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«Il siderurgico parastatale e il posto in Marina hanno lobotomizzato il territorio, monopolizzandolo»

«Puntiamo sul mare altrimenti questa città non avrà futuro»

Dall’associazione «Delfini Erranti» riceviamo e pubblichiamo un intervento di Mauro Santoro, imprenditore tarantino che vive a Sorrento, sul fenomeno dell’emigrazione intellettuale che affligge la città. Santoro riprende il dibattito avviato dalla «Gazzetta» nei giorni scorsi.
25 settembre 2007
Mauro Santoro
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, Ponte Girevole Leggendo gli articoli sul fenomeno dell'emigrazione che sta caratterizzando da circa un ventennio la fuga dei giovani tarantini dalla nostra città, mi vengono in mente le mie esperienze personali di giovane costretto a vivere altrove per studiare e lavorare. All'epoca a Taranto non c'erano nemmeno gli attuali corsi di laurea. Ho studiato a Siena negli anni '90, e naturalmente ho avuto modo di socializzare con gente proveniente dalle più svariate parti d'Italia. Senza ombra di dubbio, i tarantini sono coloro che in minor numero sono tornati nella propria terra dopo la laurea, e di quei pochi cui è fortunatamentecapitato una percentuale enorme lo ha fatto non potendo svolgere un lavoro che fosse diretta conseguenza dei propri studi. Ho avuto la fortuna di condividere esperienze con leccesi, baresi, materani, potentini, emiliani, laziali e così via.

Moltissime sono le persone che, tornate nella città di nascita, hanno intrapreso iniziative private o professionali o hanno trovato una sistemazione da consulenti qualificati nelle amministrazioni e così via. Non faccio demagogia quando dico che delle centinaia di tarantini che ho avuto modo di conoscere fuori Taranto in tanti anni, escluso chi poteva contare su una famiglia con un'attività professionale già avviata, nessuno ha avuto le stesse possibilità che hanno avuto molti altri nostri colleghi di altre città.

A mio parere, la spiegazione principe di questa situazione è la monocultura che il siderurgico ha indotto alla nostra città. Il siderurgico parastatale e il posto in Marina hanno lobotomizzato il territorio, monopolizzandolo. Le competenze di architetti, naturalisti, ingegneri, sociologi, letterati, esperti aziendali sono sprecate nell'attuale contesto e tuttavia sono necessarie per uno sviluppo del nostro territorio.

A noi tarantini però è rimasto ancora un piccolo lume di speranza: il mare. Bisogna muoversi a tutti i costi per salvaguardarlo perchè è la nostra ultima speranza di emancipazione dalla monocultura dell'acciaio. E' l'unica speranza per dare opportunità ai nostri giovani di investire e diventare imprenditori nel proprio territorio.

Frequento spesso la Costa del Sol in Andalusia per motivi di lavoro e vedere un posto che con le nostre stesse caratteristiche climatiche, ma bellezze pari solo in minima parte a quelle di cui noi ci possiamo vantare, lavorare sul turismo da Pasqua a fine Ottobre, pieno di immigrati (italiani soprattutto) che vanno a cercare fortuna aprendo piccole attività legate al turismo, fa riflettere e non poco.

Il mare, il porto, il turismo legato al mare e alla nostra storia sono la strada da seguire per risollevare questa città, altrimenti senza futuro.

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