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Francesco Greco racconta la vittoria al premio Mattator

L’indifferenza di Ragusa a Spampinato

Giovanni Spampinato era un giovane pubblicista di Ragusa. Ha scritto di fascismo e di mafia. Nel 1972 è stato ucciso da sei colpi di pistola
16 settembre 2011 - Giulio Pitroso
Fonte: Generazione Zero


Il Premio MATTADOR è dedicato a Matteo Caenazzo, giovane triestino, studente di cinema all’Università Ca’ Foscari di Venezia, scomparso prematuramente il 28 giugno 2009. Il Premio si propone di incoraggiare e valorizzare nuovi giovani talenti, dai 16 ai 30 anni, che scelgono di avvicinarsi alla scrittura cinematografica. La Giuria composta da Gianluca Arcopinto, Annamaria Percavassi, Paola Randi, Ries Straver e Giulio Kirchmayr ha premiato il vincitore della sezione sceneggiatura con una somma di denaro di 5.000 euro. Il ragusano Francesco Greco ha ricevuto una menzione speciale per il suo “Il caso Spampinato – morte di un giornalista curioso”, scritto in realtà con l’ausilio di Eva Cassarino, la quale non e’ potuta apparire come co-autrice per il Premio Mattador in quanto alla data della premiazione aveva già compiuto 31 anni. La sceneggiatura è basata sulle inchieste di Carlo Ruta.

 

Di cosa si occupa esattamente uno sceneggiatore? La sua esperienza in questo campo quando è cominciata?

Io ed Eva collaboriamo dal 2005. Non siamo solo sceneggiatori, preferiamo definirci con un termine molto più ampio come quello di videomaker. Scriviamo, giriamo e montiamo i nostri video, cortometraggi, documentari e videoclip. Io curo anche la fotografia e spesso le musiche. In questo caso, scrivendo la sceneggiatura “Il caso Spampinato” abbiamo limato al massimo un pezzo di storia della nostra città e direi anche dell’Italia degli anni ’70, facendo incastrare tutti gli ingranaggi per creare una storia esaustiva e di belle immagini, in cui si tiene accesa la suspense con un’impronta giallo-noir. Il tutto entro non più di novanta minuti.
Che cosa è il Premio Mattador? Come mai pensa che il suo lavoro abbia vinto?
Il Premio Internazionale per la Sceneggiatura MATTADOR, giunto alla seconda edizione, è dedicato a Matteo Caenazzo, giovane triestino, studente di cinema all’Università Ca’ Foscari di Venezia, scomparso prematuramente il 28 giugno 2009. Il nostro lavoro ha ottenuto la menzione speciale della giuria in quanto hanno ritenuto la storia molto interessante e ben scritta. Noi ci abbiamo lavorato per più di un anno, documentandoci il più possibile per conoscere ogni sfaccettatura di quella storia e il nostro impegno e’ stato in parte premiato.

 

Chi era Giovanni Spampinato? Si ha difficoltà a raccontarne la storia ancora oggi?

Giovanni Spampinato era un giovane pubblicista di Ragusa che voleva fare bene il suo lavoro e diventare un vero giornalista. Ha scritto di fascismo, di società, di sindacati e di mafia. Purtroppo la sua ricerca della verità, compresa quella sull’omicidio di un certo Ingegnere Tumino, avvenuto a Ragusa nel febbraio del 1972, non gli ha portato niente di buono. Nell’Ottobre dello stesso anno è stato ucciso da sei colpi di pistola sparatigli a sangue freddo da uno dei maggiori indiziati sul caso Tumino, Roberto Campria. Giovanni ha lasciato tanti articoli che ci hanno permesso di entrare nell’atmosfera di quegli anni. Purtroppo a Ragusa molti suoi coetanei vedono la morte del giornalista come un omicidio privato e le autorità non amano mantenerne viva la memoria.

 

Che reazione ha avuto la città dopo la consegna del premio? Ragusa è una città indifferente a determinati temi?

Appena ricevuta la menzione, sia l’addetta stampa del concorso che noi, abbiamo contattato buona parte delle testate locali e siciliane, inviando il comunicato stampa del premio. La reazione è stata di totale indifferenza. Tutti coloro a cui ci eravamo rivolti, persone di Ragusa che hanno determinati ruoli o nel mondo del cinema o con la memoria di Giovanni Spaminato, non hanno fatto altro che scoraggiarci sminuendo l’importanza della storia che volevamo raccontare e dubitando della nostra capacità di farlo. E quando ce l’abbiamo fatta da soli, non hanno riconosciuto il nostro lavoro. L’unico che ha creduto in noi e che ci ha aiutato disinteressatamente è stato Carlo Ruta.

Ha altri progetti che riguardano l’antimafia?

La storia non è solo sulla mafia, ma anche sull’indifferenza nei confronti della verità e sulla vita delle piccole città di provincia. Al momento il nostro obiettivo è quello di trovare una produzione interessata alla nostra sceneggiatura. Non siamo in grado di autoprodurci un film come questo. L’incontro con questa storia e’ stato quasi dettato dal destino per le dinamiche con cui e’ avvenuto. Non so dirti se il prossimo progetto sarà sull’antimafia, per il momento dobbiamo portare a termine questo.

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