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    Non c'è tempo per andare al mercato per informarsi e fare un giro

    Tra le bancarelle

    Abbiamo perso l'abitudine ad informarci, abbiamo perso la nostra abitudine a scegliere tra le cose che vediamo con i nostri occhi e ormai non controlliamo più nemmeno quello che ci viene detto. Ci crediamo.
    29 aprile 2016 - Ernesto Celestini

    Campo de Fiori, Roma

    Quando mamma era ancora giovane la mattina era una sua abitudine andarsene al mercato,  faceva sempre un giro tra le bancarelle, sorrideva a chi la invitava a comprare mentre gridava per esaltare la bontà  e la freschezza della sua merce, ma lei guardava solo. E non comprava  niente. Prima voleva vedere tutto,  voleva vedere cosa c’era sui banchi oggi  e  poi  guardava anche  nelle cassette poggiate per terra una sull’altra, accanto ai banchi, voleva essere sicura di poter scegliere e voleva fare la scelta migliore.
    Voleva sapere quanto costava la frutta, quali erano le verdure di stagione arrivate oggi,  se le uova erano fresche e poi cercava di farsi un rapido conto per capire se le sarebbero bastati i soldi per comprare anche il pollo o il formaggio.
    Altri tempi, quaranta o cinquanta anni ormai sembrano un’eternità per quanto sono cambiate le cose da allora,  per quanto il mondo si è trasformato in un  tempo breve ma che ha cominciato a correre sempre più veloce.
    Mia madre - come tutte le donne-di-casa-che-non-lavoravano – dopo aver ben controllato che cosa c’era da comprare,  pensava a cosa le sarebbe piaciuto preparare per pranzo e per cena. Poi guardava nel borsellino e si adeguava scegliendo secondo le sue possibilità, solo quello che poteva comprare e rinunciava a comprare quello che non le sembrava fresco, che non era conveniente o che – lei – considerava troppo caro.
    Qualche volta la frutta era a buon mercato e allora ne comprava anche per il giorno dopo, altre volte le uova erano fresche di giornata e non poteva far a meno di comprarle –  i bambini “l’ovetto fresco”   potevano berselo crudo – altre volte il pollo era troppo caro e allora,  niente  pollo, meglio le alici oppure il formaggio – visto che la ricotta o il primo sale costavano meno.
    Insomma faceva quello  che hanno sempre fatto quelle che chiamavamo  mamma di famiglia,  semplicemente non buttava via con facilità i pochi  soldi che erano entrati in casa e prima di comprare voleva poter scegliere  ed essere lei a decidere, come spendere  e quanto spendere  per mettere a tavola qualcosa di buono e di sostanzioso per tutti.  
    All'epoca i soldi erano pochi e quindi era giocoforza evitare di fare errori e ci si doveva informare per capire bene cosa si poteva comprare e che cosa, invece, non conveniva comprare. Certo c'era sempre qualche cialtrone, spesso di bella presenza, che aveva l'abilità di nascondere le magagne della sua merce,  di far sembrare bello e conveniente anche quello che non c'era o di vendere solo parole. Con il loro altoparlante  a tromba spesso facevano sembrare un affare anche certa roba che altri si sarebbero vergognati solo a nominare, perché sapevano di non saper ingannare e se ne facevano uno scrupolo. Meglio dormire tranquilli, anche se a stomaco vuoto. Ma c’erano certi venditori ambulanti – quelli con poca coscienza - che qualche volta, davano la fregatura anche alle brave mamme di famiglia, quelle che si credevano più scaltre e che magari avevano meno soldi e meno cervello di altre.
    Ma questo le poteva capitare una volta sola, perché poi le Signore stavano più attente, erano più guardinghe e andavano a comprare  da un’altra parte.
    Oggi invece le cose sono molto cambiate perché una qualsiasi mamma di famiglia, se vogliamo continuare a parlare di mamme e di famiglia, deve lavorare anche lei, perché gli standard di vita previsti dalla società in cui viviamo prevedono che un solo stipendio non basti più e poi la Donna può realizzarsi solo lavorando.  Intendiamoci, niente in contrario con le donne, con il lavoro e con i diritti, il fatto è che con questa scusa e con un consumismo esasperato, lavorando in due, oggi, una coppia non mette insieme il doppio dei soldi e non raggiunge una qualità di vita due volte meglio di quando la donna preferiva fare la Signora. Le spese superflue e quelle assolutamente obbligate si portano via molto di più di uno dei due stipendi.
    Infatti anche oggi - come allora -  i soldi,  per chi lavora a stipendio e per chi rispetta le regole, sono pochi  ma le cose sono cambiate e non c'è più tempo per andare al mercato per informarsi e fare un giro delle bancarelle, e nemmeno per vedere quali sono i prodotti di stagione. Con la globalizzazione non ci sono più né primizie né stagioni. Ovunque.
    Anzi per essere sinceri i mercati rionali sono sempre meno e non ci sono più nemmeno le bottegucce  del calzolaio, del fornaio, del droghiere o del macellaio sotto casa. Certo qualcuno di questi negozietti, tirando la cinta, riesce ancora a restare aperto, ma la mamma o il papà di famiglia la spesa la devono fare di corsa e per sbrigarsi possono correre solo al supermercato più vicino casa, dove trovano tutto  e comprano - senza scegliere -  solo quello che vedono esposto sugli scaffali.
    Non c'è tempo per controllare se il prezzo è buono o se la merce è fresca, il tempo non c’è …. E allora si compra subito la prima cosa che si trova,  senza scegliere e senza nemmeno chiedersi se, in un ipotetico negozio sotto casa,  stiano vendendo  gli stessi prodotti o prodotti  di miglior qualità  a prezzi più convenienti.
    Ci siamo abituati -  travolti dal ritmo della vita e del lavoro -  a comprare quello che gli esperti di marketing hanno deciso di farci comprare, al prezzo che decidono loro. 
    Anzi a volte sentiamo un desiderio di spendere e andiamo con piacere a  comprare certi oggetti,  solo per sentirci accettati da una società immaginaria che la pubblicità ci fa credere che sia reale,  solo per adeguarci al comportamento degli altri e per non sentirci esclusi: compriamo a scatola chiusa per soddisfare certi bisogni alimentati più dal subconscio che dalle vere necessità di tutti i giorni.  Spesso compriamo solo per il bisogno di comprare, anche se non abbiamo i soldi in tasca: dobbiamo far girare i soldi, e se non bastano  meglio, spenderemo quelli che guadagneremo domani, forse.
    Abbiamo smesso di scegliere sia perché non abbiamo il tempo per sapere che tipo di merci sono sul mercato sia a che prezzo sarebbe corretto comprarle, essenzialmente perché è diventato sempre più difficile saperlo,  per il fatto che le merci ormai vengono prodotte e imposte alla distribuzione sempre più solo dalle grosse aziende che dispongono di enormi capitali e che monopolizzano il mercato. Dopo aver distrutto con la loro concorrenza quellefastidiose piccole imprese familiari che lavoravano per un piccolo profitto e che davano lavoro  alla gente del posto.

    Abbiamo perso l'abitudine di controllare,  di informarci e anche la libertà di scegliere cosa sia più conveniente per noi, ma in termini reali, concreti, i nostri soldi li stiamo spendendo nel modo in cui ci viene detto di spenderli, nel modo in cui ci possiamo uniformare con gli altri, ma è anche importante far vedere a tutti che cosa abbiamo comprato,  per far sapere  che Noi non siamo da meno di loro.
    Ci siamo abituati a spendere soldi senza pensare se serva-veramente, sia conveniente-veramente o se abbiamo-veramente quei soldi che stiamo spendendo.
    Di questo sono ben consapevoli le aziende che vendono prodotti studiati e calibrati per rispondere ai desideri stimolati nel cittadino-consumatore - secondo le loro più recondite convenienze -  indipendentemente dal fatto che il prodotto venduto sia utile e non sia pericoloso per essere consumato in modo sicuro da una clientela ignava che non si fa più domande.
    Ignava essenzialmente – o forse disinteressata -  del fatto che certe vanità, certe frivolezze non basta potersele  "permettere" percredere di acquisire un rango superiore.
    Proprio per questi comportamenti avventati – o meglio orientati -  l'informazione può permettersi di non essere accurata, anzi di essere molto attenta nella sua approssimazione,  non di rado ingannevole e  volta a curare gli interessi di chi ha il coltello dalla parte del manico, di chi può permettersi di controllare e di indirizzare le scelte fatte dai media,  dall’informazione.
    E, visto che ormai abbiamo perso le abitudini a scegliere, tanto vale evitare di perdere tempo per dare alla gente troppe informazioni sulla merce che viene venduta, su chi la produce, sul costo del lavoro, su che età hanno i lavoratori e dove la merce viene prodotta, se viene conservata e distribuita secondo regole previste dalle leggi, se i costi promozionali sono esagerati o se il margine che retribuisce l'investimento sia proporzionato all’investimento stesso.
    Come dicevamo abbiamo perso le nostre abitudini, non solo quelle di controllare se quello che abbiamo comprato corrisponda a quello di cui avremmo avuto bisogno, ma anche ad informarci se esiste qualcosa di più consono alle nostre necessità, se esiste qualcosa con un prezzo ed una qualità più funzionale alle nostre possibilità, se i nostri bisogni sono reali o se sono semplicemente indotti da un sistema di informazione che , in questo caso sì,  funziona-condiziona le nostre scelte e il nostro modo di spendere i soldi.
    Le solite ovvietà, le solite lamentele di chi si limita  ciancicare quattro parole per il piacere di sentirsi parlare e poi non fa niente di concreto ….  ma queste quattro parole non vogliono mica parlare del bel tempo andato, anzi, vogliono parlare di politica.
    Quella politica che ha imparato a muoversi secondo le regole e comportamenti psicologici che da anni controllano i consumatori per mezzo del mercato.  Una politica che oggi viene proposta vendendo in tutto il mondo  dei personaggi come se fossero dei prodotti o dei gadget, facendoceli sembrare più belli e più volitivi dei gadget concorrenti nello stesso segmento di mercato, senza nessuna necessità di doverci raccontare chi sono e se ce ne sono altri.
    Perché tanto NOI ormai abbiamo perso l'abitudine ad informarci, abbiamo perso la nostra abitudine a scegliere tra le cose che vediamo con i nostri occhi e ormai non controlliamo più nemmeno quello che ci viene detto.  Ci crediamo. 
    Non è facile conoscere chi sono veramente questi signori che troviamo sulle liste dei candidati da eleggere. Poche migliaia di persone scelte per essere elette.  
    Questi aspiranti politicanti o più spesso esperti politicanti -  cosa hanno fatto nel loro passato? 
    Sono persone degne ed abili per rappresentare  chi dovrebbe votarli ? 
    Per quali motivi aspirano ad una carriera politica?  
    Come  vorrebbero fare - quello che dicono di voler fare - per migliorare la qualità di vita della gente che dovrebbe eleggerli?

     

    Come li possiamo distinguere dagli ambulanti-imbonitori che cercavano di dare qualche fregatura alle nostre mamme? 
    Quali sono le garanzie di onestà e di rettitudine morale possono presentare a chi, senza sapere né chi sono, né da dove vengono, avrà solo il dovere di sceglierli?
    Note:

    Prima pubblicazione su http://bosqueprimario.blogspot.it/p/blog_28.html

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