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«Senza riduzioni delle emissioni nessuna autorizzazione all’Ilva»

Interviene l’assessore regionale Losappio. E prende posizione anche la Uil regionale. La Confcommercio chiede: Il sindaco Ezio Stefàno faccia da mediatore e da garante nella vertenza che «vede contrapposte le agenzie marittime di Taranto e l’Ilva».
8 maggio 2008
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- La Regione Puglia «esprimerà parere negativo per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale se l’Ilva non dichiarerà di quanto ed in quale periodo di tempo intende abbassare le emissioni di diossina e degli altri inquinanti». Lo ha affermato ieri l’assessore all’Ambiente, Michele Losappio, «in relazione ai dati dell’ultima rilevazione delle diossine dei processi produttivi dell’Ilva». L’Arpa ha infatti evidenziato che rispetto ad un anno fa le emissioni di diossina sono quasi raddoppiate.

L’annuncio fatto dall’Arpa provoca anche le proteste della Uil. Dice Aldo Pugliese, segretario regionale Uil: «'L'avevamo anticipato subito per cui non siamo meravigliati: Taranto e i tarantini sono alla mercè dell’Ilva e nessuno interviene per tutelare residenti e lavoratori».

Per Pugliese, «è piuttosto curioso che l’Ilva e la Regione si siano affrettati a sostenere che presto l’inquinamento diminuirà. Ma si tratta di un disco rotto, usato così tante volte che ormai s'incanta. La Regione sa perfettamente che dal 2003 ad oggi ha sottoscritto più accordi con l’Ilva, l’ultimo dei quali, piuttosto frettolosamente, prima delle elezioni e senza convocare i sindacati.

Di questi accordi attendiamo che i vertici del siderurgico mantengano gli impegni presi. Per non parlare del piano industriale presentato nel 2005, che prevedeva interventi solo di carattere manutentorio. All’Ilva dicono che stanno sperimentando la diminuzione di queste emissioni, peccato che a Taranto la gente continui ad ammalarsi. Se si vuole avere un quadro complessivo delle emissioni - prosegue Pugliese - si dovrebbero fare controlli anche sugli altri impianti: cokeria, acciaierie, altiforni, e per finire sulle discariche. E non dimentichiamo che si attende ancora la copertura dei parchi minerali, secondo l’ultimo accordo del 23 ottobre 2006, e non risulta neanche che sia stata fatta la bonifica dall’amianto, così come la Regione non dice dove vengono smaltiti amianto e apirolio più altri rifiuti tossici e nocivi».

E anche ieri l’Ilva ha ribadito che «l'entità della riduzione delle emissioni di diossina, conseguibile grazie all’utilizzo di additivi quali l’urea, sarà possibile definirla a conclusione della campagna di monitoraggio a fine maggio. Successivamente, ed entro la fine del 2009, sarà realizzato l'impianto di additivazione dell’urea alla miscela di agglomerazione»

La Confcommercio sullo scontro in atto
«Ilva e agenzie marittime mediazione del sindaco»

Il sindaco Ezio Stefàno faccia da mediatore e da garante nella vertenza che «vede contrapposte le agenzie marittime di Taranto e l’Ilva». E’ la proposta che lancia il presidente di Confcommercio, Emanuele Papalia: il sindaco, dice Papalia, «nel suo ruolo di garante super partes, medi per l’apertura di una linea di confronto tra la grande impresa e gli operatori locali. Riferendosi alla situazione delle agenzie marittime di Taranto e alle accuse di monopolio indirizzate all’Ilva, che avrebbe privilegiato una sola realtà per quest’attività, Papalia evidenzia «una situazione di disagio degli operatori e la presa di coscienza della città che, legittimamente, aspira a fruire di ricadute economico-occupazionali sul territorio derivate dall’utilizzo delle proprie risorse. Naturalmente più saranno diffusi i vantaggi, quanto più democratico si saprà rendere il mercato».

Papalia poi si sofferma sul concetto di «risorsa» evidenziando come anche gli spazi fisici (dalle servitù militari alle aree industriali) rappresentino un elemento ascrivibile alle cosiddette risorse del territorio. «Non è nostra intenzione - evidenzia Papalia - entrare nel merito della vicenda. Essa è affidata alla Magistratura che dirà l’ultima parola, ma non possiamo non considerare come, ragioni di impresa a parte, scaturisca in massima parte l’assenza di confronto e dialogo che ha caratterizzato il rapporto tra la grande industria e l’economia locale. Proprio tale rapporto si vuole e si deve recuperare perché solo in questo modo è possibile uscire da una situazione di stagnazione economica».

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