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Politica ad orologeria. L'Ancien Régime è tornato.

Nessuno lo può giudicare

L'(in)clemente si è dimesso. Ed è l'unica notizia buona. Ma intanto - per 24 ore - ha tenuto sotto ricatto tutte le Istituzioni italiane.
17 gennaio 2008 - Alessio Di Florio

Re Sole, al secolo Luigi XIV

La premessa è essenziale cantano i Nomadi da alcuni anni. Ed allora cominciamo con una doverosa premessa: sapere che Clemente Mastella da Ceppaloni non è più Ministro di Grazia e Giustizia per lo scrivente è fonte di immenso sollievo, un evento sperato ed auspicato da mesi. Il realizzarsi dell'atteso evento non può cancellare l'amarezza e lo sdegno per una delle pagine più nere della peggior legislatura della Storia Repubblicana Italiana (così come definita da un parlamentare della maggioranza non più di qualche giorno fa).

Ricapitoliamo i fatti: cominciano con un antefatto di alcune settimane fa.

Poche settimane prima di Natale si sparge la voce che Clemente Mastella fosse indagato in Campania (quadro sostanzialmente molto simile a quello realizzatosi ieri mattina) e con lui altri esponenti del Campanile (sottolineiamo subito che non si tratta di un istigazione al suicidio per la disperazione ma solo del simbolo del partitino del politico ceppalonico). La risposta fu inequivocabile: se mi indagano faccio cadere il governo. La minaccia rimase sospesa in attesa di eventi, realizzati ieri mattina alle nove e un quarto quando la moglie di Clemente Mastella, nonché Presidente del Consiglio Regionale della Campania è stata arrestata (ai domiciliari: è pur sempre una signora che tiene famiglia). Stessa giornata: altri ventitré esponenti dell'Udeur campano, compreso lo stesso Mastella e altri componenti della famiglia, vengono accusati di diversi reati. Per l'ex Guardasigilli sono sette i capi d'accusa.

Comincia lo psicodramma. Mastella, prima di ricevere la notifica giudiziaria, si dimette (la moglie contrariamente sceglie di rimanere in sella) e lancia parole di fuoco contro il magistrato che l'accusa. Parole (ri)lanciate da tutte le televisioni (La7, in due giorni, ha dedicato alla vicenda due speciali pomeridiani) e stamane da tutti i giornali. Dove si parla di scontro tra Poteri dello Stato e della solidarietà di tutto l'arco parlamentare per il Mastella perseguitato, e furioso. Furioso e col dito puntato contro il magistrato estremista: vuole colpire lui, la sua famiglia e il suo partito. È il ripetersi del copione visto negli anni con Bocassini, Forleo, De Magistris e tutti i magistrati che hanno indagato i politici: tutti estremisti, terroristi, fanatici, pazzi. Colpevoli di lesa maestà. Mastella è oggi presentato come vittima del complotto di un magistrato brutto e cattivo. In Italia esiste il principio della "presunzione d'innocenza" quindi non mi permetto di giudicare, c'è già chi è pagato per farlo. Resta un fatto inoppugnabile: per alcune ore (e nulla impedisce di pensare che possa ancora accadere) si è stati vicini a realizzare interamente la minaccia di dicembre. Se mi indagano faccio cadere il Governo. Vicende personali diventano l'ago della vita istituzionale del Paese. Un reato è tale se lo commette chiunque tranne un politico. In quel caso diventa estremismo giudiziario, il magistrato diventa colpevole. Lesa maestà. Ceppaloni (ma potrebbe essere Bologna, Roma o Milano) come Versailles. Guai a chi tocca Re Sole. Guai a lui.

Sì, il magistrato che sta indagando è estremista. Estremista come chiunque pensa non esistono impunità e privilegi di casta. Estremista in quanto portatore di un'idea estrema della giustizia, una idea di una giustizia giusta e non asservita a nessuno. Pericoloso per i poteri forti e per chi credeva e crede di essere intoccabile. Arrivando a minacciare di far cadere un governo, tenere sotto scacco la vita politica di uno Stato. Quello che è accaduto deve far riflettere. Riflettere e indignare. L'Ancien Régime in Francia nessuno lo sogna più. In Italia qualcuno sogna di restaurarlo. E ci sta riuscendo ...

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