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Diossina, nel Tarantino test su pesce e cozze

Dopo le pecore e le carni di maiale irlandese che hanno fatto temere per l’uso di cotechini e salumi, il nuovo piano straordinario di monitoraggio che sta per partire dalle prossime ore riguarderà tutto: diossina e metalli pesanti.
13 dicembre 2008
Maria Rosaria Gigante
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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TARANTO - Pesce camuffato, più volte scongelato e ricongelato e poi venduto come fresco: dopo il caso scoppiato a Bisceglie, guardia alta anche a Taranto. Controlli sono stati effettuati e continueranno ad essere effettuati dalle autorità sanitarie anche in città.

Dopo le pecore alla diossina e le carni di maiale irlandese anch ’esse alla diossina che hanno fatto temere per l’uso di cotechini e salumi, il nuovo piano straordinario di monitoraggio che sta per partire dalle prossime ore riguarderà tutto: diossina e metalli pesanti. E, quindi, non solo ovini e caprini, latte e formaggi, ma anche bovini, suini, vegetali ed appunto pesce, cozze, mangimi ed altre matrici alimentari.

Insomma, monitoraggio a tappeto, estendendo il raggio d’azione fino a 20 chilometri dai confini dell’area industriale e la collaborazione dei servizi sanitari con altri organi ispettivi anche sul pesce camuffato.

Intanto, domani mattina, i veterinari e gli ispettori dell’Asl, che hanno seguito nei giorni scorsi l’operazione di abbattimento delle pecore alla diossina, si recheranno ad Andria per ritirare la documentazione con l’azienda di rifiuti speciali di Andria certificherà l’avvenuto incenerimento delle 1.122 pecore, capre ed agnelli contaminati da diossina che, prelevati mercoledì dalle 7 aziende zootecniche tarantine sottoposte al vincolo sanitario, sono stati prima abbattuti nel mattatoio di Conversano e da qui, sotto scorta, trasportati ad Andria per il loro definitivo incenerimento e smaltimento. Si è chiusa così, dunque, la triste vicenda delle pecore alla diossina, sacrificate per evitare che nuocessero alla salute dei consumatori.

Ma quanta diossina c'era negli ovicaprini abbattuti? Le autorità sanitarie avevano in qualche modo sempre un po' glissato sui dati ufficiali. Uno dei più grossi allevatori, la cui azienda è stata posta a vincolo sanitario già dalla scorsa primavera, Vincenzo Fornaro, ha ammesso che almeno in alcuni dei capi più anziani i valori di diossina erano intorno ai 120/130 pg/g grasso (picogrammi di diossina per grammo di materia grassa), un valore di gran lunga al di sopra dei limiti fissati dal Regolamento (Ce) n. 199/2006 della Commissione europea del 3 febbraio 2006. Tale normativa definisce, infatti, i tenori massimi di 3,0 pg/g grasso nei ruminanti (bovini e ovini) e 1,0 pg/g grasso nelle carni suine nel caso di diossine e furani; nonché di 4,5 pg/g grasso nei ruminanti e 1,5 pg/g grasso nelle carni suine per quanto riguarda diossine, furani e pcb (policlorobifenili) diossina-simili.

I capi più anziani erano, dunque, quelli maggiormente contaminati. I più giovani presentavano, invece, livelli inferiori, ma pur sempre al di sopra dei limiti. Questo a chiara dimostrazione che la maggior esposizione nel tempo a questo genere di agenti inquinanti crea problemi più seri. Nei piccoli nati, invece, sono direttamente le madri a trasmettere, anche attraverso il latte, indici elevati di diossine e pcb. Sostanze che si accumulano nei grassi e sono, quindi, di più difficile smaltimento.

L’esposizione dei capi di bestiame agli agenti inquinamenti era dovuto al fatto che questi fossero portati al pascolo - un elemento che doveva costituire garanzia di maggiore qualità - lì dove erano stati sempre portati, vale a dire nelle campagne che si sono ritrovate ad essere a ridosso dell’area industriale. Brucando l’erba sui cui evidentemente i veleni vanno a depositarsi, questi animali hanno assorbito l’inquinamento. Sostanze che si depositano sui vegetali i quali, non essendo costituiti di materie grasse, non assorbono diossine al loro interno. E’ anche la ragione per la quale l’uomo non dovrebbe correre rischi a usare verdure e vegetali che, prima di essere consumati, vengono accuratamente lavati. Per pecore, capre e agnelli, invece, non poteva esserci proprio nessuno a risciacquare la tenera erba profumata.

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