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Vietare i voli militari sulle aree abitate e sulle spiagge

Una spiaggia affollata di Taranto ha rischiato di trasformarsi nel luogo di una strage per un'avventata manovra di un pilota militare. Ci rivolgiamo al Sindaco e al presidente Vendola: ci attendiamo uno scatto di indignazione e di protesta.
24 giugno 2008
Alessandro Marescotti (Peacelink)

- Infatti poco fa un aereo militare in esercitazione a Taranto è sceso talmente basso che ha divelto alcuni ombrelloni seminando la paura allo Yachting club, una spiaggia del litorale jonico.

Alcune persone, tra cui una bambina, sarebbero rimaste lievemente ferite perché l'aereo avrebbe volato radente a una quota di pochi metri

PeaceLink chiede che vengano vietati i voli militari sulle aree abitate e sulle spiagge.

Ci rivolgiamo al Sindaco di Taranto e al presidente regionale Nichi Vendola: ci attendiamo uno scatto di indignazione e di protesta. E' ragionevole la richiesta di un esplicito divieto di volo lì dove in gioco è l'incolumità dei cittadini.

Le stragi di Casalecchio di Reno (del 1990) e del Cermis (del 1998) causate da aerei militari in esercitazione devono far riflettere. Come pure la strage di vent'anni fa causata a Ramstein dalle Frecce Tricolori (1988). E' doverosa la memoria storica in questi casi.

Ma c'è anche una considerazione "ecopacifista" da fare in simili accadimenti.
A Taranto abbiamo un nemico e si chiama inquinamento. Per questo nemico non servono voli radenti, bombe o portaerei. Occorrono investimenti in tecnologie di tutela ambientale.

Un'ora di volo militare costa quanto venti analisi di diossina. PeaceLink chiede che i soldi pubblici servano a tutelare i bambini e non a spaventarli sulle spiagge.


Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

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