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Nessuna irregolarità per lo smaltimento di rifiuti nella discarica di Statte

Vincenda ITALCAVE: doppia assoluzione

Assoluzione degli imputati perchè il fatto non sussiste. Questo il verdetto che ieri sera ha suggellato il procedimento originato dall’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti provenienti dalla Campania e sulle insopportabili esalazioni segnalate dai cittadini di Statte.
10 gennaio 2008
Fonte: Corriere del Giorno

Emergenza Rifiuti Emessa dal gup del Tribunale dott. Pompeo Carriere al termine di giudizio abbreviato, la sentenza ha sancito la non rilevanza delle ipotesi delittuose contestate dalla magistratura a carico dell’amministratore della società “Italcave”, il dott. Giovanni De Marzo, e dell’ex dirigente del Settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Taranto, il 55enne Antonio Ruggieri.

Sia l’uno sia l’altro erano gravati dal reato di concorso in abuso in atti d’ufficio affiancato dall’accusa di aver gestito la discarica in località “La Riccia-Giardinello” senza essere in possesso della necessaria autorizzazione. Due reati che il pubblico ministero dott.ssa Antonella Montanaro aveva chiesto di sanzionare infliggendo al primo un anno e 10 giorni, mentre all’ex dirigente dodici mesi.

Due richieste a cui si è opposto il collegio difensivo composto dagli avvocati Antonio Raffo, Francesco Caroli Casavola e Pietro Quinto. I quali, nell’illustrare al giudice le rispettive argomentazioni, avevano tentato di porre in evidenza la regolarità dell’operato dei propri assistiti e, soprattutto, il rispetto delle norme che disciplinano la delicata materia.

Preso atto di quanto emerso dall’attività istruttoria, prima, e dal procedimento, poi, il gup non ha ravvisato gli estremi per accogliere le richieste della pubblica accusa in ordine alla violazione della cosiddetta “legge Ronchi” e all’ipotizzato abuso in atti d’ufficio ed ha decretato l’assoluzione per entrambi gli inquisiti.

L’unico reato che ha comportato una sanzione di natura contravvenzionale è stato quello di cui rispondeva solo l’amministratore della “Italcave”. Si parla dell’ipotesi che, contemplata dall’articolo 674 del codice penale, ruota attorno alla mancata adozione di misure atte a scongiurare l’emissione di gas maleodoranti superiori ai limiti della normale tollerabilità e atti a molestare le persone che vivono (o transitano) nelle aree adiacenti alla stessa discarica.

A tal proposito si ricorda che a dare l’avvio all’inchiesta furono le segnalazioni fatte giungere in Procura da numerosi cittadini che paventavano pericoli per l’incolumità pubblica proprio a seguito di quelle esalazioni. All’epoca, i gestori del sito garantirono sulla correttezza del loro operato. Ma non solo. Nel fornire rassicurazioni, diedero notizia che sarebbe stato il dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa ad effettuare un monitoraggio e una valutazione delle emissioni odorigene nella zona. Gli accertamenti furono eseguiti, ma i risultati non persuasero più di tanto gli inquirenti.

Anche perchè i maggiori dubbi vertevano sull’autorizzazione rilasciata all’Italcave da Ruggieri. Secondo la magistratura, quell’atto era da considerarsi nullo (si parla della determinazione n. 33 del 27 febbraio del 2004) perchè consentiva l’esercizio del primo lotto della discarica in assenza di “VIA” (acronimo che sta per “valutazione di impatto ambientale”) avendo nel frattempo perso efficacia l’autorizzazione alla compatibilità ambientale che fu concessa con delibera di giunta regionale nel luglio del 1998. Valutate le risultanze investigative, gli inquirenti chiusero il proprio lavoro facendo sfociare il procedimento nella richiesta di processo per i due inquisiti.

Che, una volta raggiunti dal provvedimento adottato dalla Procura, decisero di non attendere l’esito di un eventuale dibattimento e di far ricorso a riti alternativi. Ieri la definizione del giudizio abbreviato e la decisione del giudice: i fatti contestati non sono da ritenersi sussistenti. Il caso originato dallo smaltimento di rifiuti nella discarica di Statte arriva così al capolinea

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