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Habemus Arpa

I dubbi sull’efficacia dell’atto d’intesa all’indomani del sopralluogo in Ilva
5 aprile 2006
Michele Tursi (michele.tursi@corgiorno.it)
Fonte: Corriere del Giorno 5/4/06

Udite, udite. La notizia è per certi versi clamorosa. Habemus Arpa! L’Agenzia regionale per la protezione ambientale, si è manifestata in tutto il suo
splendore dinanzi agli occhi dell’opinione pubblica.
Cokeria stabilimento siderurgico
Deo Gratias!

Lo apprendiamo in clima quasi mistico e non solo per l’avvicinarsi della Pasqua. La stessa Arpa, come il Bene che combatte il male, per dare prova della sua esistenza ha scelto l’inferno. Non quello dantesco di Caronte e del conte Ugolino, ma quello non meno incandescente dell’Ilva, dove novelli alchimisti sapientemente mescolano materie prime ricavandone metalli lucidi e resistenti. L’Arpa, dunque, in ossequio a quanto previsto dall’atto d’intesa del 15 dicembre 2004, l’altro ieri si è recata nello stabilimento siderurgico per verificarne l’attuazione. Meraviglia delle meraviglie, altiforni, cokerie e parchi minerali sembrano appena lavati con Spic e Span. La relazione dell’Arpa è un continuo “vattuttobenemadamalamarchesa”.

A posto le autorizzazioni per gli scarichi idrici; bene l’acquisizione dei dati sugli scarichi di cokeria in atmosfera; precisa l’attività di bonifica e rimozione dell’amianto; in perfetta tabella di marcia lo smantellamento dei trasformatori ad apirolio; puntuale la filmatura del parco minerali; già eseguito lo spostamento del cumulo di olivina a 240 metri dal muro di cinta; in itinere il secondo lotto di lavori per la copertura delle linee di trasporto dal quarto sporgente del porto al parco minerali.

Come ogni torta che si rispetti, anche l’Ilva ha preteso la sua ciliegina e nel verbale della visita si sottolinea che l’azienda “non è stata ancora convocata al tavolo tecnico per la definizione del barrieramento al margine del rione Tamburi tramite il completamento delle colline ecologiche”. Come dire: noi, la nostra parte la stiamo facendo fino in fondo. Ora tocca voi!
Ragionamento ineccepibile per chi alloggia al secondo piano del palazzone grigio sulla statale per Bari. Un po’ meno per chi osserva lo stabilimento al di qua dei Due Mari.

Come indicato nello stesso verbale, l’ultima visita dell’Arpa in stabilimento è del 28 giugno 2005: 10 mesi fa. Un’ispezione all’anno (per lo più guidata ed annunciata immaginiamo) è sufficiente a garantire il pieno controllo e quindi il pieno rispetto delle leggi ambientali in una fabbrica che si estende su 15 milioni di metri quadri? E ancora: l’Arpa prende atto di una serie di misure attuate dall’Ilva. Interventi che, in molti casi sono obblighi di legge (amianto e apirolio) a cui l’azienda siderurgica avrebbe dovuto adempiere anche senza l’atto d’intesa. “Continuano le attività di acquisizione on line - si legge nel verbale - da parte del Dipartimento provinciale di Taranto degli scarichi convogliati in atmosfera dei camini batterie forni coke e agglomerato”.

Bene, ma i dati sono nella norma o ci sono stati superamenti? E in questo caso,
sono state adottate prescrizioni tali da riportare i valori nei limiti di legge? Ci chiediamo inoltre, se i solerti tecnici dell’Arpa, oltre che rendere visita all’Ilva, verificano con regolarità l’efficacia delle misure contemplate nell’atto d’intesa.

Cioè: lo spostamento dell’olivina, la copertura dei nastri trasportatori (ancora parziale), la filmatura dei cumuli del parco minerali, contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria al rione Tamburi in primo luogo e nel resto della città?

In altre parole: i livelli di polveri totali sospese, di Pm10, di benzene, di idrocarburi, di ossido d’azoto, sono diminuiti, sono rimasti uguali, sono aumentati?

Insomma la città ricava un reale beneficio da quanto l’Ilva compie al suo interno?

E’ evidente, che se così non fosse, l’intero telaio dell’atto d’intesa, crollerebbe rovinosamente.

A cosa ed a chi, infatti, servirebbe un accordo finalizzato a contenere l’inquinamento che, di fatto, non raggiunge l’obiettivo per cui è stato costruito?

Certamente non alla città ed ai suoi cittadini. Un’intesa che, tra l’altro, è rimasta monca in una sua parte fondamentale: il risanamento del rione Tamburi ed in particolare della zona a ridosso del parco minerali. Il Cipe, infatti, ha bloccato il finanziamento di 40 milioni di euro destinato alla demolizione ed alla costruzione di 450 alloggi dei Tamburi ed ha chiesto chiarimenti a Comune di Taranto e Regione Puglia.

L’atto d’intesa del 15 dicembre del 2004, dunque, da un lato è del tutto inattuato (quello che compete al Comune di Taranto), dall’altro procede a senso unico (Ilva) senza che nessuno ne verifichi l’efficacia.

Ma che c’importa. L’Arpa c’è. E si vede!

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