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L’Ilva insiste: «Ci vuole più tempo per scendere sotto i 0,4 ng»

Urea, c’è l’ok del Comune. La Conferenza dei Servizi ha chiuso i lavori. Il 10 dicembre il via libera al barrieramento. Dalle associazioni ambientaliste arriva il monito a fare presto perché la situazione diventa ogni giorno più preoccupante.
2 dicembre 2008
Alessandra Congedo
Fonte: TarantOggi

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L’Ilva conferma la volontà di far scendere la diossina sotto i 2,5 nanogrammi nei termini indicati dalla Regione, ma chiede più tempo per raggiungere quota 0,4. In pratica l’azienda di Riva dice di poter rispettare il primo step previsto dal disegno di legge regionale (collegato all’utilizzo del sistema a base di urea), ma di essere nell’impossibilità di raggiungere il secondo, che prevede il rispetto del limite dello 0,4 entro la fine del 2010.

E’ quanto emerso durante l’audizione che si è tenuta ieri mattina presso la commissione ambiente della Regione a cui ha preso parte Girolamo Archinà, questa volta non in veste di dirigente dell’Ilva, ma di rappresentante di Confindustria.

Presenti anche i sindacati, l’Eni-Agip Petroli, il dipartimento d’igiene e sanità dell’Asl TA/1 e Legambiente. Questo ulteriore percorso di ascolto formalizzato dal presidente dell’organismo consiliare, Pietro Mita, era stato richiesto dal presidente del gruppo Forza Italia, Rocco Palese. «Non c’è la volontà di perdere tempo – ha sottolineato Palese - ma questo passaggio è necessario per acquisire ulteriori elementi di conoscenza e indicazioni utili quale eventuale contributo per migliorare il testo».

Il presidente di Fi ha confermato la disponibilità dell’opposizione a portare in Aula l’iniziativa legislativa il 9 dicembre. Disco verde al ddl è arrivato dalla Uil che ha sottolineato la necessità di questo intervento legislativo per fissare i paletti che impediscano alle imprese di inquinare senza limiti.

La Cisl ha invece espresso qualche perplessità sulle modalità di elaborazione del testo che “avrebbe avuto bisogno di una maggiore concertazione, anche perché – ha detto il rappresentante della Cisl – il ddl sembra un testo monco, limitato, non compiuto”. Anche dal presidente di Confindustria arriva qualche lamentela sulle modalità: “abbiamo sempre avuto un eccellente collaborazione – ha detto Nicola De Bartolomeo – ma su questo tema così importante invece, sembra sia proprio saltato il confronto, soprattutto se consideriamo che c’è addirittura l’intenzione di portare la legge in aula il 9 dicembre”.

Ma questa considerazione, secondo De Bartolomeo, non deve indurre a pensare che gli industriali siano contrari alle nuove regole. «Anzi tutt’altro – ha continuato il presidente degli industriali – chi opera nel settore, le aziende le imprese, hanno tutto l’interesse a lavorare al meglio, senza danneggiare l’ambiente, non bisogna farsi condizionare dal contesto, dall’animosità del momento su questi temi, occorre affrontarli con serenità e con una approfondita riflessione».

Il dirigente dell’Ilva ha dichiarato “la disponibilità della società che gestisce il più grande impianto siderurgico d’Europa, a lavorare sul testo della legge predisposta del governo regionale, chiedendo però che i limiti siano fissati tenendo presente quelli del Comitato europeo di normalizzazione”.

I dati dell’Arpa registrano un aumento della diossina e furani dal 71,4 g/a del 2002 ai 91,5 del 2006, dati stimati sulla base delle tecnologie e della produzione di Ilva e pertanto forniscono indicazioni di massima. Ma dall’Ilva arrivano risposte differenti: loro stimano invece le emissioni di diossina, intorno ai 25 g/a.

Dalla relazione dell’Arpa si evince ancora che, complessivamente la situazione è fortemente degradata dal punto di vista ambientale e sanitario, da qui la necessità di definire i limiti emissivi degli impianti industriali in particolare dell’area tarantina.

Il rappresentante dell’Asl ionica ha presentato ai componenti della commissione i dati relativi alla campagna di verifica della catena alimentare. Ricordiamo che la Regione ha avviato nel 2008 una campagna di misurazione della diossina in area di circa 10 chilometri dalle area interessate dalle emissioni di diossina. Sono stati effettuati controlli in 41 allevamenti dei quali 33 sono risultati conformi, mentre 8 non conformi.

Si pensa di allargare il raggio di indagine nei 20 chilometri, in questo caso la campionatura sarebbe relativa a 220 allevamenti. Risultano conformi ai limiti di legge i campionamenti effettuati sulle matrici alimentari di origine animale e non, come prodotti di pesca molluschi bivalvi, olio di oliva, frutta e ortaggi.

Dalle associazioni ambientaliste presenti alle audizioni, arriva il monito a fare presto perché la situazione diventa ogni giorno più preoccupante.

Il Comune ha dato il lasciapassare per l’avvio dei lavori relativi all’impianto a base di urea. Nei prossimi giorni l’Ilva potrà quindi attivarsi per realizzare la struttura che permette una riduzione delle emissioni di diossina. La notizia è stata ufficializzata ieri pomeriggio dal sindaco Stefàno e dall’assessore comunale all’ambiente Romeo.

Con loro l’assessore alle attività produttivo Calcante, e le dirigenti del Suap De Francesco e De Tommaso. Il nodo è stato sciolto lo scorso 21 novembre, quando la Conferenza dei Servizi si è espressa a favore del rilascio del Provvedimento Unito che consente all’Ilva la realizzazione dell’impianto. Il Comune ha quindi chiuso la partita di sua competenza, mentre resta ancora in sospeso la posizione della Provincia, che in base al D.Lgs. 152/2006 ha totale competenza in ambito ambientale.

Come ha riferito la dott.ssa De Francesco, l’Ilva ha avanzato la richiesta che anche l’Amministrazione Provinciale esprima parere favorevole, al fine di poter procedere nella massima chiarezza. Nello stesso verbale redatto dal Suap lo scorso 21 novembre si chiedono chiarimenti alla Provincia su tale questione. In sede di Conferenza di Servizi è stato inoltre superato il dubbio relativo alle nove prescrizioni indicate dal Ministero dell’Ambiente - Direzione Qualità della Vita, a fine ottobre, come presupposto per il rilascio delle autorizzazioni relative ai lavori.

Una nuova nota inviata dal Ministero il 20 novembre ha invece chiaramente invitato a non tenere conto di quelle prescrizioni. Ciò ha permesso alla Conferenza dei Servizi di concludere il proprio iter senza intoppi. «E’ bene precisare che l’impianto a base di urea non è la soluzione definitiva del problema – ha ribadito l’assessore Romeo – ma è solo un modo per traghettare l’Ilva verso le migliori tecnologie che permettono l’abbattimento delle diossine al di sotto di 0,4 nanogrammi».

Un appuntamento importante è fissato per il prossimo 10 dicembre, quando il Suap si riunirà nuovamente per dare l’ok al barrieramento che servirà a contenere la diffusione delle polveri provenienti dai parchi minerali. «Anche questo non è un provvedimento risolutivo – ha sottolineato Stefàno – ma sicuramente potrà servire a limitare i danni»

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