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Porto, è crisi sul petrolio Ma aumentano i container

Il bilancio 2008. L'«oro nero» cala del 22%, le merci salgono del 5,6%. L'hub tarantino ha risentito delle turbolenze internazionali e del prezzo del greggio. L'Autorità: lo scalo rimane secondo in Italia.
21 dicembre 2008
Cesare Bechis
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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TARANTO — Il porto di Taranto regge la concorrenza e anche nel 2008 tiene il secondo posto nella graduatoria italiana. Genova è l'indiscutibile leader, ma Trieste è ancora dietro. In ogni caso si conferma un porto essenzialmente industriale con pochi margini per i traffici passeggeri e per il settore commerciale.

Quest'anno lo scalo tarantino ha risentito della crisi internazionale e del prezzo oscillante del greggio: sono calati i traffici delle merci varie e l'arrivo delle petroliere, ma i container sono aumentati. E sullo sfondo c'è l'intesa commerciale tra Tct, il braccio operativo di Evergreen, e Hutchinson Wampoa, il più grande terminalista del mondo che intende aprire una finestra sul molo polisettoriale di Taranto.

La logica previsione è che sarà incrementato ancora di più il movimento dei container, ma in prospettiva è molto più importante il probabile arrivo di altri vettori internazionali, come Cosco e Zim. Nel frattempo è stato aperto un canale con compagnie egiziane per sviluppare l'agroalimentare attraverso la realizzazione della piastra logistica. Il punto sull'anno che sta per finire è stato fatto ieri mattina dal commissario dell'Authority, l'ammiraglio Salvatore Giuffrè, affiancato dal segretario generale Angelo Agliata e dal dirigente degli Affari generali Francesco Benincasa.

Nel 2008 alcuni fattori internazionali hanno influito sulle attività portuali. Il prezzo del greggio, oscillato in alcuni mesi da 150 dollari al barile agli attuali 40, ha innescato una spirale al ribasso negli arrivi, diminuiti del 22%: le altre merci sono variate diminuendo del 13%, tranne quelle trasportate dentro i container aumentate, al contrario, del 12,3%. Nel complesso il movimento dei contenitori nel porto di Taranto, in arrivo e in partenza, è cresciuto del 5,6%. La crisi economica su scala mondiale, con il rallentamento dei mercati delle auto e degli elettrodomestici bianchi, ha frenato i traffici legati ai prodotti siderurgici influenzando negativamente le attività portuali in questo settore.

In futuro l'Authority punta a dare al porto la dimensione di hub, quindi punto di approdo delle grandi navi che scaricano e fanno ripartire le merci su navi più piccole, ma anche a metterlo al centro di una rete intermodale per consentire traffici anche attraverso la strada, la ferrovia e l'aeroporto. Questo passaggio attiverebbe l'interesse di più vettori che troverebbero conveniente poter movimentare i prodotti su più canali. Questo obiettivo si intreccia con l'assoluta necessità di portare a conclusione la bretella autostradale di 3,8 chilometri dal casello di Massafra al porto e apre il discorso sui dragaggi. Lo sviluppo del porto di Taranto, difatti, dipende essenzialmente da due fattori, è stato ripetuto. Dai dragaggi, indispensabili per creare i fondali adatti alle navi di ultima generazione, e dallo sviluppo della retroportualità e dei collegamenti stradali.

Intanto sarà ultimata a giorni la caratterizzazione ambientale del fondo marino del molo polisettoriale, propedeutica ai dragaggi. Le prime risultanze confermano che l'80% dei fanghi non è inquinato e può, quindi, essere utilizzato per operazioni di colmata. Una buona notizia insieme all'assunzione di cinque persone che cominceranno a lavorare da gennaio e al parere favorevole della commissione di valutazione impatto ambientale sulla piastra logistica.

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