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Il caso Ilva a Bruxelles, Il Comune difende i dati di ARPA

Si chiede di ridurre l’inquinamento. Critiche al governo. L’eurodeputato Pd Lavarra scrive al commissario per l’Ambiente Dimas. L’assessore comunale Romeo difende l’Arpa. La svolta del PD: «Non si baratta la salute con il lavoro»
24 agosto 2008
Fulvio Colucci
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- Europarlamentari, pressing bypartisan sull’Ilva per le questioni ambiente e Ici. «Piena assunzione di responsabilità delle autorità governative italiane e massima trasparenza e partecipazione dei cittadini di Taranto all’iter procedurale relativo alla tutela della salute». L'europarlamentare del Pd Enzo Lavarra scrive, sul caso Ilva, al commissario UE all’Ambiente Stavros Dimas.

«Si tratta innanzitutto di conoscere se il Governo italiano ha ottemperato alla richiesta della Commissione Europea di invio dati entro l’8 luglio, dopo la formale
costituzione in mora dell’8 maggio scorso. Conseguentemente, il Governo italiano, senza alzare cortine fumogene, farebbe meglio a dar corso a quanto richiesto da Bruxelles, evitando inutili polemiche diversive contro un’Agenzia regionale che, sino ad oggi, ha dato ripetute espressioni di considerevole affidabilità scientifica».

«Questo momento - secondo Lavarra - richiede la massima consapevolezza della situazione di rischio e la piena assunzione di responsabilità collettiva per una gestione compatibile fra esigenze della produzione industriale e salute ambientale. Oltretutto, come del resto prevedibile, un’azienda di tali impatto e dimensioni certo non difetta di risorse e professionalità per adempiere anche al Patto già sottoscritto con tutti i significativi livelli istituzionali del territorio.

A questo punto – conclude Lavarra – preso atto dei ritardi del Governo e del differimento dei termini entro cui Ilva si era impegnata con Regione e enti locali a rientrare entro certi valori di emissioni, credo sia necessaria una nuova riunione tecnica, alla presenza delle stesse parti, del ministero e delle rappresentanze parlamentari pugliesi a Bruxelles, per vigilare sull'adempimento di quanto previsto nelle normative della direttiva comunitaria “Ippc” e sull'attuazione dell’accordo di programma per la riduzione delle emissioni pericolose per un territorio che ha diritto
come tutti alla salute».

L’assessore Rome difende i dati dell'ARPA
L’assessore comunale all’Ambiente Sebastiano Romeo difende Arpa Puglia dai rilievi del ministero che contesta le misurazioni dell’inquinamento effettuate negli anni 2005 e 2006, chiedendo al ministro dell’Ambiente Prestigiacomo di venire a Taranto per rendersi conto di persona delle criticità ioniche

«Bisogna ringraziare - dichiara l’assessore - Arpa Puglia per tutto ciò che ha fatto in questi ultimi anni per la salvaguardia ambientale della nostra città. Esprimo quindi piena fiducia nei confronti dell’Agenzia diretta dal professor Giorgio Assennato».

Ad Arpa Puglia viene contestato di non aver operato in base alle indicazioni fornite dal Ministero nel 2007. «Ma come avrebbe potuto farlo se quelle indicazioni sono arrivate in un periodo successivo?», sottolinea Romeo. «Le misurazioni effettate dall’Arpa nei due anni precedenti rappresentano comunque un contributo significativo
per comprendere le criticità ambientali del nostro territorio».

Romeo ricorda che l’inquinamento «ha causato effetti nefasti dal punto di vista ambientale e sanitario ». Romeo rimprovera all’Ilva «di aver accumulato significativi ritardi nel rispetto di alcuni punti previsti dagli atti d’intesa». L’assessore condivide pienamente quanto affermato dal sindaco Stefàno in merito alla tutela della salute dei tarantini, che rimane il punto fondamentale e imprescindibile della politica del Comune.
Sul problema Ici si esprime anche l’europarlamentare di Forza Italia-Ppe Marcello Vernola, componente della commissione Ambiente: «Si chiarisca subito la situazione del pagamento delle imposte comunali dell'Ilva a Taranto. Se fosse vera l'accusa del sindaco si tratterebbe di una vicenda vergognosa.

L'Ilva dovrà sapere dimostrare il contrario. Dimostri di aver adempiuto regolarmente. Questo è il dovere basilare verso una comunità che subisce da decenni l'effetto inquinante della sua attività. Ilva ha fatto registrare 860 milioni di euro di utili ed è scandaloso che il Comune non abbia controllato le cartelle esattoriali del più grande contribuente tarantino e non gli abbia chiesto un ristoro ambientale.

Non è immaginabile che un tale colosso industriale, che deve essere patrimonio della collettività tarantina, sia inadempiente nel pagamento delle tasse. Senza considerare altre violazioni, quelle in tema di emissioni inquinanti per le quali ha delle gravi responsabilità la Regione Puglia, per avere consentito il mancato rispetto dei tempi indicati dall'Unione Europea per mettersi in regola con l'autorizzazione integrata ambientale».

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