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Ilva, ancora troppi veleni nell´aria L´Arpa al ministero: c´è rischio

Il dossier sull´inquinamento è stato trasmesso a Roma: attività in pericolo. Le analisi dicono che Pm10 e diossine crescono e sono legate al siderurgico. La legge nazionale ha parametri maggiori degli standard europei
29 luglio 2008
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

- Le ultime analisi che saranno presentate nei prossimi giorni danno piccoli, importanti, miglioramenti. «Segno - dicono dalla Regione - che il nostro lavoro qualche risultato lo sta dando». Ma la qualità delle acque (di mare e di falda) e dell´aria di Taranto continua a preoccupare l´Agenzia regionale per l´ambiente pugliese. Tanto da mettere a rischio, con questi standard, la prosecuzione dell´attività dell´Ilva. Ieri, infatti, il direttore dell´Arpa, Giorgio Assennato, ha inviato la relazione finale dell´Agenzia al Ministero dell´ambiente, dopo più di un anno di lavoro.

Partendo da questi dati, gli uffici romani dovranno decidere se rilasciare o meno l´Aia, l´Autorizzazione integrata ambientale all´Ilva: si tratta della certificazione necessaria all´azienda per poter proseguire l´attività. «Da parte nostra - spiega Assennato - non si tratta di un giudizio. Quello non ci è stato richiesto. Abbiamo però fatto un´analisi dei fatti». A leggere le 65 pagine di relazione, i fatti sono inquietanti. «Una situazione - scrive il direttore dell´Arpa- fortemente degradata dal punto di vista ambientale e sanitario».

Sulla base dei dati, l´Agenzia per l´ambiente ha voluto mettere in rilevanza una serie di aspetti sui quali ritiene si debba intervenire subito. Si chiede per esempio al Ministero «di definire i limiti emissivi degli impianti industriali dell´area e, in particolare, di quelle contenenti sostanze cancerogene e bioaccumulabili». Le analisi dicono infatti che Pm10 e diossine crescono e che comunque sono strettamente legate e correlabili all´attività dell´Ilva. «In quest´ottica - si legge nel documento - c´è la necessità di portare le emissioni delle sostanze di particolare impatto ambientale, quelle più tossiche, ai livelli più bassi ottenibili riportati in letteratura».

Per quanto riguarda le diossine esiste infatti il solito problema della quantificazione delle sostanze tossiche. La legge nazionale ha parametri molto più tolleranti degli standard europei: significa che con i valori attuali, se si fosse trovata in qualsiasi altro paese dell´Unione (ma anche in Friuli che si è dotato di una legge ad hoc) l´Ilva avrebbe chiuso. Ecco perché Assennato chiede al ministero e all´azienda di «considerare, anche in relazione ad altre situazioni italiane, una riduzione produttiva per impianti di particolare impatto ambientale e sulla salute, come la cockeria dell´Ilva, per i quali non appare plausibile il mantenimento dei previsti standard ambientali nei quartieri limitrofi». L´Arpa insiste poi con «l´opportunità di procedere alla valutazione di quello che c´è, inclusi gli adeguamenti impiantistici previsti dall´attuazione delle migliori tecniche disponibili, prima di procedere ad ulteriori interventi che di fatto andrebbero a modificare, in maniera sostanziale, gli impianti e gli assetti produttivi».

Un capitolo a parte riguarda poi le acque. Da un lato è stato accertato un preoccupante inquinamento delle falde, dato che spinge i tecnici a chiedere «un adeguamento mirato delle reti di smaltimento delle acque industriali». Dall´altro poi, secondo l´Arpa, esiste «la necessità di ridurre drasticamente i consumi: l´utilizzo industriale - scrivono - è sovradimensionato rispetto alle risorse idriche disponibili e alla disponibilità dei volumi di acque recuperabili dai depuratori». «Esiste poi la necessità di prevedere, in sede autorizzativa, per tutto il complesso industriale tarantino, l´uso "razionale" dell´energia così come previsto dalla normativa nazionale e comunitaria». L´Arpa, infine, chiede al ministero dell´Ambiente «di aggiornare le valutazioni di risk analysis dell´attuale assetto impiantistico dell´area industriale di Taranto: oggi non è possibile quantificare, con una certa affidabilità, il danno che sul territorio potrebbe derivare a seguito di un incidente rilevante».

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