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Sindacati: l'Ilva diminuirà la produzione

Malgrado le rassicurazioni fornite dall'azienda nelle scorse settimane a proposito dei livelli di produzione, i sindacati temono i contraccolpi della crisi mondiale. Secondo loro, da almeno tre settimane si sarebbe verificata una riduzione della produzione del laminatoio a freddo contestuale alla riduzione dei turni di lavoro (ci sarebbero tra le cinquanta e le sessanta unità che l'Ilva avrebbe messo in ferie).
17 ottobre 2008
Fulvio Colucci
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- TARANTO - Lavoratori in ferie forzate, riduzione dei turni, l’ombra di un rallentamento della produzione. La crisi economica mondiale busserebbe anche alle nostre porte, alle porte dell’Ilva. I sindacati sono preoccupati. I loro timori partono dalla flessione del mercato dei coils, i rotoli di acciaio a spirale prodotti dal Gruppo Riva per le industrie manifatturiere (elettrodomestici, automobili, ecc.).

Secondo i rappresentanti dei lavoratori circa un milione di questi pezzi sarebbe rimasto invenduto e languirebbe dentro lo stabilimento. Malgrado le rassicurazioni fornite dall’azienda nelle scorse settimane a proposito dei livelli di produzione, i sindacati temono i contraccolpi della crisi. Anche perché, sempre secondo notizie di fonte sindacale, da almeno tre settimane si sarebbe verificata una riduzione della produzione del laminatoio a freddo contestuale alla riduzione dei turni di lavoro. Nel laminatoio a freddo ci sarebbero tra le cinquanta e le sessanta unità che l’Ilva avrebbe messo in ferie. Ridotti i turni con l’impiego di una quarantina di lavoratori che farebbero parte degli impianti di decappaggio, finitura, torneria cilindri, temper.

I rappresentanti dei lavoratori temono che questi «tagli», sia pure di lieve entità, investano a breve anche il treno nastri numero uno. Lo scenario che più inquieta Fim, Fiom e Uilm riguarda gli assetti di marcia dello stesso treno nastri e dell’Afo 4, l’altoforno in rifacimento pronto a dicembre.

Persistendo una situazione di incertezza, i sindacati non escludono qualche amara sorpresa: addirittura la fermata del treno nastri uno e lo slittamento della ripresa delle attività all’altoforno numero
4. Per questo l’incontro di oggi tra l’azienda e i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici acquista un valore decisivo.

Sul tappeto, problemi coincidenti visto il momento critico: la crisi, appunto, e il rinnovo del contratto integrativo. Anche su questo versante le notizie non sono buone e tutto si lega. In una nota, la rappresentanza sindacale unitaria della Fiom Cgil, ha reso noto di voler «respingere con forza le risposte negative dell’azienda alle richieste salariali poste nella piattaforma sindacale presentata». Una piattaforma nella quale non si prevedono solo miglioramenti dal punto di vista retributivo, ma anche nell’ambito della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente».

«L’Ilva dopo aver realizzato utili eccezionali (negli ultimi 4 anni 2,5 miliardi di euro), oggi afferma - hanno scritto in una nota i rappresentanti sindacali della Fiom in fabbrica - che, per effetto della crisi e della recessione in atto, bisogna ragionare sul futuro e non sul passato, cioè “chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato”». Al di là del linguaggio inasprito dalla fase cruciale della trattativa, Fim, Fiom e Uilm sonderanno, nella giornata di oggi le intenzioni complessive del Gruppo Riva.

Sembrerebbe che l’azienda voglia continuare in questa politica di basso profilo per evitare il sovraeccitamento dei mercati. Per cui l’Ilva continuerebbe a mettere lavoratori in ferie forzate in base alle necessità, evitando misure come la cassa integrazione. I rappresentanti sindacali potrebbero, però, non essere d’accordo su questa linea soprattutto perché l’azienda, così facendo, non offrirebbe certezze sui tempi di applicazione di queste misure anti-crisi. Paradossalmente, i sindacati potrebbero chiedere oggi, che l’Ilva utilizzi la cassa integrazione proprio per costringere il Gruppo Riva a pronunciarsi sulle previsioni di uscita dalla crisi. La partita è appena iniziata.

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