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    A chi non piaceva il decreto sulla procedura da seguire per le dimissioni volontarie?

    Come ti incenerisco il diritto del lavoro

    29 giugno 2008 - Nadia Redoglia

    Come ti incenerisco il diritto di lavoro
    Agli inizi dello scorso marzo è entrato in vigore il decreto ministeriale pubblicato sulla G.U. 42 del 19/2/08 avente ad oggetto un importante provvedimento a tutela dei lavoratori dipendenti in fase d’assunzione ai quali, sempre più spesso, viene sottoposta per la firma anche la lettera per le dimissioni volontarie, ovviamente con la data in bianco, al fine di disfarsi del dipendente quando non serve più alla bisogna del datore di lavoro. L’allora ministro del lavoro, consapevole che al momento non vi era alternativa a sconfiggere la malavitosa consuetudine, con tale decreto ha stabilito che per esprimere le dimissioni volontarie ricorre l’obbligo dell’utilizzo di un semplice modulo scaricabile da internet, autenticato poi dalle direzioni provinciali e regionali del lavoro o dai centri per l'impiego, patronati ecc. Ogni altra forma avrebbe reso nulle le dimissioni. Nel provvedimento, oltre alla bontà oggettiva, si intravede indubbiamente nel legislatore la capacità di superare gli ostacoli -uno dei fondamentali parametri per quantificare l’intelligenza- Il nostro Paese, a ragione, può esser definito eclettico, romanticamente geniale, affabulatore, potenzialmente capace nel superare ostacoli, ma permette al naturale rovescio della medaglia di succhiargli la faccia ‘buona’, scegliendo così di depauperarsi miseramente. Ebbene, quel legislatore si oppose al sistema e lo fece dimostrando la facilità con cui, volendo, ci si può opporre, consapevole dell’assenza, al momento, di alternativa a sconfiggere la malvagia genialità di certi italiani.

    Col Dl. 112 del 25 giugno scorso art. 39 comma 10, alla voce “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, l'attuale governo ha di fatto annullato il decreto, abolendo l'obbligo per i lavoratori di utilizzare la nuova procedura per le dimissioni volontarie. Badate la finezza nell'abolizione dell’obbligo per i lavoratori, nel senso che diventa facoltativo il ricorrervi da parte di questi, il che sta a significare che, volendo, possono pur continuare con la letterina di vecchia generazione. Naturalmente i datori di lavoro che già la predisponevano in forma ricattatoria, all'assunzione potranno continuare a farlo e, ove l'assumendo rifiutasse ovvio è che questi non sarebbe assunto, ma lo sarebbe l’ “avanti il prossimo” che accettasse la volontà dell’offerente.
    Ecco come la 17esima legislatura procede allo sviluppo economico, semplifica, stabilizza la finanza pubblica: acquisisce un essere umano in ‘leasing’, lo ammortizza e se il riscatto non conviene, lo restituisce al mercato che di questo vedrà se farne ancora uso o demolirlo.
    Da qualche tempo stiamo incenerendo il processo storico del diritto del lavoro, conquistato con fatica e sacrifici negli ultimi 50anni. Pare sia l’unico inceneritore che non crea problemi e che nessuno si fila.

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