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    Ci sono delle immagini radicate nella nostra mente come

    La Madonnina in cima al letto di Nonna

    Il modo in cui ci raggiunge l'informazione limita la nostra fantasia, ci mostra un mondo più piccolo e ci nasconde le soluzioni che non sono in riga con la visione del mondo per cui la mente è stata allenata, educata, amaramente "programmata”.
    8 aprile 2014 - Ernesto Celestini

    Lente

     

    Non so quante volte vi sia capitato di esprimere con la massima chiarezza possibile il vostro pensiero e di vedere che il vostro interlocutore non manifesta la reazione che vi sareste aspettati. A me qualche volta è successo e, veramente, credo di essermi sentito sempre allo stesso modo: scoraggiato per l'incapacità di non saper dire esattamente il mio pensiero.

    Aldilà delle prime considerazioni su intelligenza e capacità di comunicare, ho provato ad analizzare le mie parole per comprendere se effettivamente mi fossi espresso in modo da lasciare spazio ad una interpretazione troppo ampia o se avessi usato una forma o un tono sbagliato che avessero fuorviato l’interlocutore.

    Ho visto che non è rara una certa approssimazione sia nella scelta delle parole che nel modo in cui vengono costruite le frasi, errori questi che possono essere di ostacolo ad una corretta comprensione del pensiero. Questi errori di impostazione possono avvenire in genere per la necessità di usare un linguaggio semplice e il più comprensibile possibile, evitando termini tecnici o specialistici, ma a volte la causa reale è una oggettiva insufficienza culturale, generale o specifica di chi riesce ha difficoltà nel comunicare.

    In questi casi “Mea culpa” quindi.

    Ma oltre alla incapacità, o impossibilità di trasmettere correttamente le proprie idee, l'errore si può verificare anche dall'altra parte, nei casi in cui il recettore manifesti un ostacolo involontario, che gli impedisca di comprendere e di ricevere appieno il pensiero che l'altra parte intende trasmettere.

    Cerco di dirlo meglio: Mi riferisco all'atteggiamento mentale che si manifesta come spontanea e univoca reazione ad assimilare certe parole o certi argomenti, prima ancora di aver ascoltato e compreso il senso di tutto il pensiero. Si tratta dei "pre-concetti" che si possono interpretare come una forma di difesa, nel caso in cui siano una libera scelta e che quindi servano a bloccare, a priori, informazioni già conosciute, sgradevoli, contrarie alle proprie convinzioni, poco interessanti o comunque superflue.

    Molto più frequentemente però ci si deve confrontare con dei "pre-concetti-istintivi" che si manifestano con una sufficienza intellettuale che ci accompagna, oggi molto più che nel passato, insieme alla frenesia di doversi mostrare sempre con il vestito buono, ostentando la massima sicurezza e nascondendo qualsiasi nostra indecisione, in pratica capita di dover mettere in mostra il contrario di quello che sentiamo di essere e le false sicurezze che sono il contrario della “verità e della fiducia”. Il nostro spazio razionale si può restringere e la nostra capacità di vedere la vita viene filtrata con una lente che mostra solo i particolari, impedendo di vedere il tutto.

     

    La fortuna è cosa rara             

    Da una parte ci sono persone che ascoltano con poca attenzione e che, da qualche frase e dalle poche parole recepite, si formano un'idea propria di un  pensiero che ancora non conoscono. In questo modo una comprensione piena del pensiero è rara e se avviene, accade solo a chi ha una buona capacità di analisi e di concentrazione o a chi attraversa un momento di vera e propria fortuna. Ma in genere le persone sagaci sono poche e la fortuna è cosa rara.

    Torniamo quindi alla poca attenzione, che non va interpretata esclusivamente come egocentrismo o come disinteresse per quel che pensa o dice il prossimo, ma molto più verosimilmente come espressione della superficialità e dell'atteggiamento generale, con cui oggi la maggior parte delle persone affronta la quotidianità.

    Anche se si può contare su un livello di istruzione di base molto superiore al passato e su persone che non devono più confrontarsi con il limite linguistico imposto dai dialetti, bisogna tener presente che esiste un fattore sociale che lascia sempre meno spazio alla riflessione, che impone ritmi di vita sempre più serrati e che tende ad inquadrare ed a pesare le informazioni a seconda dell'importanza attribuibile alle fonti (la TV, un operaio, un intellettuale, un poverocristo, un politico …) per cui, in genere il valore che diamo al pensiero che ci si accinge a recepire, dipende molto dalla fonte e dal modo con cui si viene introdotti all'argomento.

    Quindi capita spesso che, essendosi già preparati a ricevere un certo tipo di messaggio, non si è pronti a riceverne uno differente, sia per pigrizia o per mancanza di tempo, sia perché costa sicuramente meno credere di ascoltare opinioni che sembrano rafforzare le proprie, piuttosto che doverle mettere in dubbio.

    E’ molto più pratico, così ascoltare, anche distrattamente, chi ci parla: basta solo mettere a fuoco qualche parola per afferrare quella parte del discorso che sembra coincidere con il nostro pensiero e convincersi che in fondo si è già capito abbastanza. Minimo sforzo e minimo risultato.

     

    La Fantasia e la Madonnina       

    Ma ci sono delle difficoltà endogene, create da una massiccia manipolazione della mente umana per mezzo di una informazione imprecisa, che diffonde notizie, spesso intrecciate ad arte, mischiate e confuse tra notizie vere, false o ingannevoli) per suggestionare, orientare e, talvolta, a predisporre il cervello a crearsi dei veri e propri “tabu”. Tabù che vengono assunti come proprie convinzioni, non per effetto di un intimo ragionamento, ma per induzione irrazionale prodotta dalla ripetizione continua dello stesso argomento da parte delle fonti più disparate, che ribadiscono all’infinito lo stesso tema fino a farlo sembrare indiscutibile.

    Questo significa che chiunque, in assoluta buonafede, quando recepisce una informazione, pur se in grado di elaborare una propria opinione libera ed indipendente, è spontaneamente e inconsciamente portato a collocare quel certo tipo di informazione in un cassetto prestabilito del proprio cervello ( in quello e non in altri, dove l'informazione potrebbe seguire un iter evolutivo differente).  Di fatto si sta limitando la propria indipendenza, potremmo dire che ci si sta quasi auto-censurando, nascondendo la strada per accedere ad una parte delle opzioni esistenti e immaginabili e a far conoscere quella parte di realtà che una informazione imparziale avrebbe potuto rendere trasparente.

    Si è portati a limitare la propria fantasia, a rendere più piccolo il proprio mondo e ad identificare le possibili soluzioni o il proprio modo di vedere le cose, solamente in base al modo di pensare per cui la mente è stata educata e allenata. Arditamente potrei osare il termine "programmata”.

    Intendo dire che ci sono delle immagini ormai insite nel nostro modo di pensare, dalle quali non ci si può liberare, che rendono meno naturale qualsiasi nostra decisione, come avviene con la congenita devozione che l’uomo ha sempre avuto per i totem o per i defunti, come l’innata paura del buio o dell'Inferno, come il rispetto per la Madonnina in capo al letto di Nonna.   

    Madonnina su Specchio

    Sono lì, e non possiamo ignorare cosa simboleggino, anche se sappiamo che non fanno parte della nostra educazione, che non ci servono, che potranno solo danneggiarci o crearci irrazionali stati di ansia, anche se siamo convinti che rappresentino qualcosa che non ci appartiene e che non condividiamo.

    Ma la rete di relazioni tra le informazioni che abbiamo assimilato ed elaborato in tutta la nostra vita è ormai talmente ramificata nella mente, da farci vedere delle immagini distorte, da non farci più distinguere il verosimile dal vero ed il vero dal falso e da farci sembrare inesistenti o chiuse tutte quelle finestre che affacciano su obiettivi che non siano coerenti con una "sensibilità collettiva", che ci sembra essere il patrimonio della maggioranza delle persone, anche contro ogni plausibile logica (e spesso contro ogni chiara evidenza).

    Già, la “sensibilità collettiva” un concetto che suona strano, quasi come “morale” o “etica” - parole obsolete - che come molte altre vengono usate spesso con un significato impropriamente duttile, deformato, adattato alle convenienze di chi le sta utilizzando.

    È proprio questo condizionamento imposto alla cultura, che ha alimentato la nostra difficoltà nel comunicare, o meglio, ad interpretare le parole che ascoltiamo per il loro vero ed unico significato etimologico. E’ l’interpretazione, l’enfasi o l’associazione studiata e fuorviante delle parole, che riesce a confonderci, più che una difficoltà reale ed oggettiva nel comunicare.

    La storia insegna che ci sono sempre stati dei dominatori, dei capo-popoli, gente che, con la loro dialettica, con il loro fascino e la loro capacità di convincimento hanno saputo trascinare le masse verso il futuro, verso imprese epiche o verso le imprese più insensate e criminali. Sono sempre esistiti tradimenti, congiure e sette segrete che hanno guidato occultamente i popoli. Ma nel passato le imprese erano, tutto sommato, affari locali circoscritti in uno spazio limitato e, se manipolazione doveva esserci, convolgeva un popolo, una casta, un solo paese. Mai era stata di portata globale.

    Oggi invece gli eventi sono molto più maestosi e ci troviamo di fronte ad una esaltazione di esperimenti che fino a pochi anni credevamo potessero essere teorie da leggere sui libri di psicologia. Ci sembrava immorale pensare che potesse diventare realtà qualcosa che, in fondo, la nostra fantasia stava solo anticipando di poco, anche se allora ci sembrava inimmaginabile e devastante che qualcuno dimostrasse tanto disprezzo per la libertà della mente e dell’essere umano.


    La Maestosità della Manipolazione   

    Per provare a comprendere come si sia potuti arrivare a concepire ed a far sembrare accettabile, e quindi normale, tanta impunita esibizione di attività nella manipolazione delle menti, ripercorriamo brevemente un recente passato, ormai quasi dimenticato, come tanti altri eventi.

    Alla fine degli anni ‘60 si diffuse una gran "voglia di nuovo" e di libertà dalle rigide regole di un passato che esprimeva concetti ormai estranei ai giovani. Non parleremo dei contenuti del movimento "hippy" ma di come questo forte, importante movimento di idee sia diventato cavia per un grande esperimento mediatico su come distruggere le idee moleste, a livello globale.

    Prima cosa, fu necessario individuare il punto debole delle idee di quei milioni di ragazzi che, pur se animati dalla speranza di un futuro senza guerre e da una differente visione della vita, non avevano né un vero progetto politico né una forte ideologia.

    Opportunità da non perdere: non solo per demolire quelle idee moleste ma per sfruttarle, stravolgendole e facendole evolvere in modo apparentemente naturale. Continuando cioè a suonare la stessa musica e a camminare con lo stesso ritmo, ma cambiando strada, lentamente in modo quasi impercettibile, senza negare mai, esplicitamente, che non si sarebbe mai arrivati alla destinazione voluta.

    Ma la maestosità degli eventi non è stata la semplice sconfitta di un movimento che aveva cominciato a coinvolgere troppe persone e a crearsi una dignità culturale con troppe aspettative.

    La maestosità si è manifestata proprio nella strategia messa in atto, con cui si è riusciti a distogliere l'attenzione delle masse grazie all’attento ed abile uso dei media che hanno ignorato del tutto le fascinose dottrine sociali, solidali e pacifiste dei “provocatori”, per focalizzare la loro attenzione sugli aspetti esteriori più estremi e fastidiosi di una piccola parte del movimento, rappresentandolo, ritraendolo e mettendolo in mostra solo per il comportamento disgustoso e immorale di alcuni, come se quella e null’altro fosse stata la vera tipicità del pensiero e di chiunque lo sostenesse.

    Si parlava del fattore estetico più evidente, evitando accuratamente qualsiasi riferimento alla voglia di cambiare la società e di mettersi contro il quieto vivere di un sistema sicuro e consolidato. Come se i “provocatori” non avessero niente da dire. Ma di loro c’era invece molto da dire: erano persone immorali, dedite ad una sfrenata promiscuità sessuale, al fumo, all’alcool, all'abuso di droghe ed alla violenza gratuita contro qualsiasi proprietà privata. Già la proprietà privata e gli interessi personali.

     

    Il totem violato

    L’aver tentato di violare il totem della proprietà privata è stato il fantastico pretesto che ha permesso di scardinare tutte quelle porte che negli anni precedenti un establishment vecchio, ma ancora solido, era riuscito a mantenere socchiuse, nel rispetto di una tradizione che accettava il nuovo purché si inserisse e rispettasse i parametri rigidi della religione e delle gerarchie. Il vecchio è sempre stato pronto a mascherarsi da nuovo, purché nessuno parlasse di cambiare le regole.

    È stata proprio l'esperienza acquisita dopo l'aver fatto apparire all'opinione pubblica mondiale il movimento hippy, come una semplice manifestazione colorata, incapace di una vera proposta alternativa e ridotta quindi a un fatto di costume e di cronaca a dare fiducia a chi il potere, quello vero, non l’aveva mai ceduto, nemmeno ai governi.

    Fu allora che iniziò l'operazione che avrebbe portato una élite piccolissima, composta da poche centinaia di persone, ma padrona da sempre della ricchezza di metà del mondo, a manifestarsi arrogantemente per recuperare tutto il potere e tutto il terreno perso nei primi anni del secondo dopoguerra per colpa delle rivendicazioni sociali e sindacali, che si erano dovute accordare per paura delle rivoluzioni o più semplicemente del temibile comunismo.

    I primi vent’anni sono serviti a combatterlo per far scoppiare tutte le contraddizioni esistenti nei vari paesi a regime socialista e comunista, poi altri venti per seppellire quel sistema economico e politico alternativo al più democratico capitalismo. Alla fine è cominciato il vero lavoro sulle masse e il loro convincimento della bontà dell’unico sistema economico-sociale possibile. Che però non era più il Capitalismo: si stava mistificando ancora una volta il significato delle parole, definendo ancora Capitalismo, qualcosa di molto più estremista, che del capitalismo accettava ancora il sistema ma non più le regole.

    Di qui in poi la deriva è stata costante, giocando sulla confusione delle idee e delle parole, sull'imbroglio e sulla giustificazione morale che si è voluto dare a comportamenti sociali, politici o finanziari inqualificabili, difendendoli nascosti dietro parole svuotate dal loro significato, ma ancora fortemente legate al altoloro valore morale.

     

    La Grande Truffa 

    Sempre più facile, quindi, vivere in un mondo in cui è diventato più importante quello che si ha - o quello di cui ci si può impossessare in qualsiasi modo - piuttosto che quello che si è o si è capaci realmente di fare o di esprimere.

    Si è parlato di finanza, millantandola per economia, si sono giustificate guerre travisando il significato della parola "Democrazia", si è confuso il significato di interesse pubblico con quello privato, si è spiegato che il sistema sociale, il welfare, era un vincolo per la libertà di impresa e che l’economia degli stati, se gestiti nell'interesse delle popolazioni, non può permettersi certi lussi, come la tutela dei più deboli, quando questa tutela potrebbe indebolire tutto il sistema, quindi indebolire lo stato e di conseguenza, impoverendo ancora di più gli stessi più deboli.  Appunto.

    Garantire certe privilegi – che qualcuno chiama Diritti sociali e Diritti umani – potrebbe indirettamente essere la causa di danni peggiori ! Quindi meglio limitarli, certi rischi, e tagliare qualche garanzia sociale, come la scuola o la sanità pubblica o le assistenze sociali.

    Occasione per mistificare ancora il significato delle parole : “riforma” non rappresenta più “progresso-evoluzione”, ma esprime invece solo la volontà di realizzare scelte politiche e comportamenti sociali involutivi, che tolgono garanzie subito e promettono benessere in futuro.

    Su un altro campo si è provveduto a minare il sistema monetario mondiale. Dopo aver fatto accettare e digerire la definizione che il denaro "non è un mero mezzo di scambio, ma un bene negoziabile" e che può pertanto avere una vita propria.  Senza nessun vincolo tra valore facciale e valore intrinseco, quindi il mondo ha cominciato a correre furiosamente e tutto quello che questa folle corsa ha incontrato sulla propria strada, ha potuto essere spazzato via. 

    A qualunque costo. Del resto il denaro per comprare o per corrompere qualsiasi resistenza, non può mancare più, almeno chi può crearlo dal nulla.

    La grande truffa è ormai dichiarata e il mondo che, per un breve periodo illusorio, aveva creduto che si potesse almeno in minima parte ridurre l’eterna distanza tra poveri e ricchi, è tornato a ridividersi, non più tra nobili e plebei, non più tra uomini liberi e schiavi, non più tra ricchi commercianti e poveri operai, ma tra "pochissimi ricchi sempre più potenti"  da una parte e “tutti gli altri”, tutti quelli che non hanno, che hanno poco e anzi devono farsi carico dei beni e dei servizi pubblici. Il ceto medio che aveva nutrito qualche velleità di arricchimento, ha ripreso vigorosamente a perdere terreno, in fondo, nel breve periodo in cui si è espresso come forza sociale è sempre stato un fastidio, composto come ra da gente che non si poteva definire povera ma che non era abbastanza ricca, difficile da definire, ma facile da incantare con poche promesse azzeccate.

    E cominciarono a crollare anche i valori sociali, i valori umani. Ma i valori crollarono  non solo per chi, per sua costituzione truffaldina, li aveva sempre ignorati mettendosi sempre dalla parte del più forte, indipendentemente da chi fosse, ma crollarono anche nella considerazione generale.

    In pratica tutti quelli che insistevano a voler rispettare la legge in quanto tale, a voler rispettare i diritti del prossimo per pretendere il rispetto della propria libertà, a voler credere con orgoglio nei propri principi e a voler difendere i più indifesi, improvvisamente non erano più considerati come solo come degli ingenui idealisti ma come dei poveri fessi che insistono a non capire come funziona il mondo.

    Superato questo scoglio, mistificando ancora - almeno in Italia - e usando una parola ammiccante come "furbetto", per definire chi altrove sarebbe stato solo un “ladro o malfattore” e declassando come semplici peccati veniali, dei veri e propri atti criminali contro la società e lo Stato, la Società è tornata ad essere governata democraticamente dalla legge del più forte. Il tutto tacitamente, senza clamore, tanto che non casualmente qualcuno ha potuto anche permettersi di parlare di una "cultura che non serve per mangiare".

    Nell'indifferenza quasi generale.

     

    Il "paradosso" dell'illegalità

    Cosicché, anche i più onesti, quelli che continuavano a lavorare ed a vivere nel rispetto della propria legge morale e, forse senza nemmeno volerlo, nel rispetto della legge vigente, cominciarono a pensare che in fondo chi stava sbagliano erano proprio loro: quelli che non sapevano adeguarsi ad una nuova società.

    Si è creata qualcosa che non può essere definita altrimenti che un "paradosso" dell'illegalità che diventa tollerata, quasi dominante e che riesce a relegare in un angolo chi, per propria forma mentis o forse per un desueto senso dell' onestà, è incapace a delinquere.

    Ma se ne vergogna, ritenendosi meno abile, meno esperto o intelligente di altri che, senza troppi scrupoli di coscienza e senza che nessuno realizzi quanto sia indecente, si erge a maestro di vita, e viene ascoltato ed invitato a spiegare come funziona il sistema e come si può “migliorare” la qualità della vita. Dal suo punto di vista.

    Ma il vero problema è la confusione esistente tra Giustizia e Legge: Il significato è stato ufficialmente travisato e per "legge" non si intende l' “espressione della Giustizia applicata alla società, bensì un insieme di regole che non ostacolino il funzionamento del sistema economico anche se ha prevaricato gli interessi del sistema sociale.”

    Tutto è più semplice, e le leggi possono essere interpretate e applicate semplicemente secondo le proprie più immediate esigenze, quindi basta solo fare ciò che non viene esplicitamente vietato dalla legge, per agire lecitamente, legalmente. Qualsiasi altro danno provocato, se non è perseguibile è lecito. Accidentalmente si può anche rispettare il significato intrinseco della norma, ma è un fatto non essenziale, la cosa importante è che l’interpretazione della legge non sia indiscutibile.

    Mi sono permesso questa lunga digressione non per mescolare argomenti economici, finanziari e monetari con quelli sociali e linguistici ma solo perché mi è sembrato corretto andare a cercare i motivi per cui oggi non siamo più in condizione di definire esattamente quello che intendiamo per "morale o per onesto". La morale corrente dovrebbe essere l'espressione del pensiero della maggior parte della società.

    Ma quello che sentiamo dai mass-media farebbe presupporre che la morale corrente abbia ormai assimilato il comportamento dei "furbetti" e dei politicanti opportunisti, perché tutti ne parlano e quindi sono loro che sembrano costituire ormai la morale della maggioranza della società.

    A quel che ci fanno intendere questa sarebbe la "morale corrente" che dovremmo rispettare. A questo punto si inserisce il concetto di "quantità e qualità della informazione". Credo che stiamo entrando nel punto più interessante dell'analisi:

    • le informazioni che riceviamo, vengono elaborate nel rispetto, e sono espressione, della "morale corrente"?
    • O piuttosto vengono presentate in modo da farci credere che esista una maggioranza che crede in valori morali differenti, più bassi in genere, dei nostri?
    • O le notizie ci bengono trasmesse per orientarci e farci sembrare vera solo una “illusione di morale corrente” ? 
    • Quella che ci viene proposta come "morale corrente" è effettivamente il pensiero che riflette la maggioranza della società?  

    È tutto qui il vero dilemma, è questa illusione che ci fa sentire più soli, più isolati: in minoranza appunto. E per questo, non riusciamo a renderci perfettamente conto di quanto sia consistente e condiviso il pensiero di ciascuno di noi.

    Non possiamo razionalmente comprendere che, malgrado la maggior parte delle persone, abbia idee normali, come quelle di un padre o di una madre di famiglia, quando ci propinano informazioni su un qualsiasi argomento di carattere sociale o politico, raramente vediamo che coincide con quello dell'uomo della strada, ma viene difeso, contro il nostro parere e forse di quello della vera maggioranza sconosciuta, in nome della democrazia (mi scuso per la D-minuscola, ma è d'obbligo).

     

    Crediamo di parlare al Mondo   

    Infatti le nostre idee, quelle semplici, della gente, quelle di cui si sente parlare al bar, o quelle che condividiamo con i nostri amici, che pubblichiamo su Facebook, o che diffondiamo su qualche sito Web possono raggiungere una quantità estremamente limitata di persone e quindi difficilmente potranno competere con la potenza dirompente di altre informazioni, diffuse a mezzo dei media generalisti, indipendentemente dall’interesse e dall’importanza del loro contenuto o dalla condivisibilità di ciò che esprimono.

    Facciamo un esempio molto banale: Prendiamo proprio questo articolo, indipendentemente da quanto possa risultare interessante o insipido, cercheremo di farlo leggere al maggior numero possibile di persone e, con la collaborazione di amici, conoscenti, siti Web, associazioni e passaparola, riusciremo, forse, ad avere un numero di letture che - se ci impegneremo a diffonderlo -  arriverà a  poche migliaia di persone.

    Non dobbiamo dimenticare che le persone che raggiungeremo avranno con noi un'affinità culturale, sociale o di altro genere e che quindi a priori, questo scritto avrà una diffusione limitata nell'ambito di una "elite" e che non raggiungerà mai chi non ci conosce o quelle persone a cui siamo antipatici o che non hanno idee sociali o politiche simili alle nostre. Figuriamoci quindi, con quante possibilità potrà mai essere letto da gli altri ( 60 milioni di italiani più il resto del mondo - ovviamente esclusi i lettori di cui sopra).

    Ora restiamo con i piedi in terra, ricordiamoci che è chiaro che la capillarità e la diffusione di un articolo dipende molto dalle capacità e dalla notorietà dell'autore, che viene apprezzato oltre che per il contenuto stesso di quanto scrive, anche per la sua autorevolezza, se riconosciuta.

    Ma non è sempre e solo così; infatti se questo stesso articolo, per motivi di convenienza, di simpatia o di affiliazione, fosse distribuito dalla Reuters o dall'Ansa, sarebbe immediatamente ripreso dalle maggiori testate giornalistiche e radiotelevisive nazionali e, forse anche estere. Il contenuto o la consistenza dell'articolo stesso sarebbero un elemento utile per avere qualche lettore in più, ma non essenziale per determinare i canali di distribuzione.

    Appare evidente pertanto quanto sia enorme la sperequazione determinata dalle differenti possibilità di accesso ai canali di informazione, ma non è questo il punto principale,che vogliamo toccare.  Ci sembra più importante invece cercare di comprendere la strana percezione che si viene a creare nell'ambito della "piccola elite delle poche migliaia di persone", di cui abbiamo appena parlato.

    E’ un piccolo mondo che condivide ed apprezza una determinata forma di comunicazione e di visione del mondo, che ha idee piuttosto simili e che, nel vedere che le proprie convinzioni, vengono diffuse e commentate da documenti che girano via Web (perché riproposti su vari canali dagli stessi partecipanti di questa piccola elite), si illudono che con le loro stesse conferme incrociate, siano essere riusciti a diffondere il proprio pensiero ampiamente, forse anche alla maggioranza della società.

    In senso concreto questa sensazione non sarebbe sbagliata, particolarmente quando le informazioni diffuse attraverso questi "circuiti di serie B" riportano dei contenuti autentici, documentati e condivisibili da tutti e che, per la loro scontata verità, esprimono esattamente il pensiero della maggioranza della società (anche se solo per un difetto di informazione non saranno percepite come maggioranza ma solo come semplice somma di tante elite, piccole o grandi che siano).

     

    La disillusione però arriva presto     

    Però queste "notizie di serie B" benché autentiche e condivise da tanti, spesso non si trovano tra le prime pagine dei media main-stream, che pur vivendo una propria autonomia ed indipendenza economica, le informazioni non le cercano ma le ricevono e comunque devono selezionarle a seconda dell'importanza o della loro opportunità e coerenza con la linea editoriale. 

    Le notizie da prima pagina non sono certo la voce della società. Normalmente.

    Quindi, sempre per esemplificare, se i media main-stream ricevono due notizie: una dagli organi governativi, industriali, imprenditoriali o editoriali, e un'altra da fonti, diciamo "indipendenti" che provengono dalla gente, pur se entrambe le notizie esprimono opinioni sullo stesso argomento, è evidente che - se tutto va bene -  avranno posizione, titoli e peso ben diversi nell'impaginazione.

    In fondo è solo il gioco delle parti, come sempre è stato nella storia, è l'influenza, la ricchezza e la possibile prodigalità di chi sta mischiando le carte, che deciderà da quale parte dovrà girare il mazzo e chi sarà il primo a giocare. Niente di nuovo quindi, tanto più in una società come quella attuale piena di incertezze, di compromessi e di interessi nascosti.

    L'uomo in fondo non è molto differente da quello che è stato per tanti secoli e resta sempre stupìto ed ammaliato dai giochi di prestigio, dai fuochi d'artificio, dall'abilità dialettica, da tutte quelle opere capaci di mistificare la realtà, di farla sembrare, più colorata, meno triste: L’ illusione è come vivere in una favola . Ma come in tutte le civiltà che si sono susseguite nei millenni chi, alla fine vive felice e contento è sempre e solo chi sa fare meglio i suoi trucchi.

    Sono loro quelli che ammaliano, perché ci illudono e in fondo forse ci piacciono.

    Prima era la paura del tuono che i sacerdoti spiegavano come voce di Dio, poi le divinazioni e gli aruspici, che usavano la loro voce nel nome di una potenza divina, poi gli Dei e le Religioni, poi gli estremismi dell'Illuminismo, del Nazismo, del Comunismo, dell’Islamismo, del Neo-liberismo, ora la democrazia.

    Ma la nostra illusione di oggi è una democrazia con la "D" minuscola, mistificata anche Lei, che doveva esprimere il pensiero e la volontà del popolo ma che è rimasta solo un Nome, una delle tante belle, importanti, altisonanti, indiscutibili parole che deve piacere a tutti, come la Madonnina in cima al letto di Nonna che, quando passavamo in camera da letto, voleva che ci facessimo il segno della croce.

    Oggi se ci fosse ancora quella Madonnina di Nonna, sarebbe fatta in Cina o in India da qualche bambino affamato che non avrebbe nessuna voglia di chiedersi a che servirà quella maternità che, per lui, significa solo pochi centesimi da portare a casa per la cena.

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