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L'ira di Vendola sull'ILVA: «riduca l'inquinamento»

L'accusa Il presidente Vendola scrive al siderurgico per ricordare gli impegni presi. L'azienda replica: «Stiamo seguendo il cronoprogramma». E' polemica sul livello di nanogrammi di sostanze nocive, la Regione invita ad abbassare la soglia. «Non saremo inermi e passivi, è tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità davanti ai pugliesi e al Paese. La Regione lo farà».
9 agosto 2008
Rosanna Lampugnani
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Nichi Vendola ROMA - Che cosa sta accadendo sul fronte Ilva? Da Corfù, dov'è in vacanza, il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha preso carta e penna per dire che il comportamento del colosso dell'acciaio è insoddisfacente sul fronte dell'abbattimento degli inquinanti. Ha aggiunto, il governatore, che l'azienda non ha rispettato gli impegni e di fatto ha messo «la Regione, le autonomie, il territorio davanti all'inaccettabile scelta fra salute e lavoro, ambiente e sviluppo».

Vendola ha quindi concluso: «Non saremo inermi e passivi, è tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità davanti ai pugliesi e al Paese. La Regione lo farà». Ma quali sono gli impegni che Ilva non avrebbe rispettato, secondo Vendola? L'Ilva non utilizzerà da ottobre, ma solo dal prossimo giugno, le tecnologie all'urea per abbattere i livelli d'inquinamento che non scenderà alla soglia di 1 nanogrammo, ma si fermerà a 3,5. Infine Ilva - è l'affermazione del governatore - non utilizzerà subito le nuove tecnologie, ma solo dopo un successivo protocollo operativo.

Insomma: Ilva prende tempo. Naturalmente l'azienda ha risposto puntualmente, facendo riferimento agli accordi di programma sottoscritti da tutte le parti in causa, compresa la Regione; e ha ricordato il cronoprogramma che fissa le tappe dell'abbattimento degli inquinanti, in base al quale sono stati impegnati già 400 milioni di euro.

Conclusione di Ilva: l'impianto che utilizzerà l'urea entrerà in funzione entro giugno 2009, in anticipo rispetto al previsto mese di settembre. Se è così, che cosa è accaduto? C'è stato un difetto di comunicazione tra Ilva e Regione?

Pugliese (UIL, Bene Regione Puglia ma troppo permissiva
(AGI) - Bari, 8 ago. -”Non va dimenticato, che le emissioni inquinanti dell’Ilva non sono solo quelle dell’impianto di agglomerazione, ma ci sono altri 280 camini che emettono diossina; ed assieme a questi - aggiunge il segretario Uil Puglia - c’e’ da considerare le emissioni delle acciaierie, degli altoforni e della megadiscarica dove si svolge l’attivita’ di recupero del materiale ferroso. Poi ci sono le emissioni di sostanze inquinanti delle cokerie, che sono piu’ nocive e pericolose della diossina stessa, cosi’ come giustamente ha fatto rilevare l’Arpa”. “E’ per tutti questi motivi, che - conclude la lettera aperta - chiediamo un intervento decisivo della Regione Puglia, teso ad arrivare ad una soluzione in tempi brevi. Un intervento che non solo abbia una forte valenza politica, ma che sposi in maniera definitiva le esigenze della gente di Taranto, costretta a respirare veleno quotidianamente e a pagare con la salute un prezzo ingiustificato. Peraltro, concorderete certamente sul fatto che si tratta di atti dovuti, anche per evitare che la stessa Regione incorra, in un futuro non lontano, in un intervento della Magistratura per omissione di atti d’ufficio”. (AGI)
Premesso che l'accordo di programma prevedeva l'esecuzione di uno studio di fattibilità per l'utilizzazione di un sistema riducente la diossina e che tale studio è stato completato nel dicembre scorso, il 31 luglio al ministero dell'Ambiente sono stati chiamati rappresentanti della Regione, di Ilva e dell'Arpa per discutere dello studio preliminare. In quella sede, la Regione ha chiesto di accelerare i tempi di adozione delle tecnologie all'urea, fissate dall'accordo di programma per il terzo trimestre 2009. E Ilva ha abbassato la scadenza al secondo trimestre.

La Regione ha anche chiesto di ridurre a un nanogrammo l'emissione di diossina. Ma Ilva - rifacendosi a una misurazione conclusa dall'Arpa a giugno e che quantifica in 8 nanogrammi le emissioni - ha assicurato che si atterrà al cronoprogramma in base al quale si deve ridurre del 50% le emissioni di partenza, arrivando a 3,5 nanogrammi.

Se tutto ciò è vero, perché la nota durissima di Vendola (preceduta dalla lettera inviata dall'assessore Michele Losappio al ministero), all'Ilva con cui chiede di utilizzare le tecnologie urea sin da ottobre, precisando che il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale sarà subordinato «all'abbattimento al di sotto di un nanogrammo delle emissioni in tempi brevi e certi»?

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