo vogliono perdere). la sacra famiglia Lo abbiamo rintracciato consapevoli di quanto sia stanco e dubbioso sulla buona fede dei media indagatori. Ci dice che la conferenza stampa la terrà il 28 prossimo, alle 10 ove parlerà in via ufficiale e risponderà alle domande e cerca di chiudere. Gli assicuriamo che noi anteponiamo il “perché” al “come” assicurandolo che non ci interessa se sia papà o provocatoriamente l’abbia voluto far credere e dunque saranno poche le domande, dal che: D: “Il suo animo è provato da una situazione conflittuale?” Il tono di risposta è pacato ma determinato, privo di ansie o insicurezze R: “No” D: “avvertiamo che lei sta conducendo, come molti altri suoi colleghi, una battaglia contro il celibato dei sacerdoti” R: “ma no, non è una battaglia, è la volontà di riconoscere la natura delle cose, e questa, siccome è volontà primaria della Chiesa, è indispensabile che venga chiarita. D: lei desidera continuare ad essere sacerdote? R: si...

    Non so se sia lo spiritello, ma ‘sto prete a me…me piace: mi parrebbe pure normale andarlo sentire la domenica mentre dice messa. ‘Sto prete può essere padre (pure) a me…

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