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Diossina, cresce l'allarme

Salgono ad otto gli allevamenti ovi-caprini sottoposti a vincolo sanitario, dopo quelli dei mesi scorsi. I capi sono ora 1.300 e dovrebbero essere abbattuti nei prossimi giorni.
13 ottobre 2008
Anna Caiati
Fonte: Corriere del Giorno

- Sono otto gli allevamenti ovicaprini sottoposti a vincolo sanitario. Cresce così il numero degli animali risultati dopo un nuovo rilevamento, nel latte e nelle carni di pecore e capre ospitate, di quantità di diossina e pcb (policlorobifenili) non conformi ai limiti di legge. Gli esami sono stati effettuati sui prelievi eseguiti dagli ispettori dell'Asl di Taranto ed i campioni inviati presso l'Arpa del capoluogo ionico.

Le analisi hanno riguardato capi di un allevamento che si troverebbe in una zona più distante rispetto all'area industriale, ritenuta ad alto rischio di inquinamento da diossina e pcb, ed alle sette analizzate in precedenza ed i cui capi di bestiame non sono stati ancora abbattuti.

Al momento quindi sono circa 1.300 gli animali, tra pecore, capre, agnelli e capretti, che dovranno essere macellati e distrutti. Agli allevatori la Regione Puglia ha disposto uno stanziamento di 160.000 euro. Una cifra giudicata non sufficiente a coprire i danni subìti da chi non ha causato volutamente l'inquinamento delle bestie.

L'abbattimento, nonostante i svariati annunci dei mesi scorsi, non è stata ancora avviata. Pare che l'Azienda sanitaria locale proprio in questa settimana contatterà i tre mattatoi più vicini (due nel Tarantino ed il terzo nel Barese) per chiedere un preventivo e decidere dove far eseguire l'abbattimento.

Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo denunciare la mancata informazione da parte dell'Asl. La notizia è stata appresa da altre fonti. Ed ancora una volta ci chiediamo se l'Azienda sanitaria locale ed in particolar modo il Dipartimento di prevenzione, che sin dallo scorso febbraio segue l'intera vicenda con controlli ed analisi ma che mai hanno prodotto un comunicato stampa scritto od organizzato una conferenza stampa per informare l'opinione pubblica sulla situazione, siano o meno propense a rendere nota la situazione alla cittadinanza intera che purtroppo ne subisce le conseguenze sulla propria e diretta salute.

La notizia è trapelata in maniera diversa da quella che avrebbe dovuto essere e cioè dall'Asl. E l'informazione era nota a dirigenti già da alcuni giorni per quanto ne sappiamo. Ricordiamo che a lanciare l'allarme lo scorso febbraio fu l'associazione ambientalista Peacelink quando denunciò alla Procura della Repubblica di Taranto il sospetto che la diossina fosse entrata nel ciclo alimentare. Il dubbio era palesemente confermato dai risultati delle analisi, consegnati alla Procura, di un formaggio prodotto con latte di pecora con quantità di diossina e pcb tre volte superiori ai limiti fissati dalla legge.

Poco più di una settimana fa il “caso diossina a Taranto”, ed in particolare la vicenda del latte delle pecore inquinato dalle sostanze tossiche, dopo un lungo silenzio era tornato all'attenzione nazionale grazie ad un servizio nella trasmissione “Sabato e domenica” su Raiuno. Ora un nuovo ed inquietante episodio. Nonostante dal Dipartimento di prevenzione dell'Asl di Taranto, in più occasioni, è stato riferito dei continui controlli e delle analisi negli allevamenti di bestiame, tutto sembrava essere contenuto in un'area circoscritta.

Invece adesso c'è un caso diverso e che non può non far scattare ulteriori analisi a più ampio raggio esattamente come avvenuto tra marzo e maggio scorsi anche per tornare ad eseguire accurati accertamenti sui prodotti agricoli e sull'acqua dei pozzi per un monitoraggio ambientale che comprenda anche le analisi del terreno.

Non si vuole allarmare nessuno, ma sicuramente si chiede che la popolazione sia informata con precisione sulla situazione diossina che è, come è noto a tutti ormai insieme ai pcb, una sostanza inquinante e nociva alla salute umana e soprattutto causa di tumori.

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