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    Referendum... chi era costui?

    Un silenzio di tomba sta preparando il ritorno alle urne del 21-22 giugno. Proviamo a ragionarci sopra?
    18 giugno 2009 - Roberto Del Bianco

    Il 21 e 22 giugno si torna a votare A qualcosa saranno serviti i ballottaggi (oltre che ad innalzare l'adrenalina del sottoscritto!). In tante città infatti, il ritorno alle urne del 21 e 22 giugno prossimi per l'elezione del proprio Sindaco diventa un motivo in più per portarsi in cabina altre schede... quelle del referendum appunto!

    Si teme ovviamente il non raggiungimento del quorum (e a questo avrà pensato chi sciaguratamente ha trovato meglio di spostarne la data invece di accorpare l'evento assieme alle consultazioni europee!) e tutto dipende dalla buona volontà dei cittadini (soprattutto, di quelli che hanno già il Sindaco nuovo in Comune!), oltre che dalla disponibilità degli stessi a capirci qualcosa, tra i meandri delle righe scritte in linguaggio ultra-tecnico-politichese sulle schede-lenzuolo che verranno date...

    Ammetto di essere anch'io piuttosto frastornato; ho quindi cercato in Rete qualche spiegazione.

    Digitando su Google referendum 21 giugno ecco arrivare un monte di pagine web. Inizio dal sito dei promotori, http://www.referendumelettorale.org, e svicolando (per correttezza di cronaca) tra i legittimi motivi che gli stessi avanzano a favore del sì, riesco a capire che le prime due domande (rispettivamente, scheda viola e beige scuro) chiedono in sostanza la stessa cosa, la prima per l'elezione dei deputati, la seconda per i senatori, e coinvolge quello che è definito il "premio di maggioranza". Attualmente tale premio (un numero di deputati o senatori in più rispetto a quelli ufficialmente eletti secondo le proporzioni di voto) è assegnato all'intera coalizione vincitrice della competizione politica, su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato. Il Sì sposterebbe il "premio" dalla coalizione al solo partito che avesse ottenuto più voti - e come "effetto collaterale" lo "sbarramento" per entrare alla Camera o al Senato varrebbe per il partito e non per tutta la coalizione. E qui lascio libero il lettore se gli torna meglio che venga rinforzato un singolo partito o la coalizione stessa.

    La terza domanda (scheda verde chiaro) è assai più comprensibile (e direi, condivisibile almeno per chi non fa della politica il suo mestiere oltre che strumento di potere!). La frase tecnico-politichese, questa volta con assai meno righe, chiede in pratica al cittadino se, votando , vuole togliere ai candidati la possibilità di essere presenti su più circoscrizioni obbligandoli quindi a una scelta univoca. Il no, ovviamente, lascia le cose come stanno.

    Note:

    Ed ecco qua altri link utili:

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