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Articolo sul settimanale diocesano "Nuovo Dialogo"

Taranto fra ambiente e industrie. Occorre sottrarsi al ricatto occupazionale

La soluzione non è quella di chiudere imprese ma di chiedere il rispetto delle norme anti-inquinamento
1 aprile 2007
Mimino Damasi

Diamo prima i numeri piccoli: terzi nel basket femminile di A1; sesti nel volley maschile di A1 e nel calcio di C1; poi i numeri grandi: penultimi (23 su 24) fra le città con più di 150 mila abitanti per la raccolta differenziata dei rifiuti; penultimi (102 su 103) fra i capoluoghi per la qualità della vita; poi i numeri della vergogna: non classificati fra le città a misura di bambino (a metà classifica fra quelle a misura di... cane), oltre 600 milioni di euro di debito, duemilasette le fiammelle accese da “la città che vogliamo” nei giorni scorsi in piazza Maria Immacolata per ricordare le vittime del lavoro (tra morti e feriti) negli ultimi tre anni, primi in Europa per l’aria più inquinata.

Sono solo alcuni numeri che riguardano Taranto che offriamo come promemoria a coloro che si candidano (chi sono e quanti sono?) a guidare una città allo sbando e non da un anno soltanto.

Intrecci, intrighi e ingorghi pre-elettorali non hanno ancora permesso, salvo pochissime eccezioni (meno di un... paio), di conoscere uno “straccio” di programma. Speriamo tra non molto di leggere tra i primi punti programmatici dei candidati a sindaco l’emergenza ambientale. Lo speciale di questo numero affronta senza tabù alcuni nodi della questione (Ilva, Agip, Alenia, insediamenti militari, rigassificatore) facendo emergere non un ambientalismo modaiolo, ma l’aspetto più inquietante del problema: posti di lavoro in cambio di... salute, ore di straordinario in cambio di... diritti. Si tratta di un ricatto a cui la città non riesce a sottrarsi.

Naturalmente la soluzione non è quella di chiudere imprese ma di chiedere il rispetto delle norme anti-inquinamento (come già avviene in altri siti altamente industrializzati) e una serie di investimenti diversificati per valorizzare e rilanciare altri settori economici che possano sottrarre Taranto dalla marginalità in cui si trova relegata.

Abbiamo bisogno di amministratori-baluardo che stiano in piedi di fronte ai poteri forti del mondo imprenditoriale nazionale e locale, pubblico e privato, che si oppongano ad ogni scempio ambientale e urbanistico, che abbiano sogni da realizzare, che ascoltino i bisogni della gente, che si avvalgano di competenze, che sappiano coniugare legalità ed efficienza, che abbiano amore per la città e lungimiranza per i figli che nascono e crescono. È questa la città che vogliamo immaginare e per la quale impegnarci da cittadini liberi e da cristiani innamorati di ogni persona.

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