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Impianto Urea, riunione rinviata al 21 Novembre

Una volta in funzione il sistema consentirà di abbattere del 50% le emissioni di diossina dell'Agglomerato 2. Legambiente: “La procedura dell’Aia e l’Accordo di Programma dell’ 11 aprile scorso rappresentano la concreta possibilità di una svolta storica per il futuro di Taranto”.
Fonte: Corriere del Giorno - 09 novembre 2008

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Bisognerà attendere ancora prima che il Comune di Taranto rilasci all'Ilva le autorizzazioni necessarie per la costruzione dell'impianto che consentirà l'immissione di urea nel processo produttivo. Una volta in funzione il sistema consentirà di abbattere del 50% le emissioni di diossina in atmosfera dell'Agglomerato 2. Con l'urea, secondo, quanto emerso nel corso della sperimentazione effettuata a giugno, i valori della pericolosissima sostanza inquinante dovrebbero attestarsi tra 3 e 3,5 nanogrammi per metro cubo d'aria. Si tratta di un valore ancora molto lontano rispetto alle indicazioni dell'Unione europea che parlano di un limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Sull'urea venerdì era in programma una riunione dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) del Comune di Taranto.

L'incontro, però, è stato aggiornato al prossimo 21 novembre a causa dell'assenza dell'Azienda sanitaria locale. Su questo argomento, l'avvocato Nicola Russo, coordinatore del comitato Taranto Futura, lamenta “la mancata convocazione delle associazioni ambientaliste la cui partecipazione è stata sancita anche da recenti sentenze del Tar”.

Intanto, non mancano le reazioni alla notizia della sospensione dell'ingegnere Bonaventura Lamacchia dalla commissione Ippc, annunciata ieri dal “Corriere”. La lista civica Sds prende atto con grande preoccupazione di quanto accaduto nella commissione che si occupa del rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale. “L’ingegnere in questione - si legge in una nota - era stato nominato membro della commissione Ippc grazie alla rivoluzione operata dal ministro Prestigiacomo che celermente aveva provveduto a sciogliere la vecchia commissione per nominare componenti di sua fiducia.

Dal lavoro di questa commissione dipende il futuro ambientale di molti territori e ci pare che la decisione di privilegiare parametri diversi da quelli dell’esperienza riconosciuta e della professionalità sia l’ennesimo schiaffo a cittadini già lesi nella salute e nella dignità. Taranto merita che ad occuparsi della gravissima situazione ambientale vengano destinate le più alte professionalità, perché non esistono le condizioni per compiere ulteriori errori lungo l’obbligatorio percorso di risanamento ambientale”. Sds chiede con forza che “il ministro si adoperi in tal senso e faccia proprio l’alto senso di responsabilità che la pesante condizione di questo territorio richiede”.

Interviene anche Legambiente. “La procedura per la concessione dell’Aia per lo stabilimento Ilva di Taranto e l’Accordo di Programma dell’ 11 aprile scorso - scrivono in una nota congiunta Stefano Ciafani della segreteria nazionale di Legambiente, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del Circolo di Taranto - rappresentano la concreta possibilità di una svolta storica per il futuro di Taranto, se segneranno una effettiva discontinuità rispetto a una storia, quella dell’inquinamento ambientale di origine industriale, finora caratterizzata solo da ritardi e omissioni. Le norme sull’Aia consentono infatti di poter intervenire sui sistemi produttivi condizionandone l’esercizio all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, all’impatto ambientale prodotto e ad un puntuale sistema di monitoraggio delle loro emissioni. da questa brutta vicenda, che segue la decapitazione della precedente Commissione e la sostituzione dei suoi componenti con uomini di sicura fiducia del ministro, ci sembra che il ministro stesso dovrebbe trarre chiare indicazioni per una decisa inversione di rotta.

Per seguire la complessa pratica dell’Ilva, chiediamo che sia nominato un tecnico di fama internazionale, paragonabile per competenza, esperienza e moralità al prof. Veronesi nel settore della ricerca e della cura del cancro. Il futuro di Taranto e del suo più importante impianto industriale non può essere affidato ad un tecnico con guai giudiziari, ma merita che le più alte professionalità in ambito internazionale se ne occupino”.

Di ambiente si occupano anche Antonio Scalera, commissario provinciale dell'Udc e Salvatore Marzo, responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. “La nostra città ed aree sempre più estese della nostra provincia - scrivono - non vivono più una condizione di criticità ambientale, bensì di vera e propria emergenza che non può essere più gestita con protocolli d’intesa inefficaci, con scontri ideologici, con interessi personalistici,con inadeguati programmi di risanamento dell’area industriale, con interventi politici ed economici insufficienti.

Come dire: mentre a Roma si discute, Taranto viene espugnata…dalla diossina. Con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti che richiedono risposte, o meglio, soluzioni in tempi brevi per tutelare il bene comune. Se non ci sarà l’auspicato abbattimento della diossina nell’aria, allora diventerà necessario chiudere l’area a caldo, come misura immediata di autotutela della salute pubblica, provvedendo –nel contempo- ad utilizzare celermente le migliori tecniche disponibili (BAT) per ridurre le emissioni inquinanti e migliorare la qualità della produzione.

Si tratta di anteporre il bene oggettivo della Città e del Territorio agli interessi di parte, siano essi espressi individualmente o da gruppi economici e/o da aggregazioni politiche”.Secondo gli esponenti dell'Udc “il nostro territorio ha bisogno di ritrovare su temi fondamentali come l’ambientee la crisi occupazionale del nostro territorio (porto e arsenale, settore agro-alimentare, acciaierie e industria, commercio e turismo), una unità di intenti puntando sulle cose da fare piuttosto che sugli organigrammi e ripartizioni di poteri.

In tale contesto, l’ Udc di terra jonica sta elaborando il suo programma di lavoro politico privilegiando la logica della restituzione ispirata al principio della sussidiarietà. Lo Stato, infatti, deve riconoscere il contributo che ha dato e che sta dando il nostro territorio all’intera nazione ospitando la grande industria (Centro siderurgico, ENI, Cementir), le basi della Marina Militare, il Porto e l’Arsenale Militare. Ora lo Stato deve fare la sua parte con investimenti e progetti che garantiscano il ripristino della salubrità del territorio, delle sue potenzialità socio-economiche e del suo pieno sviluppo, in una logica, appunto, di restituzione senza eludere il principio della sussidiarietà: fare da sé , ma non da soli. Lungo questo percorso, anche in vista della prossima competizione elettorale per la Provincia, l’Unione di Centro costruirà le sue alleanze”.

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