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Inquinamento: la Provincia di Taranto non è stata a guardare

Le aspettative dei cittadini sono legittime ma non si può prescindere dai mezzi che si hanno a disposizione per operare. Nonostante la penuria sono state acquistate attrezzature costate 400mila euro per consentire all'Arpa le verifiche necessarie.
28 marzo 2008
Gianni Florido (Presidente della Provincia di Taranto)
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- La lettera del signor Massimo Ruggieri, pubblicata ieri su questo giornale, pone alcuni interrogativi certamente importanti che meritano una risposta appropriata, almeno per quanto riguarda la mia persona e l'istituzione che mi onoro di presiedere. Innanzitutto devo dire che condivido le preoccupazioni espresse nell'intervento, solo uno sciocco può pensare che la situazione sia accettabile. Il peso dell'impatto ambientale nell'area ionica è a tutti noto e i dati in nostro possesso ci esortano a fare sempre di più per invertire la tendenza.

Non faccio quindi fatica ad affermare che su questo versante bisogna produrre ogni sforzo possibile per limitare al massimo gli effetti devastanti dell'inquinamento. Ma questo non significa che finora non è stato fatto nulla. D'altro canto, c'è sempre uno scarto tra le nostre aspettative, legittime e condivisibili, e i risultati che i mezzi a nostra disposizione ci consentono di raggiungere. Basti pensare alle sempre limitate risorse finanziarie e agli organici insufficienti. Due temi, questi, che meriterebbero davvero un serio approfondimento, soprattutto per quanto riguarda gli enti locali. Ciò non toglie, sia chiaro, che l'opinione pubblica abbia tutto il diritto di criticare la classe dirigente. È sempre auspicabile, naturalmente, che le critiche siano costruttive perché a guadagnarne è l'intera comunità amministrata.

Ed allora, senza alimentare polemiche ma per onore della verità, mi preme ricordare che la Provincia di Taranto in questi anni non è stata a guardare. Mi limito a citare alcune delle tante cose che sono state fatte.

La convenzione con l'Arpa, sottoscritta alcuni mesi fa, ha consentito all'Agenzia regionale per la protezione ambientale di acquistare sofisticate apparecchiature (per un costo che si aggira attorno ai 400.000 euro) per poter effettuare verifiche e rilevazioni, anche in tema di diossine.

Saremo così in grado di monitorare lo stato di salute di liquidi (acqua ma anche latte e altre sostanze), aria, suolo. Domani (questa mattina, venerdì 28 marzo) presenteremo il piano provinciale per i rifiuti urbani, la cui redazione è stata affidata proprio all'Arpa, la cui credibilità credo sia fuori discussione. Ci doteremo così di uno strumento di pianificazione fondamentale per evitare situazioni di emergenza. La settimana prossima convocheremo le associazioni del territorio per fare il punto e programmare, insieme, i controlli in campo ambientale. Una scelta all'insegna della responsabilità condivisa.

La Provincia di Taranto ha inoltre sostenuto l'azione degli Ato (gli Ambiti territoriali ottimali) per la raccolta differenziata e si è fatta promotrice del parco Terra delle Gravine. Quanto alle discariche, ci siamo opposti, sin dal nostro insediamento nel 2004, alle richieste di ampliamento dei siti esistenti, salvo poi prendere atto delle decisioni assunte dai tribunali.

È con questo spirito che vogliamo contribuire a migliorare le condizioni di vivibilità e a salvaguardare l'inviolabile diritto alla salute di tutti gli abitanti di Terra Ionica.

Inchiesta sul latte anche a Taranto
La diossina nel latte di Taranto? La sorpresa sarebbe stata non trovarla. Infatti un’associazione ambientalista, facendo analizzare un pezzo di formaggio, l’ha trovata una ventina di giorni fa. Ora l’Asl sta controllando allevamenti, aziende zootecniche e oleifici mentre l’agenzia regionale per la protezione per l’ambiente (Arpa) controlla terreni e colture. Finora 21 controlli, un campione di latte trovato contaminato da diossina e pcb (policlorobifenili), ma un bel po’ di esami di cui ancora non si conosce il risultato.

Nessuna sorpresa. Perché Taranto è, secondo i dati dell’Ines (inventario nazionale delle emissioni e delle loro sorgenti), l’area geografia italiana che produce il 90,3 per cento della diossina industriale italiana. L’apparato industriale è gigantesco. Lo stabilimento siderurgico Ilva è tre volte più grande della città. E accanto c’è la raffineria dell’Agip. La procura della Repubblica un paio di mesi fa ha aperto un fascicolo dopo avere ricevuto i dati sulle rilevazioni dell’Arpa sui comignoli dell’Ilva. Dati preoccupanti sulla diossina. Legali, se stiamo alla legge, ma 27 volte più alti di quelli consentiti in Friuli Venezia Giulia.

Fonte: La Stampa

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