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La Regione Puglia detta le condizioni per il rilascio dell'AIA

A Roma riprende il confronto con l’Ilva. L'ILVA presenti un vero piano di risanamento ambientale. Lo chiede un nutrito cartello di associazioni. In un documento dell'Assessore Conserva le proposte della Provincia Jonica.
17 settembre 2008
Fonte: Corriere del Giorno

- Riprende questa mattina il confronto sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale all’Ilva di Taranto. Comune, Provincia e Regione ribadiranno al ministero dell’Ambiente ed all’azienda siderurgica le posizioni già rese note nei giorni scorsi in ordine alle emissioni di diossina dall’impianto di agglomerazione. In preparazione della riunione di oggi, l’assessore regionale all’Ecologia, Michele Losappio ha predisposto un testo con le richieste della Regione Puglia.

In apertura Losappio ricorda che nell’aggiornamento presentato dall’Ilva lo scorso tre settembre “lungi dal proporsi nuove soluzioni tecniche lenitive dell’impatto ambientale sulla popolazione, ovvero accelerazioni nel realizzare le opere già in programma, sono presenti gli stessi termini del precedente crono programma, con qualche eccezione di interventi la cui realizzazione viene addirittura procrastinata nel tempo. I ritardi riguardano gli interventi codificati come AC.1 (9 mesi); LC.2 (2 anni e 9 mesi); RV.1: RIV/1 (6 mesi), RIV/3 (9 mesi); SM.10 (almeno 2 anni e 3 mesi); SM.18 (almeno 9 mesi)”.

Per quanto riguarda l’impianto di Agglomerazione AGL 2, oggetto di particolare attenzione in quanto fonte primaria dell’emissione di diossine “non si rileva alcuna anticipazione rispetto al precedente termine fissato al giugno 2009. Inoltre, cosa di maggior rilievo, non si fa cenno o riscontro: né all’invito rivolto all’Ilva da parte di questa Amministrazione, la quale aveva auspicato che, nelle more della realizzazione dell’impianto ad urea definitivo, si potesse continuare con l’additivazione di urea col metodo provvisorio utilizzato durante la campagna condotta dall’Arpa Puglia nel giugno di quest’anno; né alla necessità di avviare subito ed accelerare i tempi per la realizzazione dell’impianto di abbattimento di Pccd/f ulteriore a quello ad urea, per il quale, nel precedente crono programma si prevede di iniziare lo studio applicativo nel terzo trimestre del 2009 e di terminarne la realizzazione addirittura a fine 2014, tempi che sono ritenuti da questa Amministrazione assolutamente inaccettabili.

Né, infine, al limite di emissioni di Pccd/f da raggiungere al termine della realizzazione di questo secondo impianto di abbattimento, fermo restando dunque il solo impegno a raggiungere il limite di 3,5 ng Teq /Nmc, raggiungibile con l’impianto ad urea. Fermo restando dunque, che la Regione Puglia e il sistema delle Autonomie Locali ritengono necessario che si dia un rapido riscontro ai tre punti sopra elencati, iniziando immediatamente l’additivazione di urea in attesa della realizzazione dell’impianto dedicato, ed indicando quali ulteriori tecnologie saranno realizzate, in tempi brevi e certi, per mantenersi al di sotto di un limite di emissioni che va fissato certamente non oltre il valore di 1,0 ng TEQ / Nmc – ritenuto, come già detto, valore soglia al quale la Regione “Puglia subordina il proprio parere positivo al rilascio dell’AIA – si auspica che la Ilva ed il Ministero vorranno unirsi allo sforzo di questa Amministrazione teso a salvaguardare la salute delle popolazioni, l’integrità dell’ambiente ed i livelli occupazionali ed industriali dell’area di Taranto-Statte”.

L'ILVA presenti un vero piano di risanamento ambientale
Lo chiede un nutrito cartello di associazioni ambientaliste

Alla partita dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), guardano con grande attenzione le associazioni ambientaliste che in più occasioni sono intervenuti nell’istruttoria formulando osservazioni ed avanzando proposte concrete. In concomitanza con la riunione odierna in programma Roma, gli ambientalisti hanno preparato un articolato documento firmato da Ail, Amici di Beppe Grillo Taranto, Associazione 12 giugno, Bambini contro l’inquinamento, Circolo culturale corifeo, Comitato per Taranto, Confederazione cobas, Delfini Erranti, Ecomunita, Impatto zero, Legambiente, Libera, Lipu, Movimento azione cittadina, Orfani di Samarcanda Beppe Grillo Taranto Group, Osservatorio della legalità, Peacelink, Taranto anno zero, Tarantoviva, Uil, Wwf .

In 17 cartelle vengono elencate le maggiori criticità ambientali dell’Ilva, le possibili soluzioni ed i processi di carattere ambientale in cui è stata coinvolta l’azienda siderurgica. Il documento è anticipato da una lettera di presentazione che spiega la filosofia degli interventi suggeriti dal cartello di associazioni. Ve ne proponiamo gli stralici più significativi.

“Dopo anni di iniziative ambientaliste, ad agosto 2007 è stata rivendicata l’adozione del comma 20 dell’articolo 5 del D.Lgs. 59/2005, al fine di assicurare a Taranto l’intervento certo e determinante dello Stato. Noi associazioni, comitati e singoli cittadini estensori della presente lettera confermiamo quella scelta strategica e ribadiamo la necessità che la libertà di impresa non entri in conflitto con il rispetto prioritario e non comprimibile dei diritti alla salute, alla sicurezza e alla qualità dell’ambiente, compromessi dai veleni che quotidianamente sono immessi nell’aria di Taranto, nel territorio circostante e nelle acque.

Con questo obiettivo, in qualità di pubblico interessato, abbiamo fatto conoscere il nostro pensiero alle Istituzioni preposte o coinvolte in questa vicenda e all’opinione pubblica. In estrema sintesi, noi affermiamo che Ilva deve ritirare l’insufficiente piano di febbraio 2007/giugno 2008 e deve presentare un vero piano di risanamento ambientale e di adeguamento dello stabilimento alle Migliori Tecnologie Disponibili, rispettando i limiti europei per tutte le emissioni. Specifichiamo che l’adozione delle Migliori Tecnologie Disponibili, data la gravità della situazione ambientale, deve avvenire prescindendo dalle logiche di “compatibilità economica” e deve mirare alla scelta delle migliori tecnologie in assoluto.

I temi da affrontare nel nuovo piano, irrinunciabili per l’effettiva riduzione dell’inquinamento ambientale, sono: capacità di produzione e capacità effettiva dello stabilimento; ricostruzione delle cokerie (adottando la migliore tecnologia mondiale); copertura dei parchi primari; riduzione drastica delle emissioni di mercurio; ristrutturazione degli schemi idraulici a monte degli scarichi a mare e campionamenti degli inquinanti a monte e non a valle degli scarichi; controllo delle emissioni convogliate, diffuse e fuggitive; risanamento ambientale delle acciaierie, e in particolare della nr. 1; zincatura a caldo (vecchia e nuova); impiego di pet – coke; collocazione della polvere degli elettrofiltri dell’impianto di agglomerazione; campionamento in continuo sul camino E-312 delle emissioni dell’impianto di agglomerazione; adozione per l’impianto di agglomerazione della migliore tecnologia in assoluto per l’abbattimento delle emissioni di diossine, furani e Pcb; piano di monitoraggio generale delle emissioni convogliate, diffuse e fuggitive effettuato da enti terzi, con indicazione analitica anche dei microinquinanti e con pubblicizzazione (anche su Internet) dei dati; riduzione dei prelievi di acqua dolce e adozione di un ciclo di riutilizzo, anche in considerazione della nota carenza di acqua disponibile a uso civile; risanamento delle condizioni di sicurezza del posto di lavoro nella f abbrica.

Ribadiamo la necessità che il Ministero dell’ambiente esiga che l’Ilva modifichi profondamente per tempi e obiettivi il piano attualmente presentato. In particolare riteniamo che obiettivo prioritario sia quello di ridurre drasticamente nei tempi più rapidi l’ammontare annuo dei vari inquinanti immessi nell’ambiente. Occorre quindi avere una chiara cognizione dei livelli di partenza delle emissioni per poter fissare obiettivi chiari, misurabili ed inequivocabili. L’adozione delle Mtd (Migliori tecnologie disponibili, ndr) deve essere uno strumento per realizzare tali obiettivi. In questa prospettiva, nella pubblica audizione del 28 maggio 2008 presso il Ministero dell’ambiente, noi abbiamo presentato la metodologia e i contenuti di un piano per la riduzione delle emissioni inquinanti. Tocca ad Ilva elaborare e presentare il nuovo piano di adeguamento che, per essere credibile e trasparente, deve avere superato anche l’esame approfondito da parte di Regione, Enti Locali, Arpa, sindacati e da una rappresentanza di cittadini coadiuvati da esperti di comprovata competenza e indipendenza.

A tal proposito richiediamo ancora una volta che dagli organismi tecnici dell’Aia vengano esclusi eventuali esperti di nomina pubblica che abbiano avuto rapporti di consulenza con il Gestore, direttamente o attraverso i responsabili della struttura di appartenenza. L’Accordo di Programma, in applicazione del “Comma 20” dell’art. 5 del D. Lgs. 59/2005, ha significato ed utilità solo se ottiene dalle aziende il vero piano di interventi per ridurre l’inquinamento attuale, la cui realizzazione deve essere vincolante per il rilascio dell’Aia, insieme agli altri vincoli e prescrizioni.

Per tutto questo ed in ottemperanza alle norme europee (Direttive 2003/35/CE e 2008/1/CE) ed italiane (D.Lgs 59/2005 e D.Lgs 152/2006), necessita definire, in dettaglio e al più presto, modalità, contenuti ed operatività di partecipazione e coinvolgimento del pubblico interessato nel procedimento fissato nell’Accordo di Programma. Tale necessità, qualificata come interesse legittimo, è stata ribadita, proprio in riferimento all’Accordo di Programma per il Sin di Taranto, nella sentenza del TAR di Lecce del 4 giugno 2008, Prima Sezione, Registro Ordinanze 417/2008, Registro Generale 780/2008. Chiediamo che venga rispettato il diritto del “pubblico interessato” di partecipare attivamente all’attuazione dell’Accordo di Programma in oggetto. Ribadiamo conseguentemente la nostra richiesta che una rappresentanza del “pubblico interessato” partecipi alle riunioni del Comitato di Coordinamento dell’Accordo di Programma. Solo in questa maniera potrà essere rispettato il diritto non solo all’informazione ma anche alla partecipazione attiva garantita dalla Convenzione di Aarhus”.

Accordo di Programma, ecco le proposte della Provincia Jonica
Il documento dell’assessore all’Ambiente

In parallelo alla procedura Aia, continua il confronto sull’Accordo di programma per l’area industriale di Taranto e Statte che tra gli altri Enti, vede coinvolta l’Amministrazione provinciale. Proprio l’assessore all’Ambiente, Michele Conserva, nell’ultima riunione svoltasi a Roma, consegnò un documento al ministro Prestigiacomo.

“La Provincia - si legge nel testo - ritiene che l’Accordo di programma per l’area industriale di Taranto e Statte abbia come obiettivo primario un’azione di risanamento complessiva e comprensiva dell’intera area, che dovrà altresì essere coerente con gli indirizzi della miglior tutela ambientale e sanitaria, tenendo cauto in particolar modo delle patologie già registrate che vanno ben oltre i Comuni di riferimento”.

La Provincia ritiene che vada “migliorata la comunicazione istituzionale tra Ministero ed Arpa Puglia al fine di evitare, come è accaduto recentemente, possibili incomprensioni enfatizzate dalla stampa, e che ha visto nei chiarimenti a distanza alimentare confusione e incertezze nei cittadini. Altrettanto ci si attende in riferimento alle previste campagne di monitoraggio del camino dell’agglomerato Ilva riferito anche alle diossine e furani, oltre all’attesa determinazione di limiti emissivì più stringenti, che dovranno essere coerenti con la specificità del sito e alla conseguente pressione antropica di area, sciogliendo il nodo interpretativo del principio di precauzione già invocato da Arpa.

Peraltro va sollecitata la convocazione della Commissione Ippc Ilva, in quanto funzionale a dare contributi sostanziali ai lavori del Comitato di Coordinamento ministeriale sull’Accordo di Programma “Area industriale di Taranto e Statte dell’11 aprile 2008 “, assicurando così il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’Accordo di Programma e il rilascio delle autorizzazioni Aia, a partire dalla prioritaria valutazione dell’area cokeria, al fine di giungere nel più breve tempo ad una sintesi delle valutazioni che emergono tra cronoprogramma presentato dall’Ilva e le valutazioni dei decisori pubblici.

Area questa dove si concretizzerà, a nostro parere, attraverso scelte importanti e ponderate, una programmazione concreta ed esigibile del contenimento dell’inquinamento che questi impianti determinano. A tal riguardo vogliamo ricordare il parere già formulato con nota del 23.07.2008 in riferimento all’utilizzo del pet-coke, dove tra l’altro evidenziamo la necessità di valutare l’effetto potenziale aggiuntivo sull’ambiente che detta proposta di modifica di processo può determinare nell’area cokeria, in particolar modo per gli effetti connessi sul personale esposto.

Si ricorda, che le batterie come loro caratteristica impiantistica/strutturale hanno significative emissioni diffuse rispetto alle convogliate, e che il Decreto Legislativo n. 8 81/2008 (testo unico della sicurezza nei luoghi di lavoro), relativamente alla protezione dei lavoratori da agenti chimici, obbliga il datore di lavoro a valutare i rischi, anche in rapporto al fattore di inquinamento dell’aria”.

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