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UIL, Inadempienze dell'Ilva alla luce del sole

E’ quanto afferma in una nota il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari Aldo Pugliese. "Basta alzare lo sguardo verso il cielo dell’area industriale per prendere atto direttamente del disastro ambientale che si sta perpetrando sulla città di Taranto”.
27 agosto 2008
Marcello Cometti
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- TARANTO - E’ quanto afferma in una nota il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari Aldo Pugliese. “D’altronde – aggiunge – non è un mistero che le morti e gli ammalati di tumore sono il quadruplo rispetto al resto della regione Puglia e che ben cinque aziende agricole sono state sottoposte a sequestro, vietando culture agricole e pascoli di bestiame e pecore in un’area gravemente e irreparabilmente inquinata dalla diossina”.

“Va dato merito e solidarietà all’Arpa Puglia – aggiunge – che, grazie all’operato di Giorgio Assennato di tutti i dirigenti, tecnici e personale, ha svolto un eccellente lavoro con le rilevazioni di diossina emessa dall’Ilva pur tra mille difficoltà; crediamo altresì che vi sia il rischio che il ministero dell’Ambiente voglia demolire il prezioso lavoro dell’Arpa per poter dare comunque all’Ilva l’autorizzazione integrata ambientale”.

Nella nota Pugliese prosegue affermando che preoccupa anche “il fatto che il ministro Prestigiacomo, nel mentre si dichiara soddisfatta di quanto sinora ha fatto l’Ilva, fa decadere la commissione presieduta da un grande esperto di livello internazionale quale è il prof.Erasmo Venosi, commissione preposta a valutare le autorizzazioni integrate ambientali”.

“Siamo preoccupati altresì del fatto – aggiunge – che l'Ilva registra ogni anno profitti miliardari che non vengono reinvestiti sul territorio che li ha prodotti e in programmi per l'abbattimento delle emissioni inquinanti, ma anzi trova la disponibilità a versare 100milioni di euro per la cordata che dovrebbe salvare l’Alitalia, ed è proprio su questa vicenda che emergono dubbi e sospetti di un possibile accordo tra il Governo Berlusconi e l’Ilva in uno scambio di cortesie delle quali pagherebbero un caro prezzo i lavoratori e i cittadini di Taranto”.

Riva, dall'acciaio agli aerei

TARANTO - Bocche cucite a Taranto, nel quartier generale dell’Ilva di Emilio Riva, dopo l’ufficializzazione della presenza del «patron» dello stabilimento siderurgico nella cordata di imprenditori italiani raccolti attorno al salvataggio dell’Alitalia. La presenza del «re» dell’acciaio italiano nel piano «Fenice» – così è stato ribattezzato lo studio di risanamento della compagnia di bandiera da parte di Intesa San Paolo, advisor del progetto per conto del ministero dell’Economia – veniva data per probabile già nei giorni scorsi, sino a prendere corpo e sostanza nella serata di lunedì, quando Riva, insieme ad altri imprenditori, era stato sorpreso dai cronisti all’uscita da una riunione presso la sede milanese di Intesa San Paolo. Ieri, poi, l’ufficializzazione della notizia.

A Taranto, fonti vicine alla proprietà dell’azienda siderurgica fanno comunque notare che un’operazione finanziaria del tutto slegata dal comparto induststriale operante sul territorio ionico è nata ed è stata gestita interamente nel «cuore» della «cassaforte» del gruppo, la «Riva Fire spa.», che ha sede a Milano e che raggruppa al proprio interno tutte le molteplici attività imprenditoriali della famiglia Riva in tutto il mondo, tutte comunque riconducibili al «core business» che è e resta la siderurgia.

«Riva Fire spa.» è un gruppo che mette insieme circa 25mila addetti, con un fatturato netto che nel 2007 è stato di 10 miliardi di euro, un margine operativo netto di 1.369 milioni, un risultato utile dell’esercizio di 877 milioni, un cash-flow operativo di 1.736 milioni e un fatturato per addetto di 409mila euro.

Numeri «importanti», a sostegno di un’attività che colloca «Riva Fire» come leader assoluto della produzione siderurgica in Italia, al terzo posto in Europa e al dodicesimo posto nel mondo. Una serie di acquisizioni messe a punto negli ultimi anni hanno dato al gruppo Riva un marcato spessore internazionale, anche se l’operazione più importante resta, sotto questo aspetto, l’acquisizione dello stabilimento tarantino della ex Italsider, avvenuta nel 1995 a seguito della privatizzazione varata dal Governo.

Attualmente il gruppo Riva possiede 38 siti produttivi, di cui 20 in Italia. E’ in Italia che viene prodotta la parte prevalente dell’acciaio (circa il 63% dell’intera produzione) e in Italia l’azienda realizza il 69% del proprio fatturato totale. Ma Riva è presente anche in Germania, in Francia, in Belgio, in Spagna, in Grecia, in Tunisia e in Canada. A completare la «filiera» produttiva della holding, anche 27 centri di servizio e società commerciali. Le principali produzioni del gruppo Riva sono state nel 2007 quasi 18 milioni di tonnellate di acciaio grezzo, 9 milioni di tonnellate di coils, 4.4 milioni di tonnellate di vergella, 2.4 milioni di tonnellate di tondo per cemento armato. Riva possiede anche una imponente flotta di navi, ovviamente in stretta sinergia con l’attività siderurgica: la sua flotta annovera attualmente ben tredici navi, di cui una transoceanica e quattro super-moderne chiatte transoceaniche da 30mila tonnellate l’una.

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