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Quarantacinque anni di Italsider/Ilva e l’indotto è stato zero-virgola!

Costruiamo alternative alle sballate decisioni politiche degli anni ’50

"Finché il Siderurgico sarà l’unica risorsa produttiva disponibile, finché ci volteremo dall’altra parte e guarderemo il nulla, l’ILVA resterà sempre lì, forte, ad intossicare tutto e tutti, sotto l’ombra del ricatto occupazionale"
27 ottobre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

Egregio direttore,
ILVA di Taranto Le invio una lettera dalle alte terre di Bolzano, con la speranza di vederla pubblicata. Come vede anche nelle lontane terre del nord la lettura del Suo giornale, grazie ad Internet, costituisce il modo migliore per sentirsi vicini a questa città. Da qualche giorno leggo sul Suo giornale uno scambio epistolare che ha ad oggetto il problema ILVA e lo scoramento di alcuni lettori che non riescono a trovarvi soluzioni o vie di uscita. Ho letto le dichiarazioni del Prof. Pirro, ed in parte le condivido, ed ho letto la risposta del Sig. Pastorelli, ed in parte la condivido. Sono nato, cresciuto, vissuto in questa nostra città, sotto l’opprimente pressione del macigno industriale che ha divorato Terra e Mare, ammalato cittadini e creato, paradossalmente, povertà e sottosviluppo, anziché benessere e prosperità.

Tuttavia mi chiedo, a che vale piangerci addosso?! Si dice:” avremmo dovuto produrre Turismo e non acciaio, considerate le risorse che la natura ci ha donato”. E’ vero che “le sballate decisioni politiche degli anni ’50 hanno portato Taranto su posizioni molto lontane rispetto a quelle volute dal Turismo”, ma è vero anche che l’ILVA e la Raffineria ormai ci sono e non si possono abbattere da un giorno all’altro.

Non si cambia la destinazione produttiva della Città gridando “ormai non si può fare più nulla”. L’ILVA c’è ancora perché non ci sono alternative e perché non si è cercato di creare altre alternative. Che fare? Creare diversivi, innanzitutto, rimboccarsi le maniche ed iniziare seriamente a pensare che è necessario creare altre forme di produttività, legate, chiaramente, allo sfruttamento delle enormi risorse che Madre Natura ci ha donato, e che ancora resistono.

Avere il coraggio di intraprendere e preservare ciò che ci è rimasto. Finché il Siderurgico sarà l’unica risorsa produttiva disponibile, finché ci volteremo dall’altra parte e guarderemo il nulla, l’ILVA resterà sempre lì, forte, ad intossicare tutto e tutti, sotto l’ombra del ricatto occupazionale. Cambiamo noi! Cambiamo in meglio, smettiamola di piangerci addosso, di sentirci afflitti, troviamo il coraggio di intraprendere una nuova avventura, di definire una nostra nuova “civiltà”.

Perché la città non è l’ILVA o la Raffineria! La città siamo noi! Creiamo alternative serie e l’ILVA perderà importanza, solo così potremo rinascere. Come una vecchia canzone, allora, “Ricominciamo”, e non restiamo seduti in disparte. A proposito, ma la mia generazione dov’è!? Classe 1974.

Armando Carrera
Bolzano
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Egregio direttore,
ILVA di Taranto Le scrivo per commentare l’articolo pubblicato sul Corgiorno del 23/10 a firma del dr P. Mazza, che, secondo me, è ineccepibile sia per quanto concerne l’inquadramento della situazione di fatto, sia per quanto riguarda la prospettazione del disegno di una Taranto futura. Infatti egli dice che sarebbe ora di coagulare gli sforzi di chiunque abbia progetti per diversificare e vivificare l’economia della Città, compresi investitori stranieri. Al di là della difficoltà di ottenere quanto preconizza, c’è un invito alla politica a fare progetti, cosa mai fatta, o tentata poco e male, magari con secondi fini. Non solo c’è anche la significativa richiesta, che non viene certo da un ignorante arruffapopolo, alle Istituzioni, di prendere provvedimenti per sottrarre anziani e bambini alla polluzione ambientale almeno in certe aree della città.

Qualcuno di voi è a conoscenza di una qualche iniziativa presa anche solo di tipo conoscitivo, men che meno operativo, dalla ASL o dagli Uffici di Igiene cittadina per la protezione della popolazione. Non sono forse stati pubblicati negli ultimi mesi i dati dell’inquinamento a Taranto? Si è mosso chi avrebbe dovuto?

E’ un dipinto a tinte forti, i pullman che portano i bambini dei Tamburi a Scuola in aree più sicure, centri per anziani lontano… La città , che ha ricevuto dalla ignoranza o dalla noncuranza di amministratori e tecnici dell’Epoca il IV° Centro Siderurgico attaccato a sé, ora è costretta a fare le valigie e se ne va più in là

In ogni caso mi preme sottolineare, per evitare che si perdano di vista gli obiettivi salienti, che il meritorio impegno profuso da oramai tante persone per ottenere risultati concreti in termini di controllo della emissioni di inquinanti a Taranto e dell’abbattimento degli stessi non basta. Ci vogliono anche progetti per una altra Taranto e bisogna che si capisca che l’ora di muoversi è suonata da tempo e che non è più possibile la monocultura industriale. Tantoppiù se l’industria è una industria enorme, di vecchia concezione, altamente inquinante, difficilmente modificabile da un punto di vista tecnico per essere resa eco-compatibile, che fa ammalare i tarantini, anche se ne stipendia molti.

Ricostruirla “ex novo?. Quarantacinque anni di Italsider/Ilva e l’indotto è stato zero-virgola ! La nostra imprenditoria si è distinta nei settore “servizi” che hanno prodotto piccoli gruzzoletti per qualche fornitore del Siderurgico. La amara contraddizione, che dovrebbe farci strappare i capelli, è che sull’altro piatto della bilancia non c’è la steppa mongola, ma un territorio vario, bellissimo, con produzioni agroalimentari apprezzate e ricercate in tutto il mondo, una costa ed un mare che sarebbero incantevoli, un entroterra vario e meritevole di esser visitato, un retroterra culturale e storico ricchissimo. Insomma la facciamo finita di farci del male e vogliamo una volta per tutte iniziare a sfruttare la ricchezza che c’è ?

Lettera firmata

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