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Taranto: fra chi la vede “nera” e chi troppo “rosea”

"Non si fanno i grandi cambiamenti se si mantengono le stesse persone o le stesse mentalità. Occorre decidere su ciò che serve e va implementato e ciò che non serve e va reciso subito, drasticamente, e la mia visione “nera” non vedo chi sia in grado di fare ciò".
16 giugno 2008
Patrizio Mazza (Direttore dell’Ematologia all’ospedale “Moscati”)
Fonte: Corriere del Giorno

- Sul Corriere di domenica 8 giugno due lettere di cittadini che, in virtù della situazione ambientale, la vedono “nera” per Taranto; uno riferisce che ha appena accompagnato al cimitero un amico, morto a 33 anni per tumore, con sopra la testa questa nuvola perenne di “morte”, l’altro che chiede un parere al direttore del giornale circa il manto di nero che avvolge il cielo, il fondo del mare, la terra circostante e, purtroppo anche le persone che non hanno amministrato come si deve.

Dall’altro lato abbiamo il direttore del Corriere che risponde che occorre smetterla di vederla nera e di essere pessimisti perché ciò “ci soffocherà più dei fumi”; a sottolineare ciò riporta alcuni esempi positivi della città. Uno è quello dei 400 bambini che scrivendo “la lettera a San Cataldo hanno condannato l’inquinamento”, poi ha citato le associazioni di volontariato e alcuni professionisti medici che lavorano seriamente per il bene comune e alcune aziende che operano bene senza creare premesse di morte. La conclusione del direttore è che vi sia un “bicchiere per metà contenente acqua sporca che diluendola sempre più può diventare chiara”.

Da quanto letto ho riflettuto che in fondo, se il direttore del corriere dice che c’è una parte rosea, si può pensare ad una possibile ripresa di Taranto nel volgere di un tempo variabile ma potenzialmente anche breve. Poi ho anche pensato che questa cosa delle possibilità di Taranto le sento dire da almeno 15 anni e purtroppo debbo constatare che in questo lungo tempo (3 lustri) non è successo niente che potesse far pensare al meglio e, anzi, registriamo un peggioramento ambientale, economico, sociale ed educativo. Ma allora che cosa dobbiamo pensare? Perché tutto ciò? Dove le responsabilità? I miei maestri mi dicevano che quando hai una situazione che non va e vuoi migliorarla devi cambiare radicalmente; vi può essere il rischio di peggiorare ma se non cambi sai già come va a finire.

Nell’affrontare la terapia di una malattia che con le prime cure non guarisce occorre cambiare terapia, essere a volte più aggressivi e, nel caso di malattie ematologiche diciamo che c’è bisogno di un trapianto di midollo; ciò ha il significato di cambiare tutto il midollo ammalato con uno sano. La stessa cosa potrebbe essere per Taranto.

Per portare quei cittadini da una visione “nera” ad una visione “più rosea” occorre almeno far vedere che esistono possibilità concrete di cambiamento. Come si possono realizzare queste possibilità concrete? Noi abbiamo espresso sempre un parere che il cambiamento lo fanno le persone e posso affermare che in questi 15 anni ho visto cambiare alcune, poche persone, in situazioni dirigenziali importanti, ma non ho visto cambiare il metodo di gestire.

Non ho visto emergere situazioni positive che sovrastano su quelle negative; il merito, la capacità professionale, l’incentivazione nel lavoro vero, la capacità progettuale, l’educazione, l’imprenditoria non assistita sono tutte questioni positive affossate in questa città. La raccomandazione, l’imprenditoria di facciata assistita, basata sulle ruberie, tangenti, appalti fasulli, enti che non controllano, inquinamento libero e mai sanzionato, dirigenza nullafacente se non interessi personali, politica assente dai reali bisogni della gente, hanno dominato questi 15 anni di economia cittadina e, ovviamente, i nodi stanno venendo al pettine.

Quindi caro direttore, qui non è questione di 400 bambini che scrivono la letterina a San Cataldo; credo che la questione vera è che chi la vede “nera” non vede soprattutto questo ricambio mentale nella politica, nella maniera di progettare sulla città, nella maniera di condurre l’economia, nella maniera di trasmettere cultura e nemmeno nel fare sanità pubblica.

Non si fanno i grandi cambiamenti se si mantengono le stesse persone o le stesse mentalità. Occorre decidere su ciò che serve e va implementato e ciò che non serve e va reciso subito, drasticamente, e la mia visione “nera” non vedo chi sia in grado di fare ciò. Se Lei direttore vede “rosa” in tutto questo ce lo dica subito per renderci più ottimisti, ma non ci parli dei bambini che nascono tutti uguali e puri e lasciamo stare San Cataldo che deve aver fatto molti giri nella tomba a vedere quel che succede.

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