La Corte dei conti e dei vili

Che accadrà se verrà approvato l'emendamento 16 bis del decreto milleproroghe?
26 febbraio 2008 - Nadia Redoglia


Siamo posseduti, nostro malgrado, da impulsi televisivi, web e pagine inchiostrate ricchi di promesse e scoop da miserie e nobiltà elettorali. Le prime sono autentiche, le seconde da prendere con beneficio d’inventario. Il futuro è sempre troppo lontano del nostro naso. Volendoci occupare di concretezze del presente ci tocca andarcele a cercare con lente e lanternino e quando le troviamo sono mazzate. Il presente è il 25 febbraio, al senato per l’ultimo giro di giostra del decreto cosiddetto milleproroghe che deve essere approvato entro il 29 (Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248). Ricorderete come la Corte dei Conti ebbe molto a criticare, rimproverando severamente i nostri amministratori: troppa corruzione rivolta alle distorsioni nelle società pubbliche, alle tangenti negli appalti, ai pochi investimenti e ai troppi sperperi a discapito delle fasce intermedie, oltre al lassismo, alla non azione, creando danni di tale entità per i quali nessun giudice forse riuscirà mai a pervenire a una quantificazione, tanto meno ad ottenere il risarcimento. Ebbene qualche amministratore permaloso si sarà risentito e così negli ultimissimi giorni ha infilato il suo zampino nel decreto apportando un chicca all’art. 16: ci ha aggiunto il bis “Art. 16-bis (Responsabilità degli amministratori di società quotate partecipate da amministrazioni pubbliche) 1. Per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, con partecipazione anche indiretta dello Stato o di altre amministrazioni o di enti pubblici, inferiore al 50 per cento, nonché per le loro controllate, la responsabilità degli amministratori e dei dipendenti è regolata dalle norme del diritto civile e le relative controversie sono devolute esclusivamente alla giurisdizione del giudice ordinario. Le disposizioni di cui al primo periodo non si applicano ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”. allegata a La Corte dei conti e dei vili Starebbe a significare che da subito, a parte i giudizi in corso, l’emendamento sottrarrebbe dal controllo della magistratura contabile le migliaia di carrozzoni a capitale misto fino al 49,99% pubblico, il resto privato: ambientino prediletto dalla nostra classe politica per insediare, quale do ut des, i suoi preziosi collaboratori raccomandati. La Corte aveva inviato una circolare interpretativa in merito alle indicazioni per procedere alle denunce da trasmettere alle procure regionali competenti per territorio. Infatti la Corte dei Conti impone alle società l’obbligo di comunicare ogni evento potenziale a determinare danni al patrimonio dell’amministrazione interessata. Probabilmente questa chiarificazione avrà fatto saltare sulla sedia l’azionista del tesoro che, ravvisando di conseguenza il sottoporre anche i rappresentanti e i sindaci nominati dagli azionisti privati alla Corte dei Conti, sarà ricorso al tam-tam che ha poi “procurato” il bis. Questa bella pensata, non pervenutaci dall’informazione di rito, andrà ulteriormente a soffocare la già ingolfata magistratura ordinaria, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare. Solo il sen. Villone ha denunciato a Radio Radicale la “furbarta”, ma il minuetto dei cicisbei candidati non ha interrotto le danze. Questa volta la gatta non ci ha lasciato lo zampino andando al lardo, come avvenne con il famigerato “emendamento Fuda”, il comma 1346 della finanziaria scorsa che qualcuno inserì per restringere i tempi di prescrizione dei reati amministrativi. L’intervento dell’Idv fece si che venisse velocemente abrogato con un decreto di un solo rigo firmato in tempo utile da Napolitano prima che entrasse in vigore con la finanziaria, scongiurando così qualunque ipotesi di danno per l’erario. L’abbiamo sempre saputo di non essere in buone mani, ma siamo arrivati al punto di valutare seriamente se sia il caso di votare solo più per i monchi…

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