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La legge antidiossina in Consiglio. La speranza si accende

Oggi il Consiglio regionale pugliese deciderà se accogliere la proposta della giunta Vendola che intende imporre all’Ilva e a tutte le realtà industriali pugliesi che producono diossina di rispettare il protocollo di Aarhus sugli agenti inquinanti
16 dicembre 2008
Pamela Giuffré
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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TARANTO - C'è grande attesa per l’approvazione della legge sulla diossina. E cresce la mobilitazione delle associazioni aderenti ad AltaMarea, il comitato promotore della manifestazione dello scorso 29 novembre a Taranto, e degli ambientalisti. Oggi, infatti, il Consiglio regionale pugliese deciderà se accogliere la proposta della giunta Vendola che intende imporre all’Ilva e a tutte le realtà industriali pugliesi che producono diossina di rispettare il protocollo di Aarhus sugli agenti inquinanti.

In pratica, le emissioni di diossina dovranno essere ridotte fino a 2,5 nanogrammi entro il prossimo aprile e non superare il limite di 0,4 da gennaio 2011.

«Quella di oggi - dice Roberto Di Napoli di AltaMarea - è una data storica. Da non dimenticare. Finalmente, infatti, si comincia a ragionare in termini concreti del nostro futuro e della nostra salute. Si presenta dinanzi a tutti i consiglieri regionali della Puglia un’occasione irripetibile per fare politica con la “P” maiuscola. La fissazione dei limiti delle immissioni inquinanti, con previsione di tempi e metodi inderogabili, porrà la grande industria dell’area tarantina nelle condizioni di non poter ulteriormente procrastinare l’adozione delle cosiddette migliori tecnologie disponibili».

Ma l’Ilva riuscirà a rispettare i limiti previsti nei tempi stabiliti dalla legge? «Può farlo senza difficoltà. E dovrà farlo. Non permetteremo ulteriori proroghe. Il territorio ha già atteso e sopportato troppo. Chiediamo l’approvazione immediata della legge» afferma Di Napoli.

Ma risolto il problema della diossina Taranto avrà risolto anche tutti i suoi problemi legati all’inquinamento? «Purtroppo no. Ma da qualche parte si doveva pur cominciare. Poi toccherà occuparsi subito della copertura dei parchi minerali e delle altre fonti di contaminazione. A inquinare l’ambiente contribuiscono anche l’Agip e le altre industrie. Ma la diossina è senz'altro l’agente con il più elevato tasso di contaminazione».

E tante le aspettative anche nel circolo di Taranto di Legambiente dove la coordinatrice, Lunetta Franco, incrocia le dita: «Si tratta di una legge significativa non solo dal punto di vista pratico, in quanto mira a risolvere in termini concreti il problema della diossina, ma anche sotto l’aspetto simbolico, dal momento che spiana la strada ad altri provvedimenti di questa natura, mirati alla prevenzione e alla tutela della salute e dell’ambiente».

Cosa si aspetta Legambiente? «L'approvazione all’unanimità ovviamente. Questa legge merita infatti ampio consenso, indipendentemente dall’appartenenza politica dei consiglieri. Ma ci accontenteremo anche della dola maggioranza, purché la legge passi, così da scoraggiare chiunque vorrà impugnarla. Per questo lancio il mio accorato appello a tutti i consiglieri tarantini a votare a favore».

Ma tecnicamente l’Ilva ce la farà a mettersi in regola con le scadenze? «Questo non lo so - dice Lunetta Franco -. Non sono un tecnico. Posso però dire che le scadenze previste fanno riferimento ad esperienze pregresse e positive nello stesso settore. Del resto l’Ilva era quasi riuscita a rispettare i termini con l’impianto urea. Ritengo che siano stati fissati tempi rispettabilissimi. E non mi sembra neanche il caso di concedere una proroga. L’Ilva ne ha avute già troppe. E poi stiamo solo chiedendo all’industria di fare un investimento per il bene e la salute della città che la ospita».

E dopo la diossina? «Di sicuro avremo vinto una battaglia ma non la guerra contro l’inquinamento. Resta aperto il problema degli idrocarburi. La quantità di Ipa emessi dall’Ilva rappresenta addirittura il 95 per cento degli Ipa di origine industriale in tutt'Italia. Tra questi c'è il benzopirene ». Quale la soluzione? «Misure rigorose mirate a ridurre il benzopirene così come il mercurio ed il benzene, tutti cancerogeni. In più, occorre ridurre le emissioni di CO2 nell’aria, di cui sono colpevoli oltre all’Ilva anche l’ex Edison e l’Eni».

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