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Le pecore infette per una serie di fonti

Prime indiscrezioni sul lavoro dei periti che ieri sono stati in procura a Taranto dopo la soppressione degli animali. Il procuratore "L´accusa resta rigorosamente a carico di persone da identificare"
17 dicembre 2008
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

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TARANTO - Faccia a faccia tra magistrati e periti. Nel chiuso di un ufficio e lontani da occhi indiscreti per fare il punto sull´inchiesta diossina a Taranto. Si muove sotto traccia e con movimenti studiati l´indagine condotta dalla procura ionica sui veleni sputati dai giganteschi impianti industriali, piazzati ai confini della città. A seguire da vicino la consulenza che farà luce sull´emergenza Taranto c´è il procuratore capo Francesco Sebastio. La sua nomina è fresca. E´ stata ufficializzata solo il mese scorso. Ma la sua battaglia contro gli inquinatori di Taranto è più che datata. Da pretore, nel lontano 1982, scrisse la prima sentenza di condanna contro l´Italsider, per lo sversamento di polveri di minerale.

Al suo fianco c´è il sostituto Mariano Buccoliero, ma soprattutto un collegio di tre periti: due professori universitari ed un ingegnere. A Paolo Liberti, Filippo Cassano e Roberto Primerano spetta il compito di individuare la fonte delle diossine e del pcb che hanno contaminato terreni ed animali. Ieri pomeriggio i due magistrati li hanno chiamati a rapporto. I periti hanno riferito di aver ultimato la prima fase del loro certosino accertamento. Hanno raccolto esami ed analisi effettuati sui terreni e sugli animali contaminati. Dalle prime indiscrezioni la contaminazione potrebbe essere avvenuta da più fonti e non da una sola.

Ora si entra nella fase più delicata. L´impronta delle diossine rilevate dai periti saranno confrontate con quelle prodotte dagli impianti industriali. La comparazione consentirà di dare un nome a chi ha avvelenato Taranto. La risposta dovrebbe giungere con l´anno nuovo, quando l´esito della perizia sarà ufficializzato. Già, perché ieri il collegio peritale ha preso tempo, ma ha anche fornito le prime chiavi di lettura agli inquirenti.

"Il lavoro continua e richiede ulteriori approfondimenti" si limita a rispondere il procuratore capo Franco Sebastio, abbottonatissimo sull´esito del summit. Della sua inchiesta, per ora, non vuole parlare e ribadisce con fermezza che l´accusa di contaminazione di sostanze alimentari e getto di cose pericolose resta rigorosamente a carico di persone da identificare.

Intanto di quell´inquinamento di Taranto hanno già fatto le spese 1200 capi tra capre, pecore e agnelli. Erano cresciute in sette masserie, sparse nelle campagne tra Taranto e Statte, proprio a ridosso delle ciminiere dell´Ilva e della gigantesca raffineria Eni, pezzi grossi di una zona industriale sconfinata. Quegli animali sono stati sterminati perché le diossine ed il pcb delle loro carni poteva risultare nocivo per gli uomini.

Ma i tarantini sanno bene che i veleni li respirano ogni giorno. E le possibili conseguenze seminano terrore, soprattutto dopo che le analisi commissionate dal pediatra Giuseppe Merico, fondatore dell´associazione "Bambini contro l´inquinamento", hanno confermato la presenza di diossine addirittura nel latte materno.

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