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Disabili

Abili a proteggere?

Ecco le nuove strategie di risanamento della protezione civile italiana. Dal 1° giugno 9 lavoratori disabili fuori dal Dipartimento della protezione civile
2 giugno 2011 - Maria Pia Facchini
Fonte: Cooperativa Europe Consulting - 02 giugno 2011

Dal 1° giugno nove persone disabili, da 7 anni impegnati nel progetto “Abili a proteggere, fiore all’occhiello del Dipartimento della Protezione Civile, in tema di disabilità non avranno più il loro lavoro.
Pare che gli uffici di controllo di Palazzo Chigi si oppongano alla stipula di una convenzione che avrebbe dovuto confermare l’impegno del Dipartimento della Protezione Civile a favore della tutela delle persone diversamente abili in caso di calamità e di emergenza. A questo scopo, dal 2004 era stato infatti indirizzato il lavoro di professionisti disabili presso l’Ufficio Stampa e altri servizi del Dipartimento.

Lo stesso Antonio Guidi, ex ministro della Famiglia ed attuale delegato sull’Handicap del Comune di Roma  afferma che quando interrogò anni fa il Dipartimento su come si stesse muovendo per tutelare le persone disabili prima e dopo le catastrofi, si era sentito rispondere che esisteva già il progetto Abili a Proteggere. “Considero questa azione un atto grave non solo per la cultura della disabilità italiana ma anche per la stessa sicurezza del nostro paese”, afferma oggi lo stesso Guidi, “farò tutto ciò che è in mio potere perché ciò non avvenga.”

Cosa succede ora? Non è più necessario studiare misure idonee alla tutela dei cittadini? Parliamo di disabili ma anche di anziani, bambini, di persone che hanno bisogno di un adeguato sostegno in caso di emergenza.

“Oggi siamo noi le prime vittime della caduta della Protezione Civile”, dicono i lavoratori che domani dovranno dire addio al Dipartimento. “In nome del risanamento del sistema, a pagare il prezzo più caro alla fine siamo noi, i soggetti più deboli”.

“Il Capo Dipartimento ci ha detto di aver tentato ogni strada possibile, compresa la richiesta di un parere all’Avvocatura dello Stato, per dare corso al compimento di un percorso lungo ormai sette anni, un successo di integrazione e un segno di interesse concreto verso il mondo della disabilità - dichiara il presidente della Cooperativa, Alessandro Radicchi -  ma forse non si è fatto abbastanza, se uno Stato miope e incapace di distinguere tra il diritto al lavoro delle persone svantaggiate e l’ineluttabilità della propria burocrazia preferisce prendersi la responsabilità di mettere alla porta nove persone disabili, piuttosto che la responsabilità di confermarne il valore.”

Un esempio di perfetta integrazione tra le diverse disabilità e il mondo del lavoro. Un progetto che ha dato i suoi ottimi risultati fin dai primi mesi, tanto da rendersi indispensabile nei momenti più delicati della vita della Protezione Civile Italiana. Nove ragazzi sempre pronti e disponibili, ragazzi che in momenti di lavoro nevralgici hanno dato il massimo più di quanto loro consentito. Ed ora la DISABILITÀ”. 
Questo il post lasciato da uno di loro su Facebook.

Quella disabilità che è riuscita ad abbattere tante barriere; quella disabilità che ha fatto superare a una così tanto importante istituzione preconcetti culturali e sociali;  quella disabilità che è stata parte operativa nella protezione delle persone più deboli in momenti di crisi e di catastrofi naturali, dallo Tsunami al terremoto dell’Aquila, dagli incendi  fino a Fukushima, oggi non è più Abile a proteggere se stessa.

Per questo si è tenuto un sit-in di protesta il 1° giugno alle 10.30  davanti agli uffici del Dipartimento della Protezione Civile, in Via Ulpiano 9 a Roma.

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