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Rifiuti d'acciaio, Riva denunciato

Genova - I militari del Noe sequestrano una montagna di polverino. L´Ilva "tutto regolare". Oggi i carabinieri, e nel novembre 2004 la Finanza segnalò il caso con un rapporto. L´azienda: "Lo smaltimento rientra nell´accordo di programma"
12 dicembre 2008
Marco Preve
Fonte: Repubblica

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Come si fa a nascondere per dieci anni una montagna di un materiale che a dispetto del nome grazioso - polverino - è un rifiuto delle lavorazioni dell´acciaio e quindi non propriamente ecologico?

La domanda se la dovranno porre nelle prossime settimane i magistrati della procura di Genova dopo che l´altro ieri, i carabinieri del Noe hanno sequestrato 105mila tonnellate di rifiuti speciali, e hanno denunciato per stoccaggio illecito di rifiuti il presidente del Gruppo Ilva, Emilio Riva, e poi il direttore dello stabilimento di Cornigliano, Giuseppe Frustaci, i responsabili dello smaltimento dei rifiuti, Franco Risso e Enrico Calderari.

Se qualcuno avesse l´impressione di un "deja vu", sappia che non si sta sbagliando. Era di nuovo novembre, ma di quattro anni fa, il 2004. All´epoca furono i finanzieri della Stazione Navale a redigere un rapporto in cui si segnalavano dubbi circa il deposito, all´interno dell´area, di grandi quantità di polverino di altoforno e pasta di zolfo, materiali residui dell´impianto di agglomerazione delle vecchie acciaierie chiuso nel ´98.

Non se ne fece nulla perché, invece di aprire un altro fronte giudiziario, si pensò che fosse più saggio accordarsi per trovare una soluzione condivisa. E infatti ecco cosa diceva ieri l´ufficio stampa di Ilva: «Lo smaltimento dei materiali in questione (polverino di acciaieria e pasta di zolfo), rientrava tra i punti contemplati dall´accordo di programma che la stessa Ilva ha firmato con le varie Istituzioni nazionali e locali nel 2005. È tra l´altro in corso con tali istituzioni (Provincia e Arpal, aggiunge al telefono il portavoce Ilva, ndr) un confronto relativo alle modalità più idonee per procedere al completo smaltimento degli stessi materiali».

Da allora sono passati tre anni e la montagna di polverino, 100mila tonnellate e di pasta di zolfo, 5mial era ancora lì. Il primo era stato stoccato dal 1998 fino al 2005, mentre lo zolfo fino al 2002.

I carabinieri del Noe hanno nel tempo approfondito la conoscenza delle aree industriali liguri, sia quelle attive che chiuse. All´Ilva sono stati diverse volte e quindi conoscono tutta la recente e complessa storia dello stabilimento e dei vari accordi siglati sul fronte produttivo e ambientale.

Davanti a quella distesa di polvere rossastra hanno mosso due contestazioni. Primo. A fronte di quantità del genere, superiore ai limiti di legge stabiliti dal decreto legislativo 152 del 2006 è necessaria l´autorizzazione della Provincia. Che viene rilasciata assieme a una serie di prescrizioni, come il controllo delle falde sotterranee e la predisposizione di opere strutturali per riparare i materiali dagli eventi esterni. Secondo punto. Anche se avessero chiesto una deroga temporanea, difficilmente sarebbe stata concessa perché fuori parametri sia per l´aspetto quantitativo che per quello temporale (tre mesi).

Dall´Ilva hanno fatto sapere che proprio nell´ultimo mese sarebbero state prese in considerazione alcune soluzioni con Arpal e provincia. Quella più probabile è di grandi pompe che tramite tubi convoglino le polveri in navi cisterna a loro volta dirette a discariche autorizzate.

Certo il sequestro presuppone anche futuri accertamenti in ordine a due aspetti. Il primo riguarda le ragioni che in tre anni, dopo altri otto di attesa, non avrebbero prodotto alcuna modifica sostanziale (sembra che solo parti minime siano state avviate allo smaltimento corretto). E questo nonostante la forte attenzione di enti locali e di organi preposti al controllo come l´Asl e l´Arpal.

Il secondo aspetto è invece di natura ambientale. L´inchiesta della procura innescata dal sequestro e dalle denunce dovrà verificare se la permanenza della montagna di polverino possa aver prodotto ulteriore inquinamento sia aereo, causa i venti, sia del terreno sottostante.

Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico che hanno portato al blitz dell´altro giorno sono state precedute dall´analisi di atti e documenti, nonché da ripetuti sopralluoghi e da una ricognizione area. La zona dello stoccaggio è quella delle aree dell´ex "parco minerali" e si trova proprio poche decine di metri oltre il limite di levante della pista di atterraggio e decollo dell´aeroporto Cristoforo Colombo.

«La notizia è un fatto molto grave che però non ci stupisce, ? hanno commentato ieri Cristina Morelli e Luca Dallorto, consigliere regionale e comunale dei Verdi ?. L´indagine del Noe, a cui va il nostro plauso, denota invece come la questione delle azioni inquinanti dello stabilimento Ilva non siano risolte e come Riva si dimostri recidivo e non affidabile».

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