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Dalle Bonifiche al Rigassificatore, passando per il silenzio della classe dirigente: I tarantini scrivono ai giornali

Taranto: "Dove stiamo andando"?

Perchè non si può parlare di bonifica post industriale? Con una recente legge il ministro Bersani può imporre la costruzione del Rigassificatore.
15 novembre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

Mio caro direttore,
domenica mattina, poiché mi sono levato di buon’ora, mi è capitato, che alle otto e trenta, avevo già: letto il mio Corriere, visto il telegiornale, preso il caffè e fatto regolarmente colazione con la mia signora. Non avendo più voglia di leggere, mi sono messo a “bighellonare” su internet. Ma guarda un po’! In data 1/10/2007 è stato emesso il D.L. n. 159 intitolato : ”Interventi urgenti in materia economico finanziaria per lo sviluppo e l’equità sociale”; Testo in vigore dal 03/10/2007. La cosa mi ha incuriosito, e così mi sono messo a dare una occhiatina ai vari articoli (solo i titoli però) sino a quando sono arrivato all’art. 46: “Procedure di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale e liquefatto”.

E’ proprio qui che è iniziata per me l’amara sorpresa; poiché l’ultima frase sancisce che: “L’autorizzazione costituisce variante anche del piano regolatore portuale”. Sono rimasto proprio di sasso, mio caro Direttore, poiché, nella mia abissale ignoranza, ero convinto che da noi, il problema “Rigassificatore”, su cui tanto si è parlato, discusso e scritto, fosse ormai da considerarsi risolto con la programmazione che il nostro efficiente Michele Conte, aveva pubblicato con il “piano di regolazione portuale”. Quel Decreto Legislativo mi diceva chiaramente che avevo preso un “granchio”. Ho riletto l’articolo, sono andato a cercarmi le varie Leggi cui faceva riferimento, ed ho pure scoperto, che questo D.L. modifica anche quanto espresso all’art. 5 comma 3 della Legge n. 84 del 28/01/1994.

Quest’ultimo infatti, riservava l’approvazione del piano regolatore portuale, solo al Consiglio superiore dei lavori pubblici che in merito doveva esprimersi entro 45 giorni dal ricevimento dell’atto. Decorso tale termine, valeva la regola del “silenzio assenso”. Oggi il D.L. 159, art 46 con “piccole variazioni” sancisce che la messa in opera di un “Rigassificatore”, su un’area portuale come la nostra, viene autorizzata anche in assenza del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, con Decreto del Ministero per lo sviluppo economico, di concerto con altri Ministeri… Cioè in sintesi: il Governo centrale, d’intesa con la Regione interessata (che poi “l’intesa” sia più o meno vincolante non lo so!!!), può decidere autonomamente di “piantarci” un bel rigassificatore, perseguendo il sommo obbiettivo dello sviluppo e dell’equità sociale in materia economico finanziaria, anche ignorando totalmente il parere dei cittadini residenti e dei suoi rappresentanti istituzionali, come il Comune, cui non viene fatto il minimo cenno se non in quel comma 3 dell’art. 5 della legge n. 84 i cui vincoli sono stati sostanzialmente superati.

Le domande che mi sono poste sono tante mio caro Direttore, ma è superfluo che continui ad annoiare i lettori che sono riusciti a sopportarmi. L’unico dubbio atroce che non posso fare a meno di esprimere è questo :”Vuoi vedere che ho scoperto l’acqua calda?”. Ciò non toglie però, che pur non volendo fare il “menagramo” devo correre a farmi visitare da qualche otorinolaringoiatra perché il mio naso percepisce una forte puzza di gas; mi sarò forse beccata qualche altra imperfezione! Chiudo con un augurio di buon lavoro per i nostri parlamentari, che in merito si staranno indubbiamente già movendo, nell’interesse della nostra povera Taranto, ed un cordiale saluto a te mio caro direttore.

Dott. Michele Lazzaro
Taranto

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Gentile direttore,
L’ILVA è un privato che lavora per il profitto. Per ottenere che chiuda, o che modifichi il suo assetto produttivo (chiusura della lavorazione a caldo), vi deve essere costretto dalle Leggi o dal mercato. Essendo la “grande” imprenditoria italiana, al pari della politica, cliente di poteri a volte lontani, chiedere alla politica di imporre all’imprenditoria scelte costose o penalizzanti, sia pure per giusti motivi ambientali e sanitari, sarebbe come auspicare l’autolesionismo. Sull’altro piatto della stessa bilancia il rischio, o, per meglio dire, la realtà, che le scelte economiche alternative non vengono neppure ricercate per non intaccare lo stato delle cose. All’apparenza è da temere la disoccupazione, ma la situazione andrebbe letta diversamente.

Lo stesso Sindaco di Taranto è forse vittima, non si sa quanto inconsapevole, della situazione. D’altronde l’altra economia intrinseca alla nostra terra, quella legata ad Ambiente, Enogastronomia, ed anche la nostra antichissima storia in una città così malridotta quanto possono tirare? E se pure una ventata ripulisse la città dalla polvere e cacciasse definitivamente lontano i veleni, basterebbe il turismo alla sopravvivenza od alla rinascita? Tutte domande che continuano a lasciare Taranto e la grande industria avvinghiate in un abbraccio mortale. La prospettiva è che l’Ingegner Riva decida di chiudere quando gli converrà, per esempio quando sarà costretto a decidere investimenti colossali per ridurre le emissioni nocive. Pertanto l’unica speranza è che la cittadinanza faccia la massima pressione sulla politica affinchè qualcosa possa cambiare e sono meritorie le iniziative che nascono dalla cittadinanza attiva per la sensibilizzazione alle problematiche di ambiente e salute.

Quali interessi dovrebbe tutelare la politica se non quelli di salute e lavoro della comunità che la ha eletta? La bonifica post-industriale costerebbe molto, ma sarebbe essa stessa una chance di lavoro e di sopravvivenza per tante famiglie. Dovrebbe farsene carico lo Stato, che d’altronde non ha mai esternato una volontà di voltare pagina a Taranto. Dunque ad oggi nessuno si è spinto a parlare di bonifica a Taranto, men che meno a progettarne il finanziamento, mentre a Cornigliano ed a Bagnoli lo si è fatto . E’ poi curioso pensare i costi dell’operazione giustificherebbero
interventi paragonabili a quelli della defunta Cassa del Mezzogiorno per porre rimedio ai danni prodotti dalla stessa. Che non si parli, almeno in questo caso, di un Sud parassita e succhiasoldi, visto il tributo versato dalla città e dai suoi abitanti alla chimera industriale.

Il Dr Mazza riferisce che i tumori ematologici hanno una incidenza a Taranto più che doppia rispetto a città di pari popolazione (35 casi /100.000 abitanti invece che 10/100.000). Aggiunge che molti casi sfuggono alla rilevazione perchè vanno a curarsi altrove per cui è verosimile una incidenza di 50 nuovi casi/100.000 abitanti, che è una enormità! L’Assessore all’Ambiente della Regione Puglia Losappio lo ha definito catastrofista. Ed in effetti di catastrofe si tratta. Servirebbero "ricette" per favorire opportunità ed investimenti a Taranto. Qualcosa che serva alla occupazione e che generi sviluppo e che finalmente non danneggi ambiente e salute. Altre VESTAS, una IKEA, mentre “anche Natuzzi piange” . E qualcuno c’è che chiede di investire danaro, ma con finalità diverse. Infatti c’è da scommettere che in tempi non lunghi faranno il Rigassificatore a Taranto, per dare vantaggio a tutti, al "Sistema Italia", fuorchè alla città. Occupazione di 100-200 addetti per la rigassificazione?

Eppure sarebbero tante le cose da fare e i posti di lavoro possibili. Con la collaborazione di Babbo Natale, o del Superenalotto, mi piacerebbe finanziare io stesso il Polo Museale Tarantino, di cui tanto si parla, il grande Acquario, e farci assumere giovani operai. E poi ristrutturare la litoranea col beneplacito dei Comuni costieri tarantini alcuni dei quali brillano per ottusità, favorire la nascita di alberghi e ristoranti, il Solare sulle seconde case al mare. Provare a stimolare una economia alternativa a quella industriale. E non sarei affatto scettico sulle possibilità dell’industria turistica. Piuttosto che navi Gassiere, magari attraccassero in porto tante navi cariche di turisti come la “Amadea”, che invece attracca 1 giorno su 365. Non solo bagnini, ma autisti, gestori della ristorazione, albergatori, baristi…tarantini! Ma chi scrive non gioca al Superenalotto, non è manager né un politico ed infine è il caso che riapra gli occhi.

Mario Collura
(Associazione Tarantoviva)
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Gentile direttore,
Questa è stata la settimana della ricerca contro il cancro ed in questi giorni è stato ampio, per fortuna, il risalto che i media hanno dato alla ricerca ed ai suoi progressi. Naturalmente per una tarantina come me questa è stata l’occasione per una riflessione ancora più profonda, per i mali cronici che questa città vive a causa dell’inquinamento industriale. In città finalmente ferve il dibattito sulla situazione che viviamo e che paghiamo ogni giorno a carissimo prezzo e mi auguro vivamente che da qui si possa iniziare ad affrontare seriamente il dibattito sul nuovo futuro (ben lontano dai fumi) da dare a questa martoriata città.

Purtroppo registriamo il silenzio di buona parte della nostra classe dirigente, le resistenze delle stesse forze che dovrebbero affiancare i tarantini in questo desiderio di vivibilità e rinascita ed assistiamo ad un vero e proprio attacco mediatico da parte di quanti si preoccupano più di difendere gli interessi di Ilva & C. che non quelli sacrosanti della popolazione. Eppure parliamo di vita, il principale dei diritti, e trovo inaccettabile dover lottare per il suo riconoscimento. Poi penso che questi atteggiamenti non sono altro che i mali che ci hanno portato nella situazione in cui ci troviamo.

A Taranto vogliamo davvero cambiare registro e non basterà a quanti si stanno nascondendo aspettare che passi il temporale, perché vogliamo farlo durare finché non vedremo i segni tangibili di questa inversione che chiediamo a gran voce. Né basterà relegare la discussione ad una faccenda che attiene ai soli ambientalisti, perché se ambientalista significa non voler morire o veder morire altri tarantini di cancro, allora siamo tutti ambientalisti. E’ ora che si facciano gli interessi di tutti i tarantini, senza strumentalizzare i lavoratori dell’Ilva che altro non sono che i più esposti all’inquinamento, ed è ora di finirla con la difesa di interessi particolari quando si ha il dovere di agire per il bene collettivo.

Ieri ho fatto la mia piccola donazione all’Airc per sconfiggere questo maledetto male, caro direttore, ma che tristezza sentire insieme il dovere di scrivere questa lettera ai nostri politici per prevenire altri casi.

Marika Curvo
Taranto

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