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Altro che rigassificatori e raddoppi, i tempi sono maturi per un’inversione della nostra economia

Ok agli errori del passato ma ora pensiamo al futuro

"Mi fa specie che interventi di personalità di così altro rango nei riguardi di Taranto non volgono mai, piuttosto, verso argomenti inerenti ad uno sviluppo più sostenibile e proficuo per il nostro territorio".
11 novembre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

ILVA di Taranto Gentile Direttore,
Qualche giorno fa ho letto sul Corriere la lettera di un gentile lettore (me ne scuso, non ricordo il nome) sull’inquinamento di Taranto, ovvero sulle alternative possibili. Nella sua risposta ricordava che qualche decennio fa, quando si decise cioè per l’insediamento a Taranto dell’Italsider, o ancor prima dell’Arsenale, non si poteva prevedere uno sviluppo alternativo e profittevole come oggi può essere considerato il turismo.

Sono d’accordissimo con lei, direttore e, pur non avendo pienamente contezza diretta di quegli anni, mi rendo conto di quanto dovesse essere pressante, allora, l’idea di dare una svolta economica ed occupazionale di tipo industriale alla povera Città dei Due Mari.

Svolta che l’Arsenale e la grande industria potevano dare nell’immediato senza le controindicazioni oggi sotto gli occhi di tutti in termini di inquinamento ed urbanistica. In effetti quello che mi sento di imputare circa le scelte di allora è quanto, sempre il nostro Corriere, ha ben evidenziato riportando le dichiarazioni di eminenti personalità politiche (niente meno che il Presidente Napolitano solo pochi giorni fa) ed ecclesiastiche (emerito Mons. Motolese qualche anno orsono) che contribuirono a quelle scelte, e cioè che degli innegabili errori di valutazione sono stati commessi, ed uno dei principali è stato il sito prescelto per l’industria, che è davvero troppo vicino alla città.

Vicinanza che prescinde dal quartiere Tamburi, le cui case prossime all’insediamento industriale dovevano essere provvisorie, come giustamente ricordava il prof. Pirro dell’Università di Bari. Le dichiarazioni di quest’ultimo vanno benissimo finché siamo disposti a pensare che il resto della città, per non dire della provincia, non paghino allo stesso modo un altissimo dazio in termini di malattie e decessi riconducibile ad un inquinamento letteralmente disumano. Solo per aprire una parentesi che non ha nulla a che vedere col prof. Pirro, mi fa specie che interventi di personalità di così altro rango nei riguardi di Taranto non volgono mai, piuttosto, verso argomenti inerenti ad uno sviluppo più sostenibile e proficuo per il nostro territorio.

Voglio dire che quando si parla di rigassificatore, Ilva o altro del genere, da Bari provengono repentini inviti a procedere per queste direzioni, ed al contrario, quando si parla piuttosto di aeroporto o Università a Taranto (solo per citare due esempi del presente), le esortazioni vanno piuttosto nel senso contrario, con le resistenze che ormai tutti qui conosciamo (di cui le colpe, è bene dirlo, sono da dividere con la nostre "molle" e spesso connivente classe dirigente). Ciò detto, ci sarebbe da aggiungere un dettaglio tecnico non di poco conto circa il progetto dell’insediamento dell’allora Italsider: venne cioè concepita la realizzazione dell’area dei parchi minerari (una delle più inquinanti) dal lato della città, piuttosto che sul versante opposto ad essa.

Dunque si sarebbe potuto quanto meno vigilare meglio, anche all’epoca, sulla città, pur comprendendo l’eccitazione di una simile conquista agli albori dell’era dell’acciaio. Ma tant’è, il passato è bene comprenderlo ma non si può cambiare. Altro che raddoppi di raffineria, di centrali Ilva, rigassificatori e altro del genere, i tempi sono maturi per un’inversione della nostra economia, per quello che può essere un investimento di lungo periodo, certo, ma che può darci tante soddisfazioni anche lungo il suo cammino. Cordialmente

Fiorella Sallustio

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