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TarantoViva presenta una Conferenza/Dibattito il prossimo 10 agosto c/o Villaggio Fata Morgana

"La Questione Ambientale e il ruolo delle Associazioni"

"L'entusiasmo, l'amore per la città, il desiderio di autotutela e di partecipazione diretta da parte della cosiddetta cittadinanza attiva devono essere considerati un valore aggiunto su cui fare affidamento e leva nell'evoluzione e nel progresso della comunità e quindi una risorsa utilissima"

Locandina dell'iniziativa c/o Fatamorgana La questione ambientale a Taranto, sia nella sua complessità che nella sua drammaticità, è ben nota. Forse un dato eloquente per descrivere in sintesi la portata inquinante delle attività industriali è quello del rapporto APAT del 2006 che sottolinea che a Taranto c'è una situazione limite rispetto al resto d'Italia. Il 93% delle polveri sottili presenti in città deriva dall'area industriale al contrario di quanto avviene a livello nazionale dove questi agenti inquinanti sono causati perlopiù dal traffico. Tra gli impianti industriali spicca la maggiore acciaieria italiana, estesa per 15 milioni di metri quadrati, con parchi di deposito di minerali ferrosi grandi 660.000 metri quadrati, qui lavorano circa 13.000 persone, qui si produce circa il 50% dell'acciaio nazionale, intorno ai 10 milioni di tonnellate all'anno, qui si realizzano importanti utili economici, ma l'impatto ambientale dello stabilimento è proporzionale alle sue dimensioni. Citeremo ancora una volta il rapporto EPER del 2004 che stima che dallo stabilimento Ilvaderivi il 10% di monossido di carbonio, il 9% di diossina, l'8% di idrocarburi policiclici immessi annualmente nell'atmosfera del continente. Lambita dall'acciaieria c'è la città, ma si potrebbe legittimamente dire il contrario e cioè che la città è alla periferia dell'industria. E' una città che, stabilmente agli ultimi posti delle classifiche per la qualità ambientale, scelta dall'Espresso come copertina per il numero intitolato “Puglia, il pozzo dei veleni”, ha visto salire in meno di 30 anni, fino quasi al doppio il numero dei morti di tumore (125xcentomila nel 1971 e 244xcentomila nel 1998). La questione ambientale negli aspetti relativi all'impatto dell'acciaieria è stata affrontata attraverso la stipula di diversi atti d'Intesa sottoscritti dalle istituzioni e dall'Ilva. Il più recente risale all'ottobre 2006 e già nel corso di un ‘Convegno sulle polveri’ che abbiamo organizzato nel marzo scorso abbiamo proposto di stipulare un nuovo atto d'intesa. Questo innanzitutto perché nell'ottobre del 2006 la città non era rappresentata da un Sindaco, ma da un commissario. In secondo luogo perché l'Atto d'Intesa del 2006 prevede da parte dell'Ilva un programma di interventi definito nel tempo, ma di cui non sono noti né i passaggi né le caratteristiche. Ulteriormente perché è stato di recente realizzato dall'ARPA e dal CNR il monitoraggio delle diossine provenienti dall'attività siderurgica. Le quantità risultano nei limiti delle norme nazionali, ma superiori a quelle europee: occorre quindi da una parte spiegare se ciò che è tossico in Europa non lo è in Puglia e dall'altra prevedere interventi adeguati. Inoltre pensiamo che sia necessario il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste nelle trattative sull'impatto dell'acciaieria. In passato non sono mancati esempi, anche nella vertenza tarantina di riconoscimento del ruolo della cittadinanza attiva. Penso all'incontro fra il Comitato Tamburi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, incontro di qualche anno fa. Penso alla vicenda di Cornigliano dove dal 1985 al 1990 i comitati cittadini furono rappresentati in una Commissione tecnico-istituzionale i cui lavori ebbero come esito l'Accordo di programma del 1994 che porto alla decisione di chiudere la lavorazione a caldo. Penso alle recenti modifiche del Testo Unico sull'ambiente che già da un anno riconoscono la titolarità delle associazioni ambientaliste nei processi per danno ambientale. Penso al ruolo svolto da Legambiente nei processi per inquinamento a Genova ed a Taranto. E' quindi palese che deve essere riconosciuta la rappresentatività delle associazioni ambientaliste soprattutto nelle occasioni di dialogo e di proposta, visto che in queste e non nelle azioni giudiziarie sono le vere possibilità di cambiamento. D'altra parte l'entusiasmo, l'amore per la città, il desiderio di autotutela e di partecipazione diretta da parte della cosiddetta cittadinanza attiva devono essere considerati un valore aggiunto su cui fare affidamento e leva nell'evoluzione e nel progresso della comunità e quindi una risorsa utilissima. Da ultimo è sempre più evidente che ci sono, fra i componenti delle associazioni, esperienze e competenze anche tecniche che possono e devono essere messe a frutto. Per questo siamo qui a discutere delle prospettive di cambiamento reale nella questione ambientale, consapevoli che queste prospettive ci potranno essere se ci sarà la volontà di coglierle.

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PROGRAMMA:

Ore 20,30
Associazione TarantoViva

INTRODUZIONE
Ore 20,45
prof. Giorgio Assennato (ARPA Puglia)

LA SITUAZIONE DELL'INQUINAMENTO
Ore 21,00
prof. Roberto De Giorgi (Rete Jonica Ambientale)

I CITTADINI AL CENTRO DELLA POLITICA AMBIENTALE
0re 21,15
ing. Biagio De Marzo e dott. Angelo Palomba

ATTO D'INTESA E RISANAMENTO AMBIENTALE. PROSPETTIVE.
Ore 21,30
dott. Michele Tursi (Vicecaposervizio Corriere del Giorno)

LA QUESTIONE AMBIENTALE E IL RUOLO DEI CITTADINI
Ore 21,45
dott.ssa Lunetta Franco (Legambiente Taranto)

IL PUNTO DI VISTA DI LEGAMBIENTE
Ore 22,00

DISCUSSIONE

INTERVERRA’ IL SIG. SINDACO dott. EZIO STEFANO

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Per maggiori informazioni contattare l’organizzazione ai numeri 3384680493 (Girolamo Albano) e 3396386973 (Roberto De Giorgi) anche per confermare la propria partecipazione alla serata (essendo uno spazio privato occorre che all’ingresso sia accreditato il proprio nome)

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