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L'Ilva sotto la lente di sindacato e ambientalisti

Cremaschi (FIOM-CGIL) «Noi vogliamo che lo stabilimento Ilva resti a Taranto. Proprio per questo, vogliamo che cambi, ovvero che non costituisca più un elemento nocivo per il territorio».
25 novembre 2008
Ornella Bellucci
Fonte: Il Manifesto

- «Lavoro, ambiente e sicurezza: Taranto e l'Ilva». Di Emilio Riva. Questo non c'era nel titolo del convegno organizzato ieri dalla Fiom e dalla Cgil, perché tutti lo sanno, non solo in città, di chi sia l'Ilva. Si sa che in quella fabbrica ci sono tanti, troppi morti (42 negli ultimi 14 anni). Si sa degli infortuni, un'emorragia continua dal '95, anno della privatizzazione dello stabilimento.

Di più. Secondo l'Ines, nei cieli di Taranto viene riversato il 9% della diossina prodotta in Europa. E secondo l'Agenzia regionale per l'ambiente, la diossina viene in buona parte dai camini dell'Ilva. Si sa dei tumori industriali, di cui in città ci si ammala un po' ogni giorno. Al polmone, alla prostata, al fegato.

Ma questi temi c'erano negli interventi del convegno, al quale hanno partecipato anche enti locali e Legambiente. Per pianificare una strategia comune, capace di tenere insieme diritti del lavoro, della salute e dell'ambiente. Luigi D'Isabella, segretario della Cgil provinciale, spiega: «Chiediamo un intervento importante del governo. Certo per noi lo stabilimento siderurgico rimane strategico e la scommessa è la sua ambientalizzazione».

Per la Cgil di Taranto la legge regionale firmata da Nichi Vendola, che impone limiti severi all'industria che inquina, è «un importante salto di qualità» per concretizzare l'obiettivo. Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil, aggiunge: «Siamo di fronte a un'azienda che ha fatto straordinari profitti, e quindi è giusto pretendere che dedichi parte di queste risorse a garantire un modo di lavorare sano». Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, non fa sconti. «A Taranto dal '94 ad oggi ci sono state sei TyssenKrupp. Adesso sembra che gli infortuni siano in leggero calo, anche se il dato è da prendere con le pinze perché non tiene conto degli appalti e di tante situazioni di precarizzazione del lavoro».

Ma anche la vicenda dell'inquinamento esterno va risolta: «Il governo e Confindustria hanno una posizione inaccettabile. Dicono: siccome c'è la crisi, bisogna rinviare gli investimenti. Noi pensiamo invece che debbano essere fatti». Eppure, proprio con la crisi di mercato l'Ilva motiva gli oltre 2000 provvedimenti di cassa integrazione ordinaria che dovrebbero partire dal 1 dicembre.

Fiom: «L'Ilva deve restare a Taranto ma senza veleni»

«Noi vogliamo che lo stabilimento Ilva resti a Taranto. Proprio per questo, vogliamo che cambi, ovvero che non costituisca più un elemento nocivo per il territorio. Ma, affinché cambi, affinché vengano abbattute le sue emissioni inquinanti, occorre metterci dei soldi e metterceli ora. Bisogna che l'Ilva si decida a fare degli investimenti consistenti e a farli adesso». Sono queste le conclusioni di Giorgio Cremaschi - Segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile sia per la siderurgia, che per le questioni ambientali - che ieri è intervenuto al convegno "Lavoro, ambiente, sicurezza: Taranto e l'Ilva che si è tenuto nel capoluogo pugliese e chce ha visto la partecipazione della segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso. Cremaschi ha dato un giudizio positivo della strada imboccata dalle istituzioni locali (Regione Puglia e città di Taranto), alle quali ha chiesto un affiancamento «nella battaglia per la difesa della salute dei lavoratori e delle popolazioni».

Fonte: Liberazione 25/11/2008

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