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I tempi della burocrazia non viaggiano alla stessa velocità delle esigenze cittadine

Barrieramento Ilva fermo al Comune

La barriera in tela e acciaio riuscirebbe a contenere oltre la metà delle polveri prodotte dall’area parchi che si abbattono sui Tamburi. Intanto Lunedì prossimo si terrà l'incontro tra il Comitato “Taranto Futura” e Stefàno.
21 novembre 2007
Fonte: TarantoSera

ILVA di Taranto Era stato presentato agli inizi di ottobre. Da allora è trascorso circa un mese e mezzo. Del progetto di barrieramento proposto dall’Ilva per contenere lo spolverio dei parchi minerali, sembrano essersi perse le tracce. Il progetto sarebbe all’attenzione dello Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune. Pare che sia rimasto intrappolato da pastoie burocratiche e tempi tecnico-legali per le relative valutazioni di ordine ambientale. Il progetto prevedeva l’allestimento di una barriera in tela retta da piloni d’acciaio per una altezza di 21 metri. La barriera si estenderebbe per un perimetro di 1600 metri, secondo un modello sviluppato dall’Istituto Inquinamento Atmosferico del Centro nazionale Ricerche. La tela di filtraggio dovrebbe essere in grado di contenere il 70% della massa d’aria con l’abbattimento di circa il 53% delle polveri dell’area cumuli. Il costo previsto dell’intervento, a totale carico dell’Ilva, è di cinque milioni di euro.

Il progetto, seppure giudicato perfettibile dall’Arpa, era stato valutato in modo sostanzialmente positivo nel corso di un tavolo convocato dal prefetto ed al quale presero parte, enti locali, sindacati, associazioni di categoria e, appunto, Agenzia per l’Ambiente Arpa. Forse sarebbe il caso di accelerare di tempi per mettere a disposizione della città un intervento che, sebbene non risolutivo, certamente contribuirebbe a contenere in maniera massiccia il fastidioso spolverio che tormenta da quarant’anni il rione Tamburi.

Il ministero dell’Ambiente ha redatto un inventario degli stabilimenti nazionali suscettibili di creare incidenti rilevanti. Per la provincia di Taranto sono indicati l’Eni (la raffineria Agip) l’Ilva, la Basile Petroli e la In.Cal (uno stabilimento per il deposito di gas liquefatti), sempre nell’area industriale a ridosso della Statale 106.

Il Comitato "Taranto Futura": C’è la mappa degli stabilimenti a rischio

E’ una delle notizie diffuse ieri sera nel corso dell’incontro tenuto dal Comitato “Taranto Futura” con gli interventi dell’avv. Nico Russo, il dott. Patrizio Mazza, Claudio Monteduro. La riunione di ieri sera, tenuta nell’aula magna della scuola media “C. Colombo”, è servita a mettere a punto la “scaletta” da illustrare al sindaco di Taranto, Stefàno, per il programmato appuntamento di lunedì prossimo a Palazzo di Città.

Innanzitutto il Comitato ha criticato la recente visita, del 7 novembre, di Emilio Riva al sindaco, il cui risultato fu illustrato ai giornalisti subito dopo l’incontro: riduzione programmata degli elementi inquinanti, corsia di preferenza per nuove assunzioni e ingresso di imprese sane all’interno dello stabilimento siderurgico. Ma Nicola Russo ci ha tenuto a ricordare che, appena due giorni dopo l’incontro a Palazzo di Città, le emissioni di Pm 10 rilevate dalla stazione di monitoraggio in via Machiavelli erano pericolosamente a livelli fuori norma, confermando così l’insistente pericolo per la salute dei cittadini.

Secondo Russo “il sindaco invece di ricevere Riva avrebbe dovuto adottare i provvedimenti del decreto legislativo 152/2006 che, fra l’altro, prevede la comunicazione della situazione al prefetto di Taranto che deve informare il ministro dell’Ambiente per diffidare l’azienda ad adottare soluzioni immediate con penalità, per ogni giorno di ritardo, di sanzioni che vanno da 1.000 a 3.000 euro al giorno”.

Ma non è solo questione di Pm 10. Si è discusso anche dei livelli di emissione di diossina. E comunque è stato ricordato che l’Ilva, con sentenza già passata in giudicato, è stata condannata per inquinamento per cui – ha aggiunto Russo – “il sindaco può chiedere allo Stato e alla Regione i danni subiti, ciò che non poteva fare il Comune e la Provincia che peraltro si erano ritirati dalla costituzione di parte civile”. La conclusione dell’intervento dell’avv. Russo è che il sindaco e il prefetto di Taranto debbano rispettare il decreto legislativo.

Il dott. Patrizio Mazza, da parte sua, ha insistito sulla necessità di riflettere sui quaranta anni di vita dei tarantini che hanno vissuto all’ombra del colosso siderurgico con tutte le conseguenze negative sul piano ambientale e sulle conseguenze devastanti sulla salute pubblica e sul territorio. Ha citato alcuni esperimenti scientifici che hanno rilevato come, somministrando ai topi elementi inquinanti simili a quelli emessi dal centro siderurgico, nel 50% dei casi si sono sviluppati tumori nei 2/3 delle cavie.

Il dott. Mazza ha insistito sulla necessità di cominciare ad osservare gli aspetti “qualitativi” e non solo “quantitativi”. Le nuove generazioni rischiano grosso, ha detto Mazza, in quanto il danno del gene tossico mette a rischio le future generazioni che nasceranno. Egli si è avventurato anche a fare dei conti per riflettere sui costi di un tumore ad un cinquantenne: costi per la cura, per la perdita di lavoro, per l’invalidità, per i familiari chiamati a curarlo. Ma anche danni in termini psicologici. In termini monetari, si è chiesto Mazza, i costi variano da 500.000 a un milione di euro.

E’ stato anche sottolineato che nel territorio stanno aumentando anche i casi di tumori alla tiroide. Per il referendum chiesto dal Comitato “Taranto Futura” è stato detto che “esso è un primo passo e che la forza di questa richiesta può venire da chi può cambiare le sorti politiche della città e della Regione”. Naturalmente - è stato precisato - la richiesta di chiusura dell’Ilva non può essere messa in atto dall’oggi al domani. “Ci sarà certamente un momento di “cuscinetto” che va trovato per tutelare chi lavora nell’Ilva e per la redazione di una progettualità alternativa (e ci vuole tempo) alla produzione di acciaio per cui saranno necessari forzatamente tempi ragionevoli.

E’ stata smentita l’impressione che Riva sia “nemico da battere”, perché il patron, è stato detto, “fa i suoi interessi” e anche la richiesta di riduzione delle emissioni di elementi inquinanti non risolverà il problema in quanto “chi già vive a Taranto, anche con la futura riduzione, è già colpito”. Il Comitato “Taranto Futura” si è assegnato il compito di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica per creare un movimento per far fronte alle scadenze successive per questa battaglia contro gli inquinamenti.

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