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Il mercato cambia: Riva si riconverta al “freddo”

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta a Riva ed una lettera al Direttore del Corriere del Giorno sull'inquinamento a Taranto: “non siamo più la città dei balocchi”.
Fonte: Corriere del Giorno

- Il mercato dell’acciaio va incontro a un futuro molto incerto. Dalle notizie di stampa, specie se si legge tra le righe, si comprende che Cina e India stanno accaparrando ogni fonte di minerale di ferro e intendono addirittura comperare le società minerarie australiane e brasiliane. Sino a che la Cina importava acciaio teneva alto il prezzo e anche l’Ilva ne beneficiava. Non appena il mercato ha mostrato segni di crisi i piazzali si sono riempiti di prodotti invenduti. Lo stesso discorso per il carbone coke. Il minerale di ferro intanto aumenta comunque rapidamente di prezzo. Presto verrà fornito tutto alla Cina e all’India e non ce ne sarà per altri.

Data questa prospettiva ormai delineata non ritiene ella che sia il momento di trasformare gli impianti di Taranto da produzione a caldo (con altoforni inquinanti) a produzione da rottami (a freddo e con arco voltaico) ? La produzione a caldo (con gli altoforni) sta uccidendo questa città e i suoi cittadini. A breve, si convinca, i cittadini, non le permetteranno più di continuare così. Faccia come ha fatto con Cornigliano.

Se darà l’impressione che trasforma la produzione per ragioni umanistiche e ambientali è probabile che possa anche ottenere contributi statali. Se dovesse farlo dopo perché costretto dal mercato e dalle autorità politiche, non otterrebbe nulla. Non si illuda. Oggi politici e sindacalisti vorrebbero agire, ma non lo fanno per pavidità. Non appena però uno solo di essi (comune – provincia – regione – magistrati – prefettura – asl – ecc ) avrà il coraggio di uscire allo scoperto tutti gli altri si scopriranno avere un cuore di leone e le saranno addosso. Lei dovrebbe sapere come funziona l’Italia. In quel momento ella si renderà conto di aver perso il momento buono. Ci pensi. Metta al lavoro il suo staff e veda se non è questa la soluzione migliore.

F. Raffaele Miola

Inquinamento: non siamo più la città dei balocchi

Gentile direttore,

la questione ambientale di Taranto occupa finalmente un posto di primo piano nella discussione politica quotidiana. Adesso che anche la stampa nazionale sbatte in prima pagina lo scandalo Ilva, noi cittadini aspettiamo, con sempre maggiore impazienza, che ai dibattiti e alle dichiarazioni di facciata seguano quelle azioni vitali troppo a lungo rimandate (e' così umiliante dover ammettere a se stessi che tutto questo ha a che fare con il riconoscimento del diritto alla vita).

Nella girandola di affermazioni, accogliamo, con la consueta incredulità, la posizione del presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, che persevera nella difesa estenuante e, a questo punto offensiva, degli improduttivi e non vincolanti atti d'intesa. Proprio nel momento in cui le drammatiche conseguenze dell'inquinamento prodotto dalle emissioni delle industrie (malformazioni, leucemie, tumori) travolgono senza distinzione alcuna, un'intera comunità, Gianni Florido continua a negare la drammatica realtà. Come si puo' pensare che sia meglio sostenere degli atti d'intesa non vincolanti, elemosinandone poi il rispetto (sempre disatteso finora), piuttosto che ricorrere direttamente a leggi e prescrizioni perentorie e cogenti?

E' forse il caso di ricordare al nostro presidente della Provincia che in tutti gli inutili atti d'intesa stipulati finora la parola "diossina" non e' mai apparsa. Gli atti d'intesa sono solo serviti all'industria per procrastinare gli interventi di ambientalizzazione adeguandoli alle sue volonta' e ai suoi tempi. D'altra parte a parlare bastano le condanne accumulate per reati ambientali e per le quali le nostre istituzioni non hanno neppure preteso il sacrosanto risarcimento, benche' le morti dei nostri concittadini non abbiano alcun prezzo.

Taranto non è più disposta a subire e ad accettare di morire di cancro per non morire di fame. Dai rappresentanti, i tarantini pretendono di chiudere con la politica delle ambiguità e dei silenzi assordanti e chiedono fermezza e reale rappresentanza nella soluzione di questo gravissimo problema. Ma anche di mettere mano alle sane potenzialita' del nostro meraviglioso e bistrattato territorio affinche' le alternative di sviluppo (che ci sono) possano finalmente diventare realta'.

Non siamo più la città dei balocchi.
Grazie

Roberto Attanasio

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