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Iniziativa dell’associazione “Taranto Anno Zero” e dell’avvocato Rocco Suma

16 cittadini portano l'ILVA dinnanzi al Tribunale Civile

27 maggio 2007
Fonte: Corriere del Giorno

Laddove l’azione amministrativa ha fallito o si è dimostrata inadempiente, arriverà la giustizia civile? Taranto, ancora una volta, si affida ai giudici per chiedere il rispetto delle norme a tutela dell’ambiente e della salute da parte delle grandi industrie che operano sul suo territorio. Sedici cittadini hanno citato l’Ilva dinanzi al Tribunale civile. L’iniziativa nasce dalle sollecitazioni dell’associazione “Taranto Anno Zero”, l’assistenza legale è affidata all’avvocato Rocco Suma. “Vogliamo sgomberare il campo da equivoci spiega l’avvocato Suma - precisando che il nostro scopo non è quello di chiudere l’azienda siderurgica, nè di voler speculare con azioni risarcitorie. Con la citazione vogliamo riaffermare il principio sancito da una serie di norme in vigore nel nostro Paese, a cominciare dall’articolo 844 del Codice Civile collegato con gli articoli 9, 32, 41 e 42 della nostra Costituzione”.

16052007 La prima udienza è fissata per il prossimo trenta ottobre. L’avvocato Suma in nome dei sedici ricorrenti, chiede al Tribunale di “ accertare l’immissione nociva e non tollerabile di fumi, materiali gassosi e non, rumori ed odori e quant’altro sia lesivo della salute della persona, della salubrità dell’ambiente e dei beni materiali (mobili ed immobili) degli attori, nelle more, di inibire l’uso delle attrezzature, apparecchiature e quant’altro che non sia in linea con i Regolamenti Comunitari e le Norme Nazionali in tema di immissioni nocive nell’aria e nell’acqua, se del caso con un provvedimento cautelare d’urgenza che si chiede sin d’ora ”. Infine, di condannare l’Ilva “a rimuovere definitivamente le cause di tali immissioni, eventualmente ordinando l’applicazione delle più moderne tecnologie atte al predetto scopo”.

A sostegno delle tesi sostenute nell’atto di citazione, si chiede “l’acquisizione delle consulenze tecniche espletate nel processo penale N. 6144/01 RG 8035/05 RG Dib. a carico di Riva ed altri, discusso innanzi al Tribunale di Taranto, Giudice monocratico dott. Rosati; ove ciò non sia possibile o si ritenga di dover disporre altra consulenza, voglia il Tribunale adito preliminarmente acquisire le risultanze dei monitoraggi effettuati dall’Arpa Regione Puglia nelle more del Giudizio, ovvero verificare i suddetti parametri a mezzo dei Carabinieri del Noe”.

18052007 Nella lotta ambientalista si apre un nuovo fronte. Dopo le inchieste penali che possono solo accertare l’avvenuta violazione di legge, ma non impedire che si rinnovi, e visti gli insufficienti risultati ottenuti con gli atti d’intesa siglati con la Regione Puglia, gli Enti locali e le parti sociali, “Taranto Anno Zero” percorre una nuova strada. “Vogliamo ripristinare il principio della salvaguardia dell’ambiente e del diritto alla salute - spiega Gentile - per questo crediamo nell’efficacia dell’azione civile”. Nell’atto di citazione, infatti, si spiega che la domanda rivolta al Tribunale riguarda principalmente l’applicazione “delle norme vigenti in tema di immissioni, partendo dall’art. 844 del codice civile, per ottenere una provvedimento di inibizione nei confronti della società convenuta, acchè cessi di immettere nell’aria fumi e materiali ancorchè gassosi e no) nocivi, oltre la normale soglia di tollerabilità, nonchè in maniera illecita ed illegittima; tutto ciò attraverso l’imposizione dell’adozione dei ritrovati tecnici più moderni – a propria cura e spese – in tema di controllo delle immissioni nocive o (in ultima analisi) attraverso l’inibizione all’uso di quelle parti dell’impianto industriale non sottoposto o sottoponibile a controllo chimico/meccanico per la riduzione delle immissioni”. Il principio è semplice: l’Ilva deve attenersi alle leggi dello Stato Italiano e laddove dovesse risultare inadempiente rispetto ad esse, deve provvedere a sue spese all’adeguamento degli impianti.

24052007 A suffragio di una situazione ambientale compromessa dall’attività industriale ed in particolare dello stabilimento Ilva, l’avvocato Suma cita i processi penali e le condanne subite da alcuni rappresentanti dell’azienda siderurgica. “Non lasciano dubbi - scrive nella citazione - perciò, i risultati cui sono giunti i periti del Tribunale Penale di Taranto, oltrechè numerosi tecnici, fra cui il prof. Assennato Dirigente dell’Arpa Regionale della Puglia, ovvero i dati elaborati da PeaceLink sulla base del Registro Ines per le immissioni inquinanti; anche i risultati di rilevamento delle centraline di monitoraggio rivelano un alto indice di presenza di PM10, la cui media è di per sé alta, ma la situazione paradossale è che i valori più alti si riscontrano nella rilevazione notturna (ore 2/3) quando la circolazione degli autoveicoli è pressochè nulla. I dati raccolti sin qui, non possono non giustificare la richiesta inibitoria/ interdittiva nell’uso delle apparecchiature, macchinari ed – in genere – dello stabilimento Ilva nella parte in cui consentono le immissioni nocive e/o intollerabili, ovvero nell’ordine giudiziario di apporre tutte le cautele tecniche acchè detta fenomenologia sia fortemente ridotta sino a riportare le immissioni nei range di tollerabilità. La legittimazione attiva a tale domanda è intrinseca nell’essere stabilmente residenti a Taranto o nelle aree urbane immediatamente limitrofe, ovvero nell’esercitare una attività lavorativa nella medesima area. Non occorrendo più la contiguità nei fondi per ottenere la chiesta tutela, pare sufficiente l’essere stabilmente limitrofi all’area urbana interessata dalle immissioni dell’Ilva spa, così come l’interessamento al fenomeno del Territorio si appalesa dalle tavole allegate alla relazione del prof. Assennato”.

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