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“Riva assassino”: assolta sindacalista

Solo 60 euro di risarcimento la condanna per una scritta: il patron ne chiese 100mila. Questa la decisione del giudice di pace sul caso di Margherita Calderazzi, la sindacalista dello Slai Cobas querelata da Riva
14 gennaio 2009
Vittorio Ricapito
Fonte: TarantOggi

Assolta perché il fatto non costituisce reato. E’ questa la decisione del giudice di pace sul caso di Margherita Calderazzi, la sindacalista dello Slai Cobas querelata da Emilio Riva per diffamazione.
Emilio Riva
Secondo l’accusa, la donna è l’autrice o comunque l’ispiratrice di una scritta comparsa sui muri dello stabilimento siderurgico nell’estate del 2006, solo pochi giorni dopo l’ennesimo incidente mortale, costato la vita all’operaio Gianluigi Di Leo.

La donna fu sorpresa da un guardiano dello stabilimento siderurgico mentre si allontanava in auto dalla parete sulla quale a caratteri cubitali era comparsa la scritta in rosso: “Riva assassino”. Alla guardia, che aveva notato con lei anche un ragazzino, la donna aveva in sostanza detto di non interessarsi della scritta.


Al processo dinanzi al tribunale di pace, il suo difensore, avvocato Soggia, ha so-stenuto come la scritta non fosse diretta a diffamare ed offendere Emilio Riva, quanto a sottolineare sarcasticamente l’emergenza sicurezza sui posti di lavoro all’Ilva, dove negli ultimi anni in quasi 50 hanno perso la vita sul posto di lavoro, tre solo nell’anno da poco concluso.

Una tesi difensiva che deve aver fatto breccia nelle opinioni del giudice che infatti ha assolto la Calderazzi, militante dello Slai Cobas dal reato di diffamazione e l’ha condannata per il reato di imbrattamento.

Emilio Riva, che aveva dimostrato tanto interesse nei confronti del processo presentandosi perfino di persona alla scorsa udienza, non avrà quindi i 100 mila euro che, tramite il suo legale, avvocato Egidio Albanese, aveva chiesto quale risarcimento per l’offesa subita.

Il giudice ha stabilito un risarcimento di “ben” 60 euro per l’imbrattamento del muro di conta dell’Ilva. Per onor di cronaca, va ricordato che, imputato (e condannato) nel corso di tanti processi riguardanti reati ben più gravi della diffamazione, Riva non si è mai seduto sul banco degli imputati al Tribunale di Taranto, mentre nell’insolita veste di parte offesa aveva fatto passerella dinanzi al giudice di pace. Il tentativo di conciliazione fra le parti, andò fallito.

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