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«In Puglia diciamo “no” a inceneritori di tel quel»

BARI - L'assessore regionale all’ecologia, Michele Losappio, ha inviato una nota al Ministero dell’Ambiente con la quale ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata dall’on. Gabriella Carlucci sui rigassificatori, con particolare attenzione a quello di Trani.
16 settembre 2008
Assessorato all’Ecologia
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- Nella nota Losappio ricorda che «il Commissario Delegato all’emergenza ambientale della Puglia ha approvato il completamento del Piano di gestione dei rifiuti urbani prevedendo, in riferimento al recupero energetico della frazione secca, la produzione di CDR ed il successivo avvio ad impianti di recupero energetico. Viene pertanto così esclusa la possibilità di realizzare impianti di incenerimento del rifiuto indifferenziato tal quale. Conseguentemente a tale decreto il Commissario è intervenuto in autotutela e per sopraggiunte ragioni di interesse pubblico a revocare le precedenti aggiudicazioni delle gare».

«Fra queste – precisa sempre Losappio – la gara aggiudicata a favore dell’ATI con capogruppo TME SpA per la realizzazione e gestione di un inceneritore di tal quale a servizio del bacino BA/2 per la seguente motivazione: non validità del programma annuale e triennale delle opere pubbliche 2001-03 deliberato dal Consiglio Comunale di Bari quale presupposto del parere favorevole alla localizzazione dell’impianto».

«Il Consiglio di Stato, attivato dall’ATO BA/2 e dal CODACONS Puglia – ha ricordato ancora l'assessore – ha dichiarato la illegittimità degli atti comunali a base della localizzazione in quanto il necessario parere favorevole, da esprimere con deliberazione dell’organo competente del Comune ed espressamente indicato all’art. 4 del capitolato oneri non era sussistente in relazione al progetto presentato dall’aggiudicataria; questa ha infatti prodotto a suo supporto documentazione del Comune che in alcun modo integrava quanto richiesto dal capitolato e che è stata trasmessa dal Consiglio di Stato alla Procura della Repubblica di Roma per l’accertamento di una sua possibile falsità.

La tariffa definita dalla Commissione giudicatrice era inoltre di 120,06 euro per tonnellata di RSU, assolutamente sproporzionata e di valore doppio rispetto a quelle in uso mentre la tecnologia dell’impianto non si presentava certo come la più moderna ed innovativa del settore».

«Per il bacino BA/1 ove anche era prevista la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti da parte di un’ATI con capogruppo Noy Vallesina, il Commissario ha provveduto con decreto alla revoca del precedente decreto del 2004, in ossequio al Piano di gestione dei rifiuti. La società capofila ha presentato diversi ricorsi per l’annullamento in parte de qua del decreto, ricorsi che il TAR Lazio ha dichiarato inammissibili riconoscendo l’ampia discrezionalità del Piano come atto di alta amministrazione, la motivazione dell’atto di revoca, la competenza e la facoltà piena del Commissario, l'assenza nelle motivazioni commissariali di incompatibilità verso l’utilizzo dei termovalorizzatori cui viene invece riconosciuta una funzione residuale in linea con la più recente normativa sul ciclo dei rifiuti, il prevalente interesse pubblico alla rimozione del provvedimento.

Il successivo ricorso della Noy Vallesina al Consiglio di Stato si è concluso con sentenza del 15 aprile 2008 che conferma in toto le motivazioni del TAR Lazio e afferma il diritto al risarcimento della Società solo per l’interesse negativo e non per il mancato utile».

«La scelta del Commissario di evitare la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati tal quale - sempre secondo Losappio – è in sintonia anche con le valutazioni espresse dalla Sezione Centrale della Corte dei Conti in merito proprio all’emergenza nelle regioni meridionali e in Sicilia, quando la Corte osserva che «nello spirito del legislatore europeo ed italiano l’incenerimento rappresenta l'ultima delle opzioni utili» che «non evita del tutto la discarica, ma anzi richiede il ricorso a discariche speciali» e si presenta perciò come «la meno razionale» in quanto comporta «una perdita di energia, non rappresentando quasi mai una valida alternativa al risparmio energetico ottenibile con il riciclaggio» cioè con l’altra scelta cardine del Commissario che nel Piano ha rimodulato la sua azione finalizzandola alla crescita della raccolta differenziata cosa che però l'interrogante stigmatizza come improvvida».

«La Regione, del resto, ha già contribuito e sta contribuendo a risolvere l'emergenza della Campania mettendo a disposizione del Sottosegretario Bertolaso i suoi impianti così come ha fatto con il Commissario De Gennaro- ha precisato ancora l’assessore - in essi sono confluiti 20.000 ton di rifiuti campani nei primi mesi del 2008 e dallo scorso mese di maggio si stanno termovalorizzando altre 30.000 ton a ulteriore dimostrazione di una situazione che, pur nelle sue difficoltà, è sotto controllo e fuori da ogni rischio al punto da soccorrere altre aree del Paese. Di questo l’attuale Governo ha dato pubblicamente atto con il ringraziamento del Ministro Fitto».

«Infine – ha concluso Losappio – a ennesima dimostrazione dell’assenza di un pregiudizio verso i termovalorizzatori alimentati a CDR o con rifiuto selezionato e biostabilizzato si ricorda che la Regione ha contribuito a sanare la sentenza del 23 novembre 2006 della Corte di Giustizia Europea contro il Governo Italiano per aver dispensato dalla procedura di VIA l'impianto inceneritore di Massafra in applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio 3 settembre 1999. Si sono svolte infatti con esito favorevole le procedure di VIA postuma e sono in corso quelle di ulteriori integrazioni richieste dalla CE a conferma dell’atteggiamento responsabile e propositivo del Governo Regionale e del suo Presidente».

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