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Inquinamento a Taranto, «Ma non guardiamo solo all'Ilva»

Michele Conserva, assessore provinciale all’ambiente: «Tra gennaio e febbraio si gioca una partita molto importante per l’ambiente e lo sviluppo della nostra provincia: la concessione dell’autorizzazione integrata ambientale all’Ilva e alle grandi aziende operanti sul territorio tarantino».
5 gennaio 2009
Mimmo Mazza
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

ILVA Taranto (1)
«Tra gennaio e febbraio si gioca una partita molto importante per l’ambiente e lo sviluppo della nostra provincia ma ho l’impressione che ci sia una disparità di vedute, che si guardi troppo all’Ilva e troppo poco a realtà industriali importanti come l’Eni, l’Edison, l’Eni Power, la Cementir».

Michele Conserva, assessore provinciale all’ambiente, saluta il 2009 affrontando di petto la questione delle questioni, la concessione dell’autorizzazione integrata all’Ilva e alle grandi aziende operanti sul territorio tarantino. L’autorizzazione integrata ambientale racchiude, in estrema sintesi, le prescrizioni a cui le aziende devono attenersi nel lavoro di tutti i giorni.

Assessore, la nuova legge regionale sulla diossina rappresenta un buon viatico per l’Aia all’Ilva?

«Non basta la legge sulla diossina, serve un lavoro più generale su tutte le problematiche ambientali che presenta l’Ilva, a partire dalle discariche che ha all’interno. Ma ho un timore».

Quale?

«Che l’intera questione venga esaminata solo documentalmente, sulle carte, che spesso non sono nemmeno, come dire, esauritenti. Invito, pertanto, i tecnici del ministero dell’Ambiente a venire una settimana a Taranto per rendersi conto di persona, direttamente sul campo, della complessità dei problemi in campo. Non si possono valutare le vicende ambientali di Taranto a 600 chilometri di distanza, bisogna viverle, anche solo per una settimana».

Perché dice che c’è troppa attenzione sull’Ilva e poca sulle altre industrie?

«Non voglio essere equivocato. E’ bene che siano stati accesi i riflettori sull’Ilva, riusciamo così ad entrare in profondità sui vari aspetti che riguardano lo stabilimento siderurgico. Denuncio, però, che lo stesso non avviene in particolare per l’Eni, ho l’impressione che ci siano aziende che godono quasi di una corsia preferenziale per ottenere le autorizzazioni e a me questa cosa non piace».

La Provincia come è attrezzata sul fronte ambientale?

«Ci siamo organizzati molto meglio come struttura grazie all’assunzione di nuovo personale, stiamo quindi molto più attenti e presenti del passato anche se le cose da fare sono davvero tante, soprattutto se si vogliono risolvere sul serio i problemi e non fare come Berlusconi con la Campania: basta fare un viaggio in treno per Roma per rendersi conto che il territorio campano è ancora pieno di rifiuti».

A che punto è la redazione del piano provinciale dei rifiuti?

«L’Arpa sta lavorando di buona lena, il 26 gennaio si svolgerà la conferenza conclusiva con i sindaci, i tecnici dell’Arpa e tutti gli addetti ai lavori dopodiché il piano andrà in Consiglio provinciale e poi alla Regione per le necessarie approvazioni. Noi non abbiamo una emergenza rifiuti alle porte perché gli impianti ci sono e funzionano ma serve ugualmente una programmazione seria e duratura per non ritrovarsi con l’immondizia in mezzo alla strada».

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