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Vendola risponde al Ministro, «I veleni di Taranto»

Taranto è una città mille volte umiliata, ferita, persino spolpata viva. Abituata per lunghe stagioni a considerare fatali e "naturali" gli smacchi e le violenze che ne hanno deturpato il volto fisico e inquinato lo spirito pubblico
31 ottobre 2008
Nichi Vendola (Presidente della Regione Puglia)
Fonte: Repubblica

- Caro direttore, la ministra dell´Ambiente on. Prestigiacomo ha firmato su questo giornale una lettera molto polemica con la Regione Puglia, a proposito della drammatica questione dell´inquinamento ambientale a Taranto. Mi permetto poche osservazioni in replica. Taranto è una città mille volte umiliata, ferita, persino spolpata viva.

Abituata per lunghe stagioni a considerare fatali e "naturali" gli smacchi e le violenze che ne hanno deturpato il volto fisico e inquinato lo spirito pubblico, da qualche tempo questa speciale capitale del nostro Mezzogiorno si è come risvegliata. Ha rotto lo specchio incantato di una destra, insieme plebea e affaristica, che ha giocato in aperta collusione con interessi oscuri e poi l´ha portata verso la bancarotta finanziaria.

E soprattutto ha cominciato a maledire quelle lingue di fuoco, quelle polveri nere sputate in dosi massicce, quelle nuvole artificiali che dai camini di un vecchio ciclope industriale si espandevano per l´intera provincia ionica. Ha cominciato a maledire quella stessa grande fabbrica che rappresentava il suo principale polmone produttivo.

Qui divampano gli incubi dei bambini: il cancro e la leucemia sono entrati sempre più spesso fin dentro le scuole elementari. E allora? Rompere le strane equazioni per cui il lavoro coincide con l´incertezza del vivere e la paura di morire, provare a coniugare le ragioni dell´economia con quelle dell´ecologia, trovare uno spazio di composizione tra sviluppo e salubrità dell´ambiente urbano: qui è stato svolto l´inedito compito della istituzione che rappresento. Inedito perché nel decennio di centro destra che ha preceduto il mio governo nessuno mai si era occupato di chiedere all´Ilva di cambiare musica, nessuno aveva mai fatto il monitoraggio delle emissioni inquinanti.

L´agenzia regionale per la protezione ambientale era semplicemente una scatola vuota. Oggi non è così, l´Arpa è un corpo vivo e funzionante, i monitoraggi si fanno, e le evidenze scientifiche (non più le emissioni autocertificate dalla medesima azienda) ci consentono di chiedere norme più severe. A cominciare dall´emissione delle diossine. Richiesta fatta a tutti i governi nazionali. Solo che, come la lettera della ministra Prestigiacomo dimostra, le questioni ambientali non sembrano essere tanto nelle corde del governo attuale. Allora io sento il dovere di difendere la mia terra con una legge: che limiti drasticamente la piroetta aerea di quel terribile veleno.

Io so bene quanti passi l´Ilva abbia fatto in questi ultimi tre anni: forse aveva di fronte interlocutori diversi da quelli a cui era abituata. Spero che la ministra, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi delle polemiche inutili, ora si voglia occupare di Taranto e dei suoi bambini. Facciamolo insieme, aiutiamo questa città a respirare.

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