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Stoccaggio di rifiuti nocivi senza autorizzazione, processo a febbraio

Arsenale, a giudizio tre ammiragli

L'inchiesta Con gli ufficiali Grossi, Romano e Gauzolino imputato anche Galante, responsabile Ecologia. L'accusa: «Aver realizzato e gestito due discariche abusive e di aver abbandonato materiale in modo incontrollato»
4 dicembre 2007
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Taranto Arsenale Marittimo Militare Tre ammiragli e il responsabile del settore Ecologia dell'Arsenale militare di Taranto direttamente citati a giudizio. Il quattro febbraio prossimo dovranno comparire di fronte al giudice monocratico per rispondere di una serie di violazioni in materia ambientale uniti tra loro dall'articolo 110 del codice penale (concorso). Sono Alessandro Grossi, Pasquale Romano, Alberto Gauzolino, al vertice della struttura militare negli anni dal 2001 al 2006, e Antonio Galante, capo settore del servizio Ecologia e Ambiente dell'Arsenale della Marina militare.

Il pubblico ministero Pina Montanaro, titolare di un ramo della vasta inchiesta aperta nel novembre 2005 dal sostituto Enzo Petrocelli, ha notificato ai quattro un'informazione di garanzia e l'avviso di conclusione delle indagini nel mese di aprile scorso. A loro carico il magistrato ipotizza una serie di reati variamente distribuiti. A tutti e quattro, innanzi tutto, di aver «gestito un impianto di stoccaggio provvisorio di rifiuti speciali e tossico nocivi all'interno e al servizio dell'Arsenale in assenza di autorizzazione perché quella provvisoria rilasciata dalla Provincia era scaduta nel 2001».

Si tratta di un impianto di 750 metri quadrati dotato di dodici vasche e interamente recintato. In concorso tra loro, l'ammiraglio Alberto Gauzolino e il dipendente civile Antonio Galante sono accusati di aver «realizzato e gestito, in assenza di autorizzazione, due discariche abusive di rifiuti speciali pericolosi e non»; di aver «abbandonato e depositato in modo incontrollato ingenti quantità di rifiuti speciali, pericolosi e non» in diverse aree; di aver «depositato in modo incontrollato oli minerali usati» nell'area demaniale tra due lotti; di aver «cagionato un pericolo concreto e attuale di inquinamento»; di aver «abusivamente stoccato i fanghi derivanti dalla depurazione delle acque reflue dell'Arsenale negli appositi letti di essiccamento superando i limiti quantitativi e temporali consentiti e in mancanza di autorizzazione »; di non aver «ottemperato alla disciplina delle acque meteoriche di prime piogge e di lavaggio delle aree esterne e di aver scaricato in mare, mediante condotta interrata le acque piovane contaminate di dilavamento dei piazzali e delle strade limitrofe la banchina Carrieri in assenza di autorizzazione».

Tutte queste violazioni sono state accertate fino al luglio dell'anno scorso, a inchiesta già avviata da mesi, dopo i primi sequestri e dopo i primi avvisi di garanzia recapitati ai vertici militari e agli imprenditori per le violazioni in materia di sicurezza e di igiene.

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