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Una battaglia civile permanente

“Questa povera città” ha bisogno di vedere tutti indistintamente i suoi figli ricchi e poveri, professionisti ed operai, insegnanti ed alunni, darsi appuntamento nel luogo ove da sempre si realizza la massima espressione della democrazia, nelle sue piazze a dimostrare al mondo che più nessuno può ricattarla, umiliarla, toglierle il diritto a proiettarsi in un futuro da protagonista.
6 novembre 2007
Barbara Amurri
Fonte: Taranto Sera

Gentile direttore
ILVA di Taranto Questa “povera città” non ha bisogno di amministratori tesi a magnificare se stessi mantenendo una immagine costruita nel tempo con azioni, non finalizzate al lucro, ma forse ad esaltare la propria persona. I benefattori dell’umanità come Madre Teresa di Calcutta hanno vissuto nella umiltà e nella battaglia continua, operando contro gli sfruttatori e coloro che portavano morte e disperazione tra la gente, togliendo loro uno dei valori più preziosi dopo la dignità, la speranza e il diritto alla vita e non alla morte, come dire che si deve lavorare per vivere meglio e non già per morire, o far morire i propri figli. Chi non dimostra coerentemente di avere con le parole e le azioni questa fede e consapevolezza non potrà mai risollevare le sorti di “questa povera città, verso un domani migliore.

“Questa povera città” ha bisogno di coagularsi in una battaglia civile permanente contro coloro che traggono ricchi profitti violando coscientemente le norme antinquinamento, mentre i suoi cittadini al prezzo di mettere a repentaglio la propria salute ne ricevono quel tanto necessario a sopravvivere, termine paradossalmente privo di un senso reale nell’attuale condizione di calamità ambientale da danno industriale, che in quanto condizione di alta emergenza ambientale richiederebbe interventi economici speciali nazionali ed europei atti ad arrestare il gravissimo deterioramento dell’ambiente, garantendo un sostegno economico alle famiglie, una defiscalizzazione dell’imprese non inquinanti, quali turistico culturali, ittiche, agricole, che utilizzi le numerose risorse ambientali di questa generosa terra ridonandole l’antico splendore, come ci insegnano i secoli passati.

“Questa povera città” ha bisogno di vedere tutti indistintamente i suoi figli ricchi e poveri, professionisti ed operai, insegnanti ed alunni, darsi appuntamento nel luogo ove da sempre si realizza la massima espressione della democrazia, nelle sue piazze a dimostrare al mondo che più nessuno può ricattarla, umiliarla, toglierle il diritto a proiettarsi in un futuro da protagonista. Sono queste parole che nascono da sdegno, dolore ma tanto coraggio e speranza per continuare a credere e a combattere ogni giorno nell’ospedale gli effetti di quanto avviene a Taranto.

Barbara Amurri
Taranto

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