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Dossier sui giornalisti minacciati

Intimidazioni subite dai giornalisti

Cronologia 2006-2008
22 luglio 2009 - OSSIGENO
Fonte: "Problemi dell'informazione". Il Mulino, Bologna

OSSIGENO ha prodotto nel 2009 questo primo rapporto annuale per descrivere la problematica e gli oltre quaranta episodi di minacce contro giornalisti che risultano nel biennio 2007-2008 dalle attestazioni di solidarietà degli organi di categoria. Non si sa di preciso quanti siano i giornalisti minacciati. Certamente molti di più di 40, poiché l’elenco comprende minacce collettive rivolte a intere redazioni e, viceversa, non comprende centinaia di episodi che non hanno fatto registrare attestazioni di solidarietà e spesso non sono arrivati sui giornali. Il Rapporto è frutto esclusivo di lavoro volontario. Le inchieste in Calabria e Campania sono state realizzate con fondi di ricerca dell’Università IULM di Milano, che ringraziamo sentitamente. Il Rapporto è stato consegnato il 20 luglio 2009 al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Siamo grati all’editore Il Mulino che ha ospitato il Rapporto sulla rivista “Problemi dell’informazione” n.1-2/2009, in un numero doppio speciale che contiene altri preziosi materiali sulla materia.

Dino Paternostro («Narcomafie», «Città Nuove Corleone», «La Sicilia»), 29 gennaio 2006, Corleone (Pa). Automobile avvolta nelle fiamme nel paese dei capi di Cosa Nostra. Dei corleonesi Paternostro ha raccontato storia e ascesa criminale in un libro distribuito con «l’Unità». Sindacalista e animatore del movimento antimafia corleonese, il giornalista dirige un giornale online dove sono pubblicate inchieste sul malaffare e la cattiva amministrazione.

Roberto Saviano («Corriere del Mezzogiorno», «la Repubblica», autore di «Gomorra»), 13 ottobre 2006, Casal di Principe (Ce). Minacciato dal clan dei Casalesi, di cui ha raccontato ascesa ed espansione criminale nel suo libro «Gomorra». Ha ricevuto lettere minatorie e telefonate mute. Scritte ingiuriose contro di lui sono apparse sui muri di Casal di Principe e in tutto il casertano. Subisce varie forme di isolamento ambientale (ha difficoltà a trovare un appartamento dove abitare, nessuno lo vuole come vicino di casa). Il 23 settembre 2006 aveva invitato i camorristi ad abbandonare Casal di Principe durante una manifestazione antimafia alla quale era presente l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Lino Fresca («Gazzetta del Sud»), 27 giugno 2007, Vibo Valentia. La sua auto è stata incendiata. Ha dichiarato di non conoscere il movente dell’attentato anche se non ha avuto dubbi nel collegarlo con la sua attività giornalistica. Nelle settimane precedenti all’intimidazione, Fresca si era occupato degli attentati intimidatori compiuti a San Gregorio d’Ippona, suo paese di origine, contro il sindaco, alcuni amministratori e il comandante della caserma dei carabinieri.

Lirio Abbate (redattore «Ansa», corrispondente de «La Stampa», autore de «I Complici»), 4 settembre 2007, Palermo. Trovato sotto la sua automobile, parcheggiata sotto casa, un ordigno funzionante e in grado di esplodere. Il giornalista era già sotto scorta per precedenti minacce e intimidazioni subite dopo l’uscita del libro «I Complici», scritto insieme a Peter Gomez.

Antonio Anastasi («Il Quotidiano della Calabria»), 11 ottobre 2007, Crotone. Aggredito sotto casa da tre persone incappucciate armate di bastoni. Il giornalista è stato percosso alle 22.45 mentre tornava a casa dalla redazione del giornale. Giornalista di nera e giudiziaria – ha seguito i processi alle cosche del crotonese – Anastasi ultimamente si era occupato del caso del Sostituto Procuratore di Crotone Pierpaolo Bruni contro il quale pare sia stato progettato un attentato.

Giuseppe Baglivo («Calabria Ora»), 31 ottobre 2007, Vibo Valentia. Arriva nella redazione vibonese di «Calabria Ora» una lettera minatoria. Dentro la busta, cinque cartucce e l’articolo di Baglivo su un palazzo da espropriare nel centro di Vibo. Il pezzo è sottolineato in alcune parti.

Lirio Abbate, 4 dicembre 2007, Palermo. È minacciato, per alcune notizie pubblicate dall’Ansa, dal boss corleonese Leoluca Bagarella, durante l’udienza di un processo che lo vede imputato. La vicenda pone la questione dell’effettivo isolamento subito dal boss detenuto in 41bis. Come faceva Bagarella a conoscere i lanci Ansa?

Chiara Spagnolo («Il Quotidiano della Calabria»), 30 luglio 2007, Catanzaro. Perquisita l’abitazione e la redazione catanzarese del giornale, su provvedimento emesso dalla Procura di Catanzaro, firmato dal sostituto procuratore Salvatore Curcio. Il reato ipotizzato è violazione del segreto istruttorio in riferimento ad alcuni servizi realizzati dalla giornalista sull’inchiesta «Why not» riguardo a presunte irregolarità nella gestione di finanziamenti pubblici.

Francesco Viviano, Alessandra Ziniti («la Repubblica»), 27 dicembre 2007, Palermo. Hanno subito una perquisizione in casa, sono stati loro sequestrati i computer, congiuntamente ad una perquisizione subita da tutta la redazione di «Repubblica/ Palermo». Avevano pubblicato notizie esclusive riguardanti l’inchiesta sul boss mafioso Salvatore Lo Piccolo.

Operatori televisivi Sky, 8 gennaio 2008, Pianura (Na). Aggrediti durante le manifestazioni di protesta per la riapertura della discarica. Operatori televisivi La7, 8 gennaio 2008, Pianura (Na). Sono stati derubati dei nastri nei quali erano impresse alcune immagini della manifestazione contro la riapertura della discarica.

Nino Amadore («Il Sole 24 Ore», autore de «La Zona Grigia. Professionisti al servizio della mafia»), 12 gennaio 2008, Agrigento. Gli è stata danneggiata l’automobile parcheggiata nei pressi dell’albergo dove alloggiava. Era in città per presentare il suo libro al polo universitario.

Ferruccio De Bortoli («Il Sole 24 Ore», direttore), 13 gennaio 2008, Milano. Ha ricevuto una busta con due proiettili. Il suo giornale ha seguito con particolare attenzione la rivolta antimafia di Confindustria Sicilia. «Il Sole 24 Ore» copre costantemente e con autorevolezza i fatti di mafia, gli intrecci della criminalità organizzata con il mondo economico e della pubblica amministrazione.

Leonardo Rizzo («Gazzetta del Sud», «Radio Centrale Cariati», «Il ponte on-line»), 17 gennaio 2008. Ha subito un attentato incendiario che ha devastato il portone della sua abitazione. Al momento dell’attentato Rizzo e la moglie erano in casa, sono stati svegliati dal fumo che invadeva l’androne. Il giornalista ha dichiarato di essere certo che l’episodio sia da collegare ad una vendetta per la sua attività.

Ferruccio De Bortoli («Il Sole 24 Ore», direttore), Paolo Mieli («Corriere della Sera», direttore), Ezio Mauro («la Repubblica», direttore), Emanuele Giacoia («Il Quotidiano della Calabria», direttore) Paolo Pollichieni («Calabria Ora», direttore), 29 gennaio 2008. Destinatari di anonimi e farneticanti messaggi di minaccia. Il testo delle lettere, recapitate insieme ad alcune pallottole, delineava uno scenario «apocalittico» in provincia di Crotone, accennando a un «patto criminale» tra un gruppo di commercianti, imprenditori e artigiani con la malavita locale, per ottenere da un’azienda fallita (la Cellulosa 2000) i crediti vantati in qualità di fornitori.

Pino Maniaci («Telejato», direttore), 30 gennaio 2008, Partinico (Pa). Picchiato con calci e pugni da tre delinquenti riconosciuti dallo stesso Maniaci come esponenti della mafia locale. Telejato è da tempo una delle emittenti più attive in Italia nel raccontare il fenomeno mafioso.

Nino Amadore («Il Sole 24 Ore»), 8 marzo 2008, Palermo. Ancora danni all’automobile. Il cofano rigato con un chiodo nel cortile di una scuola palermitana. Era lì per animare un dibattito su Cosa Nostra.

Rosaria Capacchione («Il Mattino»), Roberto Saviano, 14 marzo 2008, Caserta. Minacciati da alcuni camorristi, durante il processo al clan dei Casalesi.

Carlo Ruta, («leinchieste.com» e «accadeinsicilia.net»), 13 giugno 2008, Modica. Condannato dal tribunale di Modica (Rg) per stampa clandestina. Primo caso in Europa di condanna nei confronti di un blogger. Ruta, il cui impegno costante ha permesso di sollevare la polvere dal caso Spampinato e di gettare luce su inquietati rapporti fra istituzioni amministrative ed economiche e criminalità organizzata nella provincia di Ragusa, era stato già oggetto di minaccia (è stato appiccato il fuoco nel garage sottocasa dove conservava migliaia di copie di un suo libro pronte per la distribuzione) e di un continuo e annoso stillicidio di querele e citazioni.

Fotoreporter (il collega, che lavora per «Il Quotidiano della Calabria» ha chiesto che non venga riportato il suo nome), 17 giugno 2008, Papanice (Kr). Minacciato e costretto dal sorvegliato speciale Rocco Laratta a cancellare dalla memoria della fotocamera digitale le foto ad alcune scritte, apparse sui muri di Papanice (Kr) inneggianti al boss Luca Megna, ucciso la vigilia della scorsa Pasqua nel quartiere di Papanice a Crotone assieme alla figlia di cinque anni. Il fatto è avvenuto in centro a Crotone, in pieno giorno. Le scritte: «Viva Luca Megna», «Luca Megna sarai sempre nei nostri cuori». Rocco Laratta è stato arrestato, per questa intimidazione, il 10 luglio 2008.

Pino Maniaci («Telejato», direttore), 18 luglio 2008, Partinico (Pa). Ennesima intimidazione: questa volta è la sua autovettura a prendere fuoco, incendiata da anonimi la notte fra il 17 e il 18 luglio.

Agostino Pantano («Calabria Ora»), 28 luglio 2008, Gioia Tauro (Rc). Squarciate le gomme della sua automobile parcheggiata nei pressi della redazione di «Calabria ora» di Gioa Tauro, della quale Pantano è responsabile. Il giornalista era stato già oggetto di una simile intimidazione nel novembre del 2007. Nessun dubbio, secondo gli inquirenti, che il gesto sia di matrice mafiosa. Nell’ordinanza di fermo a carico di alcuni esponenti della cosca di Gioa Tauro, redatta dalla Dda di Reggio Calabria, sono riportati dei dialoghi avvenuti nel carcere di Tolmezzo, fra il boss Pino Piromalli e i suoi familiari che lamentavano l’eccessiva attenzione di «Calabria Ora» alle azioni del clan.

Antonio Sisca («Gazzetta del Sud»), 9 settembre 2008, Filadelfia (Vv). «La lupara bianca te la metteremo in bocca. Smettila di scrivere altrimenti te la vedrai brutta». Questa una delle frasi contenute nella lettera minatoria spedita al giornalista. L’intimidazione si riferisce ad un suo articolo nel quale aveva ricostruito cinque casi di lupara bianca nella provincia di Vibo. Era stato già oggetto di minacce e intimidazioni, recentemente gli era stata bruciata l’auto.

Giuliano Di Feo, Emiliano Fittipaldi, Redazione de «L’espresso », 12 settembre 2008, Roma. Perquisizione da parte della Guardia di Finanza in redazione e nelle abitazioni dei due giornalisti per il servizio di copertina intitolato «Così ho avvelenato Napoli», intervista a un pentito di camorra.

Antonio Sisca («Gazzetta del Sud»), 12 settembre 2008, Filadelfia (Vv). Il giornalista, che aveva già ricevuto una lettera di minacce il 9 settembre, viene colpito in faccia con un pugno. Il fatto è avvenuto in pieno giorno nel centro della cittadina in provincia di Vibo Valentia. Colpita anche la moglie che si era messa fra lui e l’aggressore. L’uomo, mentre picchiava, ha usato questa espressione: «Ora ti dico io cosa scrivere».

Fiorenza Sarzanini («Corriere della Sera»), Guido Ruotolo («La Stampa»), 16 settembre 2008. Le loro abitazioni e le redazioni dove lavorano sono state perquisite dopo le pubblicazioni di notizie riguardanti l’inchiesta della procura di Busto Arsizio sui presunti rapporti fra esponenti della malavita calabrese ed imprenditori e politici lombardi per la spartizione di appalti di Expo 2015.

Emiliano Fittipaldi, Giuliano Di Feo, Claudio Pappaianni («L’espresso»), 19 settembre 2008. Nuova perquisizione nelle abitazioni. Sequestrati effetti personali alla moglie di Pappaianni, il giornalista che ha collaborato alla seconda puntata dell’inchiesta del settimanale sulle espansioni camorristiche al Nord.

Rosaria Capacchione («Il Mattino»), 10 ottobre 2008, Casal di Principe (Ce). Alcuni anonimi si sono introdotti di notte nella sua abitazione sottraendo la targa del premio giornalistico assegnato recentemente alla giornalista de «Il Mattino».

Angela Corica («Calabria Ora»), 29 dicembre 2008, Cinquefrondi (Rc). Cinque colpi di revolver contro l’auto a Cinquefrondi, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro. Negli ultimi mesi si era occupata della questione dei rifiuti a Cinquefrondi, in modo particolare della raccolta differenziata. I temi sollevati dai suoi articoli sono divenuti oggetto di dibattito in seno al Consiglio comunale cittadino. Poiché sarebbe veramente strano che non le riportassimo proprio noi, diamo notizia delle intimidazioni, delle minacce e delle perquisizioni subite nello stesso periodo per ragioni non legate a temi, eventi o situazioni mafia.

Pierluigi Cappon (Rai, direttore generale), Carlo Rossella (Tg5, direttore), Redazione de «La Nazione» e di «Libero», 6 marzo 2007. Minacciati da lettere minatorie inviate da un presunto gruppo terroristico firmato BR.

Giuseppe D’Avanzo («la Repubblica»), 13 dicembre 2007, Roma. Ha subito una perquisizione in casa per ordine della magistratura all’indomani della pubblicazione di notizie esclusive riguardanti un’inchiesta napoletana su tv e voto, conosciuta come «Vallettopoli ».

Leonardo Boriani («La Padania», direttore), 28 gennaio 2008, Milano. Ha ricevuto una busta contenente minacce verbali e la cartuccia di un revolver. «Imprevedibili», così si firmano i mittenti. In calce alla lettera la scritta: «Allah è grande».

Luciano Lanna, Annalisa Terranova («Secolo d’Italia»), 7 marzo 2008, Roma. Insultati e spintonati da un gruppo di estrema sinistra nei locali dell’università La Sapienza al termine di una tavola rotonda sui temi dell’8 marzo.

«Famiglia Cristiana», «Avvenire», Edizioni San Paolo, 19 marzo 2008, Roma. Minacciati e definiti «clerico-fascisti» in un post pubblicato su un blog di area no-global. Le intimidazioni hanno destato preoccupazione: la redazione è stata presidiata da una volante della polizia. In particolare «Famiglia Cristiana» è presa di mira per il suo «impegno quotidiano e capillare – si legge nel sito “Ovo Attack” – nel diffondere la più retriva cultura clerico-fascista.» La minaccia è stata pubblicata nel giorno di uscita di un editoriale del settimanale cattolico in cui si criticava la scelta dell’Arcobaleno di ricandidare «Francesco Caruso, sei anni chiesti dal Pm per le violenze durante le manifestazioni di Napoli.»

Emiliano Liuzzi («Corriere di Livorno», direttore), Giacomo Niccolini, («Corriere di Livorno»), 5 giugno 2008, Livorno. Indagati dalla magistratura livornese per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale coperto da segreto e di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Secondo il gip, il giornale avrebbe pagato alcuni pubblici ufficiali che avrebbero materialmente consegnato alcuni verbali di intercettazione riguardanti l’inchiesta sulla Porto 2000, la società mista pubblico-privata che gestisce il traffico turistico del porto. A riguardo sono indagati i vertici dell’impresa per associazione a delinquere finalizzata a peculato. Le intercettazioni telefoniche pubblicate dal quotidiano hanno gettato luce sul tentativo dell’ex direttore della società Bruno Crocchi di avere informazioni sull’indagine a suo carico tramite i canali della massoneria. Si legge nei colloqui pubblicati: «Ho chiamato un generale della Guardia di Finanza. Dice che è tutto a posto... è partito l’ordine dall’interno di stare calmi». Quanto ha dichiarato Liuzzi sulla vicenda: «Abbiamo pieno rispetto del lavoro della Procura, ma noi ci siamo limitati a svolgere il nostro, informando la città di quanto è avvenuto all’interno di una società finanziata per gran parte con soldi pubblici».

«Corriere di Livorno», 14 luglio 2008, Livorno. Perquisizione in redazione e sequestro di files relativi alla pubblicazione di articoli riguardanti un’operazione dei Carabinieri prima che fosse effettuata. L’intervento delle forze dell’ordine in redazione è durato diverse ore, durante l’orario di lavoro, finendo per compromettere di fatto l’uscita del giornale il giorno dopo. Perquisizioni e sequestri anche nelle abitazioni di molti giornalisti professionisti e praticanti della testata. I carabinieri sono anche entrati nell’abitazione del direttore, forzando la porta, Liuzzi era infatti assente per ferie. Lo stesso ha dichiarato: «È un fatto di una gravità inaudita, un atto intimidatorio che colpisce il “Corriere di Livorno” già bersaglio di iniziative della magistratura da oltre un mese. Il giornale aveva dato notizia dell’operazione dei Carabinieri il giorno stesso a seguito di una fuga di notizie, ma facendo ben attenzione a non rivelare dettagli che potessero permettere l’identificazione delle persone coinvolte».

Francesca Caiazzo («Video Calabria»), 22 agosto 2008, Isola di Capo Rizzuto (Kr). Minacciata da alcuni esponenti dell’istituzione comunale e allontanata dalla sala del Consiglio comunale poco prima di una seduta di particolare rilievo: era partecipata da alcuni comitati civici in segno di protesta. La giornalista aveva da poco intervistato il sindaco, il quale dopo alcune domande le aveva intimato di spegnere la telecamera. Dopo aver lamentato il comportamento del primo cittadino con l’addetto stampa, è stata ingiuriata pubblicamente e minacciata di querela dal Presidente del Consiglio comunale e da altri pubblici ufficiali. La Caiazzo ha sporto denuncia per diffamazione e ingiuria.

Gregorio Corigliano («Tgr Rai Calabria»), 20 ottobre 2008, Catanzaro. «Sono stato spinto e sono caduto ed ho rimediato una ferita per fortuna lieve ad una gamba»: sono le parole del giornalista calabrese, caporedattore Rai, aggredito dal servizio d’ordine del ministro Maroni mentre stava cercando di intervistarlo al termine di un convegno organizzato da Confindustria. «Mi hanno impedito di avvicinare il ministro – ha riferito a caldo – ritengo questo fatto di inaudita gravità, mai accaduto in 30 anni di vita professionale ». Il Ministero, in una nota, esclude che il servizio d’ordine abbia aggredito qualcuno.

Redazioni de «Il Secolo XIX» e «Telegenova», 19 ottobre 2008, Genova. Contestati e insultati da alcune frange estreme della tifoseria sampdoriana. Secondo gli ultrà le cronache dei giornalisti sportivi avrebbero influito nella sconfitta della loro squadra. Federica Sciarelli e Redazione di «Chi l’ha visto?», 4 novembre 2008, Roma. Alcuni tifosi teppisti di estrema destra si sono introdotti negli studi Rai con violenza cercando di interrompere le trasmissioni.

Ezio Mauro, 6 novembre 2008, Roma. Scritte minacciose sono apparse in uno striscione di Forza Nuova nei pressi della sua abitazione. Striscioni con messaggi intimidatori anche al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al Presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici.

O2 - OSSIGENO per l’informazione Direttore del progetto: Alberto Spampinato, consigliere nazionale FNSI Direttore scientifico: Angelo Agostini, direttore della rivista “Problemi dell’informazione” Primo osservatore: Lirio Abbate, inviato dell’Ansa

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